SIMON SCARROW.
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L'AQUILA DELL'IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 7.
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Parte 2.
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Titolo originale: The eagle in the sand. 2006. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Monica Ricci.
2014. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO DICIOTTO.
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La sala principale nel quartier generale si era riempita di tutti gli ufficiali che potevano essere
esonerati dalle loro incombenze. Erano presenti la met dei centurioni, dei decurioni, degli optiones e
dei vessilliferi della Seconda Coorte Illirica. Gli ufficiali di grado superiore occupavano le sedie e le
panche al centro della stanza, mentre il resto degli uomini affollavano i lati della sala. Parlavano tra
loro con toni smorzati, e dalla soglia Catone not le loro espressioni ansiose. Era passata appena unora
da quando lui e Macrone avevano mostrato lautorizzazione imperiale a Scrofa e lavevano rimosso
dalla sua posizione di comando. Da quel momento, ogni genere di voci avevano iniziato a circolare nel
forte, e gli ufficiali furono convocati al quartier generale. Catone sorrise. Presto avrebbero scoperto
esattamente cosera accaduto. Ma lavrebbero accettato? Scrofa e Postumo erano stati condotti in una
cella nel seminterrato delledificio e posti sotto il controllo di ununit affidabile di uomini scelti dal
centurione Parmenione. Non sarebbe stato permesso loro di opporsi al nuovo comandante, e non
sarebbe stato consentito il contatto con nessun ufficiale o soldato della coorte. Macrone era stato molto
fermo su questo punto quando aveva dato gli ordini a Parmenione.
Che atmosfera c?, domand Macrone a bassa voce alle sue spalle. Catone si volt e vide
lamico a pochi passi da lui nel corridoio, dove gli altri uomini nella sala non potevano vederlo.
Macrone aveva lautorizzazione imperiale arrotolata in mano, e la batteva delicatamente sulla gamba.
Catone sollev la mano per coprirsi la bocca e gli rispose mormorando. Sembrano pi
incuriositi che scontenti. Dubito che ci sar una effettiva opposizione al tuo subentro al comando.
Bene. Macrone alz le spalle e fece un respiro profondo. Meglio toglierci il pensiero. Mi
puoi annunciare.
Catone entr nella sala e, mettendosi sullattenti, grid: Ufficiale in comando presente!.
Allimprovviso tutti smisero di parlare, e le calighe chiodate strusciarono sul lastricato mentre
gli ufficiali si alzavano in piedi con le schiene dritte come giavellotti. Quando furono tutti immobili e la
sala immersa nel silenzio, Macrone entr e marci verso la tribuna rialzata in fondo alla stanza, da dove
il comandante della coorte abitualmente si rivolgeva ai suoi uomini. Not le espressioni sorprese su
alcuni visi rivolti verso di lui, e trattenne limpulso di sorridere, tradendo cos il nervosismo di cui era
pedra. La bocca secca e il senso di nausea alla bocca dello stomaco erano sensazioni nuove per lui, e
Macrone rimase scioccato rendendosi conto di aver paura. Stare l era peggio che affrontare unorda di
barbari armati fino ai denti e assetati di sangue. Si era abituato a comandare una centuria di legionari, o
un esercito improvvisato di soldati indigeni, ma quegli uomini, quegli ufficiali, erano professionisti
incalliti come lui e Catone, ed erano in grado di giudicarlo con il giusto metro.
Deglut a fatica, si schiar la voce e inizi. Riposo!.
Il suono della sua voce riecheggi nella sala, potente come se fosse stato urlato in una piazza
darmi. Ma gli uomini si misero immediatamente a riposo, e gli ufficiali pi alti in grado tornarono a
sedere. Poi tutti lo guardarono in trepidante attesa.
Allora, so che sono state fatte molte illazioni, quindi chiarir la situazione fin dallinizio. Gaio
Scrofa  stato rimosso dal comando della coorte. Lucio Postumo non  pi centurione e aiutante. Quel
posto  stato preso dal centurione Catone, mentre ora sono io il prefetto. Questo provvedimento  stato
adottato grazie al potere conferitomi dallimperatore Claudio. Macrone prese il documento e lo
srotol, sollevandolo in modo tale che tutti gli uomini radunati nella sala potessero chiaramente vedere
il sigillo imperiale impresso in fondo alla pergamena. Questa autorizzazione  senza limiti. Tutti gli
scettici saranno i benvenuti se vorranno dare unocchiata, non appena la riunione sar finita.
Macrone abbass il rotolo di pergamena sul tavolo e guard fissamente i suoi ufficiali per un
attimo prima di continuare. Come vostro nuovo comandante, vorrei iniziare dicendo che questa coorte
 una delle peggiori unit che abbia mai conosciuto.
Catone rabbrivid. Macrone aveva appena assunto il comando della Seconda Illirica e stava gi
offendendo quegli stessi uomini che aveva bisogno di portare dalla sua parte.
Avete sentito bene. Macrone li guard con sguardo torvo. Ho detto una delle peggiori. E
questo ha poco a che fare con tutti gli uomini l fuori. Sono validi elementi come mi aspetterei dagli
uomini di una coorte di stanza qui ai confini sperduti dellimpero. Ma tutti voi?. Macrone scosse la
testa. Dovreste fungere da esempio. E che bellesempio state dando. La met di voi  stata impegnata
a leccare i piedi a Scrofa per potersi assicurare la propria parte nel traffico che gestiva. Gli altri sono
solo leggermente migliori. Prendete, ad esempio, il centurione Parmenione. Lui sapeva cosa stava
succedendo. E cosha fatto? Niente. Non ha alzato il culo, e ha fatto finta di nulla.
Lo sguardo di Catone corse al vecchio ufficiale, e vide Parmenione abbassare la testa e guardare
a terra tra le sue calighe.
Bene, signori, continu Macrone, incrociando le braccia e fissandoli come un maestro deluso.
Dora in poi le cose cambieranno qui a Bashir. E vi dir perch. Ci non ha niente a che fare con i
piccoli imbrogli ai quali eravate molto felici di prendere parte, anche se presto ci occuperemo anche di
quelli, vedrete. No, la ragione per cui le cose devono cambiare  che siamo in procinto di fronteggiare
una rivolta indigena. Tutto grazie ai modi accattivanti dellex prefetto con gli abitanti dei villaggi
locali, e alla vostra propensione a obbedirgli. Mentre noi siamo qui, Banno  impegnato a crearsi una
formidabile banda di seguaci. Ci che forse non sapete  che, con molta probabilit, ha stretto un patto
con i nostri amici della Partia che hanno promesso di armare i suoi uomini.
Sentendo queste parole, un mormorio si sollev tra gli ufficiali.
Silenzio!, grid Macrone. Non vi ho dato il permesso di parlare.
Gli uomini si zittirono immediatamente, e Macrone annu con espressione soddisfatta. Stava
iniziando ad apprezzare questa sensazione di comando. Cos va meglio! Allora, immagino possiate
rendervi conto delle dimensioni della sfida che abbiamo davanti. Spetta alla Seconda Illirica scovare e
distruggere Banno e i suoi banditi, prima che diventino abbastanza forti da distruggere noi. Allo stesso
tempo, non tollerer pi che la popolazione locale venga maltrattata. Abbiamo gi fatto abbastanza per
gettare questa gente nelle braccia di Banno. Probabilmente  troppo tardi per convincerli a stare dalla
nostra parte, quindi non ci proveremo nemmeno. Tuttavia, non li provocheremo ulteriormente. Dora in
avanti, ogni uomo o ufficiale che aggredir i locali subir la stessa sorte del cavaliere Cantho. Sapete
tutti cosa gli  successo, e ora sapete anche cosa accadr a chiunque segua il suo esempio. Accertatevi
che i vostri uomini ne siano consapevoli. Non accetter scuse. Non possiamo permetterci di agire come
ufficiali di reclutamento per Banno.
Si udirono dei brevi mormorii di disapprovazione, e alcuni ufficiali si scambiarono sguardi
contrariati, finch si resero conto che il nuovo prefetto li stava fissando con occhio torvo e si zittirono di nuovo.
Sono consapevole che tutto ci che ho detto finora non  di vostro gradimento, signori. 
difficile per tutti. Ma cos che faremo? Da parte mia, ho intenzione di farvi ricominciare da zero. Non
sar pi fatta menzione dei vostri atti di corruzione o dellinosservanza del dovere, e cos avrete la
possibilit di dimostrare quanto valete. Non vi siete guadagnati la promozione al grado che avete oggi
prendendo mazzette, quindi dovete tutti essere stati bravi soldati, un tempo. Quel tempo  tornato. Nei
prossimi giorni sarete tutti impegnati in dure operazioni militari. I vostri uomini avranno bisogno che
diate il meglio, e non esiter a degradare i fannulloni. Darete tutti il buon esempio. Sarete in prima
linea. Fece una pausa per essere sicuro che avessero capito. Bene, allora.  tutto. Sapete ci che
voglio da voi. C molto lavoro da fare e riceverete gli ordini appena possibile. Unultima cosa. Ho
notato che sullo stendardo della Seconda Illirica non c neppure una medaglia. Questo dovr cambiare.
Non ho mai lasciato ununit senza aver aggiunto almeno una medaglia al suo stendardo. Lo stesso vale
per questa coorte. Quindi facciamo tutti qualcosa di cui essere fieri, daccordo? Rompete le righe!.
Gli ufficiali si alzarono rapidamente in piedi e si misero sullattenti, e dopo aver salutato
iniziarono a dirigersi verso le porte della sala. Macrone li osserv con attenzione mentre si
disperdevano, soddisfatto della sua performance e con la sensazione di aver rinvigorito i suoi nuovi
subordinati. Appena lultimo degli uomini ebbe lasciato la sala, Catone si avvicin a lui.
Come pensi che sia andata?, chiese Macrone.
Un discorso schietto, ma un po troppo diretto.
Macrone aggrott la fronte. Sto cercando di rimetterli in riga, Catone, non di vincere un
premio in un dannato concorso di retorica.
Oh, in quel senso  andata piuttosto bene. Catone sorrise. No, seriamente, penso che fosse
proprio quello che avevano bisogno di sentirsi dire. Mi piace quella cosa della stendardo.  vero?
No. Sono solo un mucchio di fesserie, ma questo genere di cose fa una certa impressione su
chi cerca la gloria. Ed  proprio ci di cui avremo bisogno se Banno decide di sfidare la coorte.
Suppongo sia vero, ammise Catone. E quale sarebbero esattamente i primi ordini, signore?.
Macrone rimase leggermente sorpreso sentendo che Catone si rivolgeva a lui chiamandolo
signore, ma si rese subito conto che era giusto che il suo amico rispettasse il suo nuovo rango di
prefetto. Gli tornarono in mente i giorni in cui avevano servito nella ii Legione in Germania e
Britannia, quando Catone era il suo optio, e poi un giovane centurione nella stessa coorte. Molte cose
erano accadute da allora, e Macrone si era abituato a trattare il giovane ufficiale come un pari sotto
molti aspetti, ma ora la situazione era cambiata e la sua professionalit lo spingeva ad accettare quel
cambiamento come necessario.
Simeone  gi partito per Petra?
Poco prima della riunione.
Ti sei assicurato che abbia capito esattamente ci che voglio che faccia?
S, signore.
Bene, annu Macrone con un cenno della testa. Allora  arrivato il momento di prepararci ad
affrontare Banno e quei predoni del deserto.
Il nuovo prefetto della Seconda Illirica fece immediatamente sentire la sua presenza. Le
caserme venivano ispezionate allalba e al tramonto, e ogni violazione delle regole era punita. Gli
uomini si esercitavano il doppio del tempo rispetto a prima, e dopo che ogni centuria aveva completato
le esercitazioni previste, veniva immediatamente inviata a marciare intorno al forte fino a mezzogiorno,
quando alla fine agli uomini era permesso di rompere le righe, ansimanti e assetati sotto il dardeggiare
inesorabile del sole. Gli ufficiali recuperarono in fretta la loro professionalit e si impegnarono quanto i
loro uomini. Non ci furono altri giri di perlustrazione nei villaggi circostanti, e in cambio i ricognitori a
cavallo osservavano i locali da una distanza discreta, concentrando i loro sforzi sulle tracce di Banno e
dei suoi. La geografia della regione era tale che era possibile nascondere una cospicua unit nelle grotte
dei numerosi uadi che attraversavano il territorio. Lunico punto debole dei banditi era la ricerca di cibo
e acqua che avevano bisogno di prendere dagli insediamenti. Ogni volta che i ricognitori vedevano
arrivare in un villaggio un gruppo di uomini dallaria sospetta, tentavano di seguirli appena ripartivano,
ma le loro prede riuscivano sempre a svanire tra i crepacci delle montagne che si ergevano sulla riva
orientale del Mar Morto.
Il prefetto Macrone concentr i suoi sforzi nel selezionare un distaccamento per un incarico
speciale. Aveva bisogno dei cavalieri migliori della coorte, e voleva che le loro abilit di cavalieri
fossero pari alle loro doti di arcieri. Come accadeva in molte delle coorti della regione, cera un numero
esiguo di uomini capaci di usare il potente arco composito preferito dai guerrieri orientali. Macrone
fece esercitare questi uomini nel campo di tiro rapidamente approntato fuori dal forte, finch non
furono capaci di colpire il bersaglio a diverse distanze.
Allo stesso tempo, il carpentiere della coorte aveva ricevuto lincarico di disegnare la struttura
di una sella equipaggiata per trasportare carichi leggeri di cui ci si poteva liberare in un istante, e altri
uomini lavoravano sodo per creare finti involti di stoffa da caricare sulle selle. Dopo appena dieci
giorni da quando Macrone aveva assunto il controllo della coorte, tutto era pronto. La stessa sera arriv
un messaggio da Petra. Simeone aveva fatto ci che gli era stato richiesto e contattato i mercanti le cui
carovane erano state salvate da Macrone. Questi avevano accettato di incontrare Macrone e i suoi
uomini dopo tre giorni al tramonto, dandosi appuntamento nella stessa stazione di posta nabatea dove si
erano incontrati la prima volta.
La notte prima di lasciare la fortezza di Bashir con il suo piccolo contingente, Macrone cen per
lultima volta con Catone nella sala da pranzo della residenza del prefetto. Scrofa, senza dubbio grazie
alle ricchezze estorte ai padroni delle carovane, aveva decorato sontuosamente i suoi alloggi, e le pareti
della sala da pranzo erano ravvivate da scene di caccia con sfondi di paesaggi rigogliosi, talmente
diversi dal deserto arido che circondava il forte, che entrambi i centurioni provarono nostalgia per i
climi pi miti e temperati dellItalia o perfino della Britannia.
Si pu dire tutto di Scrofa, disse Macrone addentando un pezzo di capretto arrostito, ma
almeno sapeva vivere.
Lo vedo. Catone alloggiava ancora nella stessa stanza del quartier generale dove lui e
Macrone erano stati confinati. Dato lo stato danimo di alcuni ufficiali, si era rivelato necessario che
Catone rimanesse nel cuore amministrativo della coorte e tenesse docchio i loro movimenti. Allo
stesso tempo, si assicurava che i due prigionieri chiusi in cella non parlassero con nessuno. Lunico
contatto con lesterno che Catone consentiva a Scrofa e Postumo era con gli uomini che gli portavano
da mangiare e gli svuotavano e lavavano i buglioli.
Come se la sta cavando Scrofa?, domand Macrone.
Abbastanza bene. Ha smesso di fare la parte dellinnocente indignato e di chiedere di essere
liberato. Quello che mi preoccupa  che gli altri ufficiali continuano a chiedere cosa ne sar di quei due.
Di loro che saranno trattati bene e riceveranno adeguata udienza non appena avremo
sistemato le cose con Banno. Se non funziona, di di chiudere la bocca e di tenere il naso fuori da cose
che non li riguardano, a meno che non vogliano fare la loro stessa fine.
Pensate che sar consentito loro di discolparsi?
Se dipender da Narciso no. Saranno interrogati perch rivelino ci che sanno su Longino, e
poi si libereranno di loro. Conosci Narciso, Catone.
S, ma al momento non esiste alcuna prova concreta che Longino stia tramando un complotto.
Tutte le prove che abbiamo sono abbastanza deboli, quindi Scrofa e Postumo potrebbero non essere
colpevoli di cospirare contro limperatore.
Forse no, ammise Macrone, servendosi un altro po di capretto. Ma sono certamente
colpevoli di aver deteriorato la situazione qui alla frontiera. Anche se riusciremo a risolvere la
questione con Banno, ci vorranno anni per recuperare la nostra relazione con i locali. Se mai ci
riusciremo.
Catone annu con espressione pensierosa, poi continu: Forse limperatore dovrebbe
considerare la possibilit di abbandonare la Giudea.
Macrone per poco non si strozz. Abbandonare la provincia? Perch diavolo dovrebbe?
Niente di ci che ho visto qui mi fa pensare che un giorno i giudei accetteranno di far parte
dellimpero. Sono troppo diversi!.
Che idiozia!, borbott Macrone, e un pezzo di carne sorvol il triclinio mancando di poco
lorecchio di Catone. La Giudea  come ogni altra provincia. Inizialmente un po selvatica e indomita,
ma dacci tempo e faremo vedere loro le cose a modo nostro. Abbracceranno lo stile di vita romano, che
gli piaccia o no.
Davvero? Quando  stata annessa la Giudea? Allepoca di Pompei, cio pi di cento anni fa. E
i giudei sono ancora intrattabili come non mai. Restano aggrappati alle loro pratiche religiose come se
fossero lunica cosa che conta.
La situazione potrebbe migliorare se solo riuscissimo a persuaderli a venerare i nostri di, o
almeno a venerarli insieme ai loro, concluse Macrone spazientito.
Non ci riusciremo. E allora, forse, dovremo abbandonare lidea di includere la Giudea
nellimpero, oppure annientarli, distruggere la loro religione e chiunque vi aderisce.
Potrebbe funzionare, ammise Macrone.
Catone lo guard sbalordito. Stavo solo facendo dellironia.
Ironia? Davvero?. Macrone scosse la testa e strapp un altro pezzo di carne. Be, io per
niente. Se vogliamo che limpero sia al sicuro, allora dovremo essere certi di controllare noi questa
regione. Non la Partia. Questa gente dovr accettare il dominio romano, che le piaccia o no.
Catone non rispose. Riusciva a vedere fin troppo chiaramente i limiti dellapproccio di
Macrone. Come nella maggior parte delle province, in Giudea i romani avevano cercato di costituire
una classe dominante per riscuotere le tasse e amministrare la legge. Solo che questa volta le persone
comuni avevano aiutato quelli che sostenevano di essere i loro leader naturali.  per questo che la
Giudea era diventata una spina nel fianco dellimpero. I giudei non potevano essere lasciati a gestire i
propri affari alla maniera dei romani, perch la loro religione non glielo permetteva. Pertanto Roma era
dovuta intervenire per rafforzare il suo dominio. Disgraziatamente, era dovuta intervenire a tal punto
che il costo del mantenimento della Giudea era di gran lunga superiore al gettito delle entrate che era
possibile generare, quindi la popolazione veniva spremuta fino allosso, e ci avrebbe condotto prima o
poi a una rivolta. Ci volevano sempre pi truppe per mantenere lordine, e altre tasse dovevano essere
imposte per pagare le guarnigioni ampliate necessarie a tenere in riga i giudei, e cos il circolo vizioso
di ribellione e repressione continuava allinfinito. Non cera da meravigliarsi che il centurione
Parmenione fosse stanco ed esausto dopo anni di servizio in quella provincia.
Allimprovviso, Catone ebbe unintuizione, e cap perch Parmenione avesse consegnato
Cantho alla folla. Il soldato aveva offeso gli abitanti del villaggio, e Parmenione si era trovato davanti a
una difficile scelta. Se avesse tentato di difendere il suo uomo e ignorare loffesa, o di proteggerlo,
avrebbe scatenato una sommossa e alimentato lanimosit che stava inesorabilmente dilaniando la
Giudea. La morte di Cantho aveva dimostrato sia ai romani che ai giudei che nessuno era al di sopra
della legge. Se un tale principio fosse diventato una linea di condotta generale, allora forse un accordo
tra Roma e la Giudea sarebbe stato possibile.
Macrone lo stava osservando attentamente. Non essere troppo tenero con me, amico.
Qualunque tu pensi siano i pro e i contro della situazione, abbiamo una missione da compiere.  uno
dei compiti pi duri che ci sia mai capitato tra le mani. Non posso lasciarti pensare a dove porter tutto
questo. Concentrati su ci che dobbiamo fare. Ti preoccuperai pi tardi di tutto il resto, quando non ci
saranno rischi. E aggiunse ridacchiando: Se sarai ancora vivo per farlo.
Anche Catone sorrise. Ci prover.
Bene. Mi sento molto meglio sapendo che terrai docchio le cose qui alla fortezza mentre io
sar via.
 proprio necessario?
Abbiamo bisogno del maggior numero di amici in questa regione. Se il mio piano funziona,
potr contribuire in modo determinante a ristabilire le relazioni con i Nabatei. Quel bastardo di Scrofa
dovr rispondere a molte domande.
S, replic Catone con voce sommessa. Siete sicuro di volere che io resti qui?
Assolutamente s. La maggior parte degli ufficiali sono brave persone, ma abbiamo visto
quanto facilmente possono allontanarsi dalla retta via. Ci sono alcuni dei quali ancora non mi fido, e
devono essere sorvegliati. Lultima cosa di cui abbiamo bisogno ora  un colpo di mano per riportare
Scrofa al comando. Sarebbe un terribile disastro. Quindi tu devi rimanere qui, Catone. Ad ogni modo
pensavo che saresti stato felice di avere una coorte al tuo comando.
 una grande responsabilit, e considerati i dubbi sulla fedelt di alcuni uomini, sarebbe
meglio se scendessi in campo.
Ne sono certo. Lespressione di Macrone divenne seria. Ma non questa volta, Catone. Sarai
responsabile della coorte. Sai su chi puoi contare. Parmenione  un po avanti con gli anni, ma  molto
scaltro, e leale. Se mi dovesse succedere qualcosa, sta attento a Banno. Non andartene in giro per il
deserto a cercare vendetta, capito?
Daccordo, signore. So cosa bisogna fare. Assicuratevi solo di non correre alcun rischio
inutile.
Io?. Macrone si tocc il petto con unespressione ferita. Correre rischi? Non saprei da dove
cominciare.
Lalba stava spuntando sul deserto quando le porte della fortezza si aprirono con un cigolio e
Macrone le attravers alla guida di due squadroni di uomini a cavallo. Sebbene di giorno facesse molto
caldo, le notti erano fredde, e Catone era sulla torre sopra le porte della fortezza, avvolto in uno spesso
mantello, e guardava il suo amico percorrere la strada pietrosa che conduceva dalla fortezza di Bashir,
in direzione sud-est, verso la grande rotta commerciale lungo la quale le carovane trasportavano beni
preziosi nellimpero da terre che nessun romano aveva mai visto. I primi raggi di sole rendevano la
sabbia di un rosso acceso brillante, e la polvere sollevata dagli zoccoli dei cavalli turbinava in sbuffi
arancioni. Lunghe ombre si increspavano sullaltopiano come onde di acqua scura, e Catone non pot
fare a meno di provare un brutto presentimento osservando la piccola colonna diretta a combattere i
predoni del deserto. Quando non riusc pi a distinguere Macrone dal resto degli uomini, Catone si
volt e abbass lo sguardo sui lunghi edifici delle caserme che si estendevano entro le mura. Ora la
fortezza era sotto il suo comando, e con sua grande sorpresa scopr che, nonostante tutte le
preoccupazioni circa la sua attitudine a quel nuovo ruolo, era segretamente felice di essere il
comandante temporaneo della Seconda Coorte Illirica.
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CAPITOLO DICIANNOVE.
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Sono arrivati, signore, disse piano il decurione.
Macrone apr gli occhi battendo le palpebre. Era gi giorno e luomo si stagliava contro un cielo
azzurro pallido. Dopo aver lasciato la fortezza, avevano cavalcato senza sosta per due giorni, e la sera
prima avevano mangiato e dormito bene. Su questo punto Macrone aveva insistito molto, perch
credeva fermamente nellantico adagio militare secondo cui gli uomini combattono meglio a stomaco
pieno. Intorno si udivano i sommessi rumori dei primi uomini che si svegliavano. Macrone gett via la
coperta e si alz indolenzito, stiracchiando le spalle fino a sentir scricchiolare le articolazioni.
Ahhh! Molto meglio!. Ruot la testa e si rivolse al decurione. Bene, fammi vedere.
I due ufficiali attraversarono a grandi passi il cortile della stazione nabatea e salirono la scala
per raggiungere la torre di guardia eretta sopra la porta. Con Macrone accanto, il decurione scrut
larea appena illuminata a sud del forte e poi indic. Laggi, signore.
Macrone strizz gli occhi e vide un debole tremolio, nientaltro che dei puntini sparsi
allorizzonte del deserto: la testa della carovana di cui era in attesa che emergeva da una depressione
dellaltopiano. Li vedo.
Davanti allo sguardo dei due ufficiali, comparve lavanguardia di una lunga colonna di animali
da soma che procedeva lentamente lungo la pista in direzione della stazione. Quando fu pi vicina,
Macrone vide staccarsi un gruppetto di uomini a cavallo che si diresse al trotto verso di loro.
Fa alzare gli uomini. Li voglio pronti appena arriva la carovana, disse al decurione.
S, signore. Il decurione fece il saluto, scese nel cortile e cominci a urlare gli ordini,
suscitando i brontolii degli uomini ancora addormentati sotto le coperte. Macrone osserv il buio
cortile e annu con approvazione alla vista del decurione che risvegliava a calci i pi pigri. Allarrivo
dei cavalieri lesercito romano non doveva dare alcuna mostra di stanchezza. Gli ausiliari sinfilarono
in fretta le calighe e presero le armi. Data la natura della missione, avevano lasciato elmi, scudi e lance
nella fortezza, ma indossavano ancora cotte di maglia sopra le tuniche di lino imbottite e recavano al
fianco spade da cavalleria. Infine, dalle spalle di ciascuno pendeva un astuccio, da cui emergevano
lestremit ricurva di un arco composito privo delle corde e le alette piumate delle frecce. Quando
Macrone scese dalla torre per ispezionarli si avvide che avevano tutti la mente snebbiata dal sonno ed
erano vigili e pronti allazione.
Il rumore di zoccoli che colpivano la terra inaridita attir gli sguardi verso larco dingresso e
un attimo dopo la porta venne occupata dalle sagome scure di uomini a cavallo, che, entrando,
rallentarono subito landatura. Erano in quattro, avvolti in abiti scuri e turbanti con dei veli che li
ricoprivano completamente lasciando liberi solo gli occhi neri. Per un istante, tutti rimasero in silenzio
e per la stazione echeggiarono solo il pesante respiro dei cavalli e il calpestio degli zoccoli. Poi, quando
i suoi occhi si furono abituati alloscurit, il capo dei cavalieri scost il velo e sorrise a Macrone.
Simeone!, esclam Macrone, sorridendo a sua volta.  bello rivederti.  tutto pronto?
S, prefetto. Simeone smont dalla sella e fece cenno ai suoi uomini di fare altrettanto. Tutto
pronto. La carovana  subito dietro. Non mi ci  voluto molto per trovare una compagnia desiderosa di
vendicarsi di questi predoni del deserto.
Bene. Macrone era sollevato. Il suo piano dipendeva dalla capacit di Simeone di convincere
alcuni Nabatei a rivoltarsi contro chi li aveva tormentati nel corso degli ultimi mesi. Ora tutti i tasselli
erano andati al loro posto e la trappola era pronta per essere tesa.
Simeone si fece da canto e fece cenno ai suoi. Anchessi si erano levati il velo e Macrone vide
due uomini pi anziani, forse coetanei di Simeone, ma pi scuri di pelle. Simeone li indic. Tabor e
Adul, i miei ex soci daffari. Tabor rappresenta anche la compagnia proprietaria della carovana. Lui e
Adul forniscono ancora scorte alle carovane dallArabia a Petra. Viaggiano con noi perch vogliono
estendere la loro attivit di scorte alla Siria. Ma a dire il vero, ho il sospetto che siano venuti solo per il
gusto della lotta. Simeone sorrise e poi appoggi la mano sulla spalla del quarto uomo, che era pi
giovane e pi basso di Simeone, anche se ben piantato, e aveva intensi occhi neri e baffi ben spuntati.
Simeone lo rimir con orgoglio. Questo  Murad, il mio figlio adottivo. Ha rilevato la mia quota della
compagnia di scorte quando ho fatto ritorno in Giudea. Un tipo tosto.
Si rivolse al giovane in aramaico e questi sorrise, rivelando una splendida dentatura bianca. Con
il dito, luomo mim un taglio lungo la gola e sottoline il gesto con un sibilo gutturale.
Mi sa che io e te andremo daccordo, giovane Murad. Macrone sorrise a sua volta e poi chin
il capo in segno di saluto ai compagni di Simeone. Hai portato anche gli abiti in pi?
Certo, centurione. Sono sui primi cammelli.
Macrone gli diede una pacca sulla spalla. Ottimo lavoro! Ora, non ci resta che fare ai nostri
predoni una bella sorpresa.
Il sole splendeva loro direttamente sulla testa e il bagliore faceva scintillare talmente la sabbia e
le rocce del paesaggio che Macrone doveva strizzare gli occhi per non restare accecato. Cavalcava in
testa alla carovana con Simeone e i suoi compagni. Alle loro spalle seguiva il lungo convoglio di
cammelli e cavalli, carichi di merci. Gli uomini di Macrone, vestiti da carovanieri, camminavano
tenendo le corde degli animali. Avevano le armi nascoste sotto il finto bagaglio sulla sella delle bestie e
gli archi incordati e pronti alluso. I veri carovanieri erano rimasti nella stazione, a riposare allombra
delle mura, in attesa di ordini da parte di Simeone. Sarebbe parso sospetto se la carovana fosse stata
composta da pi uomini del solito. Macrone si guard alle spalle per un momento. Ai suoi occhi, la
carovana pareva identica a quella che si era avvicinata alla stazione alle prime luci dellalba. Con un
po di fortuna, dunque, avrebbe tratto in inganno anche i predoni del deserto. Solo un pugno di uomini
di scorta cavalcava al loro fianco e Macrone sperava che quella preda allapparenza facile si
dimostrasse allettante per i banditi.
Dopo una breve sosta, in cui gli ausiliari si erano vestiti con gli abiti forniti da Simeone e i suoi
uomini, la carovana si era rimessa in marcia alla volta di Filadelfia. Le ore erano trascorse lente mentre
le bestie da soma e i cammelli procedevano a fatica con il loro infinito e ipnotico dondolio. Per paura
che qualche ricognitore nemico potesse captare lidioma romano, Macrone aveva vietato qualsiasi
conversazione, e la carovana avanzava con il solo rumore dello scalpiccio dei cammelli e dello
scricchiolio degli zoccoli e delle calighe sullantica pista carovaniera a rompere il silenzio del deserto.
Poi Murad mormor qualcosa e ci fu un breve scambio di sguardi tra lui e Simeone, prima che
questo si rivolgesse a Macrone.
Centurione, siamo sorvegliati, ma non ti guardare intorno. Murad ha visto un uomo tra le dune
un attimo fa. Solo per un istante, poi  scomparso.
Uno dei nostri amici predoni?, rispose piano Macrone.
Quasi certamente. Ci attaccheranno presto, credo.
Macrone guard avanti e vide che la strada li avrebbe ben presto condotti in una bassa
depressione, fiancheggiata da alture rocciose. Un buon posto per unimboscata. Simeone aveva ragione.
Dir ai miei uomini di tenersi pronti.
Simeone annu leggermente, mentre Macrone fermava il cavallo e smontava senza fretta. Si
chin fingendo di esaminare la zampa anteriore dellanimale. Lo raggiunse il primo dei suoi.
Tenetevi pronti, disse a bassa voce Macrone. Sono nelle vicinanze.
Ripet lavvertimento a tutti gli uomini che passavano, poi si raddrizz, come se lispezione
della zampa del cavallo lavesse soddisfatto, e condusse lanimale verso il fondo della carovana
avvisando il resto degli uomini fino a raggiungere lultima fila. A quel punto, rimont e si port al
trotto nuovamente in testa, proprio nel momento in cui stavano per entrare nel canalone. Il bagliore del
sole si rifletteva sulle pendici rendendo laria ancora pi calda e soffocante, mentre la lenta colonna di
uomini e animali sfilava tra i due bassi crinali. Macrone continuava a guardarsi ai lati con discrezione,
e lattesa dellattacco dei predoni gli creava la solita secchezza alla bocca. Ma niente turb il silenzio
mentre la carovana avanzava lentamente. Il sole scese dallo zenit e il terreno cominci a innalzarsi
dolcemente per unirsi allaltopiano. Macrone sent allentarsi la tensione nei muscoli e si volt verso
Simeone con lintenzione di commentare con amarezza il mancato attacco dei predoni, che si erano
lasciati sfuggire una preda tanto facile. Invece rimase paralizzato a fissare oltre la testa di Simeone il
crinale alla loro destra. Sopra di esso erano dimprovviso comparsi uomini in nero che incitavano i
cammelli in direzione della carovana. In principio non si ud alcun suono, ma quando cominciarono a
scendere per le pendici, in ondate sparse, il silenzio venne rotto da grida ululanti. Gli uomini di
Macrone reagirono come aveva ordinato loro di fare: mettendosi a correre e cercando di trascinarsi
dietro le bestie. Lavanguardia e la retroguardia della colonna parevano reagire pi lentamente, come se
avessero difficolt a far muovere gli animali.
Simeone url un ordine e la scarna scorta arriv al galoppo mentre Macrone estraeva la spada,
tenendola bassa in modo che i banditi non vedessero che non si trattava della lama ricurva in possesso
degli altri cavalieri. Attorno a lui, Tabor, Adul e Murad gettarono via i mantelli ed estrassero le spade,
lucide lame che scintillarono alla luce del sole. Le alzarono sul capo e le agitarono in segno di sfida
davanti ai predoni che scendevano di corsa dalle pendici. Mentre la scorta fermava i cavalli e si metteva
in formazione alle spalle del suo capo, Simeone guard Macrone con un selvaggio sorriso di
eccitazione.
Ora vedremo di che tempra sono questi banditi! Hah!. Sguain la spada e, come gli altri, url
un grido di guerra e di sfida al nemico.
Ubbidendo agli ordini, gli ausiliari al centro della carovana si dileguarono, arrancando tra
sabbia e rocce con i cavalli su per le pendici dellopposto crinale. Alla vista di quelli che scappavano
senza neanche combattere, i banditi incitarono ulteriormente le cavalcature e urlarono ancora pi forte.
Gli uomini alle estremit della carovana erano sempre fermi e strattonavano le redini degli animali
come se non riuscissero a controllarli. Come Macrone aveva sperato, i predoni li ignorarono,
concentrando invece lattenzione sul facile bottino al centro della carovana. Non appena ebbero
raggiunto i primi cammelli, balzarono gi dalla sella e corsero verso le bestie da soma in cerca delle
merci pi preziose. Macrone attese finch non fossero smontati quasi tutti, mentre solo alcuni
rimanevano in sella a spada tratta a controllare la scorta. Era quello il momento che aspettava e con
quanto fiato aveva in gola url ai suoi: Seconda Illirica! Alle armi!.
Lurlo riecheggi per la conca e tutti gli uomini fuggiti su per le pendici di colpo si fermarono,
gettando via le larghe vesti. Eliminarono in fretta i finti involti di merci dalle selle e risalirono in
groppa alle cavalcature. Estratte le spade e urlando a loro volta, si voltarono e andarono alla carica del
confuso intrico di uomini e animali al centro della carovana. Furono accolti da quelli alle estremit,
dimprovviso con il pieno controllo dei propri cavalli e pronti ad attaccare i predoni.
Andiamo!, url Macrone a Simeone, puntando la spada verso i banditi. Prendiamoli!.
Con un grido selvaggio, Simeone diede lordine ai suoi uomini e la trappola si chiuse. Da sopra
la testa del cavallo, Macrone vide le sagome nerovestite dei predoni paralizzarsi un attimo alla
percezione del pericolo che li minacciava da tre lati. I pi veloci tornarono di corsa in sella e tirarono le
redini, voltando i cavalli verso il crinale da cui erano scesi pochi attimi prima. Altri, pi sconsiderati, si
muovevano freneticamente attorno alle bestie da soma abbandonate, nel disperato tentativo di
raccogliere un po di bottino prima di darsi alla fuga. Macrone e la scorta cominciarono a disporsi a
ventaglio in modo da bloccare la fuga di lato ai banditi. Ormai erano vicini e Macrone vide il primo
predone voltarsi per un attimo prima di frustare con convulsa disperazione il posteriore del cavallo.
Macrone alz la spada e si diresse verso luomo, ma prima che potesse colpirlo intravide al suo fianco
il fluttuare della veste di Murad che gli passava di slancio accanto, con i denti stretti in un ghigno di
trionfo. Vide il bagliore scintillante della lama di Murad che fendeva laria e affondava tra la spalla e la
testa delluomo. Con un grido acuto, il predone ebbe uno spasmo e balz gi dalla sella cadendo in
terra mentre il sangue sgorgava dallorrenda ferita.
Murad grid trionfante e rise selvaggiamente rivolto a Macrone, poi si gir e spron il cavallo
verso il bandito successivo. Il centurione fu dapprima irritato per il modo in cui il giovane si era
frapposto tra lui e il suo bersaglio, ma poi sorrise cupamente. Non aveva importanza. Che si prendesse
pure il suo momento di gloria. Limportante era che la trappola funzionasse. Macrone si raddrizz sulla
sella, allungando il collo nel tentativo di avere una panoramica della battaglia. Al centro della carovana
cera una densa nube di polvere e si intravedevano gli uomini menarsi fendenti a vicenda. I banditi
cercavano di scappare sulle pendici, inseguiti dalla scorta di Simeone e dalla cavalleria romana.
Macrone spron il cavallo, tirando le redini in modo che si dirigesse verso la mischia frenetica al cuore
della battaglia. Gli arriv davanti galoppando un cammello senza cavaliere e Macrone lo schiv appena
in tempo mentre il suo cavallo emetteva un nitrito di panico. Poi si ritrov in un vortice di polvere e fu
costretto a battere le palpebre per la sabbia sulla faccia e negli occhi. Comparve un altro cammello,
stavolta con un uomo in groppa, che sgran gli occhi vedendo Macrone che gli si avventava contro. Il
predone rote la lama ricurva mentre il cavallo andava a sbattere contro il cammello e la lama cal
sulla testa di Macrone. Questi, le narici invase dellodore acre del cammello, fece appena in tempo a
parare con la spada il colpo che altrimenti gli avrebbe spaccato il cranio fino alla mandibola. La parata
gli fece tremare il braccio, poi, mentre luomo risollevava larma per sferrare un altro attacco, Macrone
si lanci in avanti e affond la punta nel fianco dellavversario, sotto il braccio levato con la spada. Il
colpo era ben mirato e oltrepass stoffa, carne e costole prima di lacerargli i polmoni e trafiggergli il
cuore. Luomo si pieg leggermente verso Macrone prima che la lama gli scivolasse dalle dita molli.
Esal unimprecazione e poi croll sui corni della sella.
Macrone non aveva neanche avuto il tempo di reagire che unaltra sagoma emerse dalla polvere
e gli and addosso. Gli balen davanti una lama dritta che disegn un arco nella sua direzione. La
schiv facilmente e url: Razza di idiota! Sono romano.
Luomo sgran gli occhi sconcertato, ritir il braccio e volt la cavalcatura prima che il prefetto
potesse riconoscerlo.
Bastardo!, brontol Macrone, poi si guard intorno in cerca di un altro possibile bersaglio.
Un predone gli vol accanto, diretto verso la protezione del crinale. Ne pass poi un altro e un altro
ancora, mentre il frastuono della battaglia andava scemando. Macrone trasse un profondo respiro e
url: Scappano! Ringuainate le spade! Estraete gli archi!.
Volt il cavallo e usc al trotto dalla nube di polvere. Davanti a lui, le pendici del crinale
pullulavano di banditi in fuga, accanitamente inseguiti da Simeone e dai suoi uomini. Quando dalla
polvere emersero altri ausiliari a cavallo, Macrone indic con la spada il nemico in fuga.
Uccideteli! Uccideteli tutti!.
Gli uomini riposero le spade, estrassero gli archi e spronarono i cavalli allinseguimento dei
dondolanti cammelli dei predoni del deserto. I cavalli erano pi veloci e ben presto guadagnarono
terreno. Gli uomini di Macrone, incoccate le frecce, allultimo momento frenarono, presero la mira e le
scagliarono. La distanza era breve e gli uomini erano tutti stati selezionati per la loro maestria nelluso
dellarco. Sulle pendici, i predoni caddero dalle selle; alcuni, feriti, si abbassarono sulle redini e
continuarono a cavalcare finch non furono colpiti da un secondo o terzo dardo. Solo uno sparuto
gruppo raggiunse la cresta dellaltura e spar alla vista, sempre inseguito dagli uomini di Simeone.
Macrone rinfoder la spada e si afflosci sulla sella, dimprovviso conscio della quiete e del
silenzio che gli regnavano intorno. Il cuore gli batteva allimpazzata e il sangue gli pulsava nelle
tempie. Aveva la gola secca e ruvida e ancora una volta si rese conto di quanto fosse caldo di giorno
quel paese maledetto. La polvere si stava posando al suolo e gli animali da soma della carovana
attendevano pazienti di essere nuovamente messi in fila per proseguire il viaggio. Ai loro piedi cerano
i corpi dei caduti in quella breve battaglia. La sabbia intorno era chiazzata di macchie scure e viscide di
sangue. Alcuni dei suoi uomini andavano da un corpo allaltro per finire con un rapido colpo alla gola i
nemici feriti, che si dimenavano disperatamente un istante prima di perdere conoscenza e morire. Solo
una manciata di romani era stata ferita, e nessuno ucciso, e Macrone diede ordine di erigere un riparo
per proteggerli dal sole infuocato. Un cavaliere fu inviato alla stazione per andare a prendere un carro
per i feriti e chiamare i carovanieri. Per la maggior parte ce lavrebbero fatta. Un uomo aveva ricevuto
un colpo di spada su un ginocchio ed era chiaro che, anche se il chirurgo del forte fosse riuscito a
salvargli la gamba, la sua carriera nellesercito si era conclusa.
Mentre gli ausiliari ricostituivano la carovana, Macrone attendeva il ritorno degli altri uomini e
della scorta. Tornarono nellora successiva, da soli o in piccoli gruppi, stanchi ma esultanti per la
decisiva e rapida sconfitta inflitta ai predoni del deserto. Tornati alla carovana, fecero riposare i cavalli
prima di nutrirli e abbeverarli. Simeone e compagni furono gli ultimi a comparire, cavalcando in
gruppo compatto gi per il crinale, ridendo e chiacchierando. Adul aveva il braccio ferito e fasciato alla
meglio, ma era talmente di buon umore che pareva incurante del dolore. Simeone si avvicin con un
sorriso a Macrone.
Ce ne hai messo di tempo, fece Macrone.
Simeone ignor il tono brusco e rispose eccitato: Li abbiamo fatti fuori tutti, tranne uno, come
avevi ordinato. Gli abbiamo tagliato il naso e lo abbiamo messo su un cavallo. Gli ho detto di avvisare
gli altri predoni del fato che attende chi osa razziare la carovaniera che attraversa la provincia romana.
Bene. Speriamo diano ascolto allavvertimento.
Tabor indirizz il cavallo verso Macrone e, con un inchino del capo, cominci a parlare in tono
formale.
Aspetta! Aspetta!. Macrone lev le mani e chiese a Simeone: Che sta dicendo?.
Simeone si mise a tradurre: Tabor vuole ringraziarti per questa vittoria sui parassiti che
infestavano la via verso la Decapoli. Dice che lui e tutte le compagnie carovaniere di Petra ti sono in
debito, centurione.
Oh, be. Macrone scroll stancamente le spalle. Digli.... Aggrott la fronte, incerto su
come rispondere in modo appropriato. Digli che da ora in poi la guarnigione romana a Bashir
garantir la sicurezza di questa pista. Non ci sar pi corruzione. Spero che questo possa contribuire a
ripristinare le buone relazioni tra Roma e la Nabatea.
Dopo che Simeone ebbe riferito le parole di Macrone, Tabor annu cortesemente e poi parl di
nuovo.
Ricorda, centurione, se mai avrai bisogno del suo aiuto, non dovrai fare altro che inviare un
messaggio alla casa di Tabor a Petra.
S. Bene. Molto gentile da parte sua. Macrone indic la carovana. Nel frattempo, scorteremo
il gruppo fino a Filadelfia. Dopo, torner alla fortezza. Ora che abbiamo questo fianco coperto,  tempo
di concentrarsi su Banno. Guard Simeone. Non ti nascondo che non sar facile. Ci aspettano altre
battaglie. Potrebbe servirmi un uomo del tuo calibro. Sei interessato?
Sar un onore, centurione.
Dopo che i feriti furono caricati su un carro coperto, diretto alla volta di Bashir sotto la
protezione di uno degli squadroni di Macrone, il resto della carovana prosegu sulla strada per
Filadelfia. Il viaggio dur altri due giorni, durante i quali non vi fu traccia di banditi. Il deserto si
estendeva con desolata serenit e gli uomini e gli animali della carovana parevano gli unici esseri
viventi in quegli spazi selvaggi. Verso il crepuscolo del secondo giorno, raggiunsero un villaggio
presso una piccola oasi. Allarrivo della carovana, i bambini spuntarono di corsa tra le case e si misero
a correre accanto allavanguardia dei cavalieri. Macrone e gli altri soldati romani si erano disfatti del
travestimento e ridestavano una certa curiosit tra i bimbi che se li indicavano lun laltro, parlando
concitati. La carovana si accamp accanto alloasi per la notte e i compagni di Simeone acquistarono
delle pecore da un paesano, le macellarono e ne arrostirono le carcasse in modo da poter condividere un
banchetto daddio con i loro amici romani. Quando le fiamme dei fal si estinsero e gli uomini, stanchi
e sazi, si avvolsero nelle coperte per dormire, Macrone si sdrai con le braccia ripiegate sotto la testa a
rimirare il cielo punteggiato di stelle. A ovest, in direzione di Bashir, brillava una falce di luna che gli
ricord lo scintillio della lama ricurva estratta da Murad il giorno dellimboscata. La sovrapposizione di
quellimmagine e il modo in cui incombeva sulla lontana fortezza della Seconda Illirica gli ramment
tutte le difficolt che lui e Catone avrebbero dovuto affrontare i giorni seguenti, e dimprovviso ebbe il
desiderio di lasciare quella pacifica oasi per tornare al forte, dove i suoi uomini avevano bisogno di lui.
Lindomani i cavalieri romani montarono a cavallo non appena lalba illumin lorizzonte.
Laria era gelida e il fiato di uomini e animali si condensava nella semioscurit. Macrone strinse le
braccia di Simeone.
Ci vediamo alla fortezza, disse in tono interrogativo e Simeone annu.
Ci sar, centurione. Hai la mia parola.
Bene. Ci servono uomini come te al nostro fianco.
Non cera altro da dire. Macrone fece cenno ai suoi uomini e la colonna di cavalieri usc
dalloasi, riprendendo la pista verso la fortezza di Bashir. Tre giorni dopo erano giunti in prossimit dei
lunghi profili dei bastioni del forte e Macrone not che sulle mura cerano pi sentinelle in servizio del
solito. Al loro arrivo, le porte si aprirono verso linterno e di lato comparve Catone in attesa. Il
buonumore di Macrone si dissolse di colpo nel vedere lespressione tesa e preoccupata sul volto
dellamico. Cap subito che era successo qualcosa.
...
.
...
CAPITOLO VENTI.
...
.
...
Postumo  scappato.
Catone e Macrone stavano di lato mentre i cavalieri esausti e coperti di polvere entravano nella
fortezza. Alcuni avevano ancora indosso le fasce di lino macchiate di sangue delle ferite superficiali
che avevano riportato nella battaglia contro i predoni del deserto.
Com successo?, chiese Macrone.
Postumo si  ammalato. O almeno cos pareva.  crollato in terra con la schiuma alla bocca e
ha cominciato a vomitare. Lufficiale in servizio lha fatto portare in infermeria. Quando sono stato
informato il mattino dopo, Postumo era sparito. Insieme a un cavallo. Deve essere uscito da una delle
postierle, ma quando le ho controllate erano tutte chiuse dallinterno.
Be, di certo non ha fatto saltare il cavallo oltre il muro, quindi qualcuno deve avergli aperto le
porte.
Immagino che qualche ufficiale sia ancora fedele a Scrofa, disse piano Catone.
Scrofa?  ancora qui?
S. Sotto stretta vigilanza.
Quando  successo?
Il giorno dopo che siete partito.
Macrone e Catone si guardarono e si capirono allistante. Cazzo, disse piano Macrone. Lo
sai, vero, dov andato?
Immagino a nord, in Siria. Da Longino.
E dove altrimenti?. Macrone si batt un pugno sulla coscia. Se ha cavalcato di buona lena 
arrivato dal governatore in quattro, forse cinque giorni. Perci dobbiamo presumere che Longino
sappia che ho preso io il comando qui. Questo significa che sa dellautorizzazione imperiale e di ci
che comporta.
Catone annu. Cosa pensate che far?
E che cazzo ne so?. Macrone si sent allimprovviso pi stanco che mai dopo aver appreso di
quellulteriore intoppo. Doveva riposarsi. Un bagno e una dormita, ecco di cosa aveva bisogno. Poi
scacci la sensazione di stanchezza. Era il prefetto a capo di quella coorte e non poteva permettersi di
abbassare la guardia. Da questo dipendevano troppe cose. Si accarezz la guancia e guard Catone.
Cosa ne pensi?
Una volta informato della situazione, Longino vorr vederci. Per scoprire quanto sappiamo e
che sospetti abbiamo. Secondo me, ha gi mandato un messaggero per convocarci ad Antiochia.
Il messaggero potrebbe arrivare da un momento allaltro.
S.
Merda!. Macrone scosse il capo. Una cosa appresso allaltra. Non possiamo perdere tempo
per andare da Longino. Non con Banno alla macchia.
Ma non possiamo ignorare la convocazione. Altrimenti metteremmo in dubbio lautorit del
governatore.
Ma la nostra autorit supera la sua, no?
Sicuro, ma dubito che Narciso vedrebbe di buon occhio un nostro scontro aperto con luomo
pi potente fuori di Roma. E se cos accelerassimo il complotto su cui siamo venuti a indagare? Se
Longino ci chiede di andargli a fare rapporto, credo che dovremmo obbedire.
Forse, replic Macrone, prima di aggrapparsi a unultima speranza. Magari Postumo pu
essersi imbattuto in qualche uomo di Banno. Dopotutto era solo e dubito che nei villaggi qui attorno
abbia trovato un riparo sicuro per la notte.
Se Banno lavesse preso, penso che lo sapremmo gi. Avrebbe chiesto un riscatto, oppure lo
avrebbe usato a mo desempio per farci conoscere il destino dei romani che finiscono nelle sue mani.
Ma  inutile sperarci. Dobbiamo presumere sia arrivato da Longino. E che ben presto avremo sue
notizie.
A meno che il messaggero non venga intercettato da Banno.
Ora vi state arrampicando sugli specchi. Laccenno di un sorriso balen sulle labbra di
Catone, prima che ritornasse serio in volto. Immaginiamo che arrivi la convocazione. In questo caso
dobbiamo assicurarci che la coorte sia al sicuro in nostra assenza.
Al sicuro?
Nel senso che Scrofa non riprenda il comando. Penso sia meglio portarlo con noi. Lasciamo
come prefetto ad interim Parmenione.
Possiamo fidarci di lui?
Credo di s. Unaltra cosa. Se riceveremo lordine di fare rapporto a Longino, credo che
dovremmo fare una chiacchierata con Scrofa il prima possibile per scoprire quanto  implicato nel
complotto e vedere cosa pu dirci su Longino.
Bene, parleremo a Scrofa, convenne Macrone. Ma dopo che mi sar lavato e riposato. In
questo momento sono troppo stanco per pensare con lucidit.
Catone aggrott la fronte deluso, ma poi si rese conto che lamico era davvero esausto.
Molto bene. Vedr che non siate disturbato.
Macrone sorrise e diede a Catone una leggera pacca sul braccio. Grazie.
Si volt e cominci a incamminarsi rigidamente verso il suo alloggio, poi si ferm e si gir di
nuovo. Qualche sviluppo sul fronte Banno?
Nessuno, mentre eravate via. Non c stata traccia di briganti. Ho mandato delle pattuglie a
cavallo in ricognizione. Dovrebbero rientrare domani. Se ci sono novit, le scopriremo.
Macrone annu stancamente e si avvi verso lalloggio del prefetto.
Quella sera, Macrone e Catone scesero gli stretti gradini che conducevano alle celle situate sotto
un angolo del quartier generale. Catone aveva una torcia e, mentre i due ufficiali si facevano strada tra
le file di celle, la luce illuminava la rozza muratura. Solo la cella in fondo era occupata e sorvegliata da
due ausiliari. Sedevano su sgabelli e giocavano a dadi, ma nel vedere arrivare Macrone e Catone
balzarono in piedi mettendosi sullattenti.
Riposo, fece Catone e indic con il capo la porta. Come sta il prigioniero?
Abbastanza tranquillo, signore. Ha smesso di chiedere vitto e alloggio migliori.
Bene, annu Catone. Perch non li avr. Aprite la porta. Dobbiamo parlargli.
S, signore. La guardia tir indietro il massiccio chiavistello in ferro, sollev il saliscendi e
apr la porta. Catone chin la testa sotto larchitrave ed entr nella cella, seguito dappresso da Macrone.
Era una camera piccola ma pulita, con un letto su entrambi i lati e un bugliolo accanto alla porta. In alto
cera una finestra a grata da cui di giorno penetrava la luce. Ora che era buio brillava ununica lampada
a olio appesa su un sostegno sopra il letto, dove Scrofa era steso a leggere un rotolo alla scarna luce
della fiamma tremolante.
Cosa volete?.
Macrone sorrise. Solo fare una chiacchierata, Scrofa. Tutto qua. Si sedette sul letto di fronte a
quello del prigioniero. Catone sistem la torcia in un sostegno al muro e sedette accanto a Macrone.
Scrofa spost nervosamente lo sguardo dalluno allaltro.
Non allarmarti, Scrofa, fece Macrone. Dobbiamo solo parlare.
Per ora, aggiunse cupo Catone.
Basta cos, disse Macrone, con aria irritata. Non c bisogno di spaventarlo.
Non sono spaventato, fece Scrofa con aria spavalda lanciando unocchiataccia a Catone.
Non ho paura di te, ragazzino.
Catone si sporse in avanti e afferr il manico del pugnale, facendo arretrare Scrofa in un moto
di panico.
Macrone strinse il braccio dellamico. Calma!.
Per un momento i tre uomini rimasero in silenzio: Catone chino in avanti con uno sguardo
feroce e carico di rabbia, Scrofa che lo fissava con ansia e Macrone che cercava di mantenersi serio
dinanzi alla messa in scena dellamico. Almeno presumeva che fosse una messa in scena. Si schiar la
voce.
 tempo che tu sia sincero con noi, Scrofa.
Sincero?
S. Immagino non ti sia facile, ma devi dirci la verit. Bene, visto il modo piuttosto insolito in
cui ti ho sostituito nel ruolo di prefetto della Seconda Illirica e dato che al documento che hai visto era
allegata lautorizzazione personale dellimperatore, avrai capito per chi lavoriamo io e Catone.
Narciso.
Proprio lui. Come ben sai,  suo compito garantire la sicurezza dellimperatore. Perci capirai
che  un po preoccupato dalla piega che stanno prendendo gli eventi qui in Oriente. Soprattutto
riguardo alle malsane ambizioni del tuo amico, Cassio Longino, governatore della Siria.
Scrofa aggrott la fronte perplesso. Cosa vuoi dire?
Di, non prenderci per scemi, Scrofa. Longino sta cercando di agitare appositamente le acque
qui in Oriente in modo da poter chiamare rinforzi per il suo esercito.  per questo che ti ha messo al
comando della Seconda Illirica. Avevi il compito di esasperare la popolazione locale e istigarla alla
ribellione. Devo ammettere che hai fatto un buon lavoro. Non solo, nel frattempo sei anche riuscito a
guadagnarti una piccola fortuna, grazie a quel giro di tangenti che tu e Postumo avevate messo su. E
poi, togliere dalle palle i Nabatei deve essere stato un bel regalino per Longino. Macrone indur il
tono. Per come si sono messe le cose, nei prossimi giorni, mesi forse, ci sar un bel po di
spargimento di sangue. Grazie a te e a Postumo. Dovresti rifletterci.
Scrofa scosse il capo. Non ho la pi pallida idea di cosa tu stia dicendo.
Bugiardo!, esclam con stizza Catone. Sei coinvolto nel complotto! Ci sei dentro fino al
collo!.
No! Non sono in nessun complotto.
Stronzate!, replic Macrone. Sei stato nominato a capo della Seconda Illirica da Longino. Ti
ha ordinato di provocare una rivolta e tu hai fatto tutto quello che ti ha chiesto, e di pi. Non cercare di
negarlo.
Ma non  vero!, gemette Scrofa. Non mi ha mai dato un ordine simile. Lo giuro. Doveva
essere una nomina solo temporanea. Mi ha detto che avrebbe fatto una bella figura nel mio stato di
servizio. Che mi avrebbe aiutato a trovare il comando di una buona coorte in un posto migliore.
Non ti credo, ribatt Macrone. Mi hai detto che eri in attesa della nomina permanente.
Ho mentito! Dovevo fare il prefetto solo finch non fosse stato approvato luomo destinato
davvero a questo posto.
E chi sarebbe stato?, intervenne Catone. Chi era destinato a questo posto?.
Scrofa parve sorpreso. Ma Postumo. Chi altri?.
Macrone e Catone si scambiarono uno sguardo e Macrone aggrott la fronte. Postumo? Non
ha senso. Il governatore poteva nominare un prefetto ad interim di sua iniziativa. Se voleva Postumo
perch mai non lha nominato fin dal principio? Stai mentendo, Scrofa.
No. Perch dovrei?
Per salvarti quel tuo collo ossuto. Postumo era solo un giovane centurione. Non avrebbe mai
potuto essere promosso di punto in bianco al comando di una coorte di ausiliari. Perch stai
mentendo?
Non  vero, fece deciso Scrofa.
S, invece. Ed  tempo che ti rendi conto che qui non stiamo pi giocando. Ormai la posta 
troppo alta. Ora ci dirai tutto quello che vogliamo sapere e ci dirai la verit. E per farti capire quanto 
grave la situazione... Catone, passami il tuo pugnale.
Catone estrasse la lama dal fodero con un fastidioso stridio metallico e la porse allamico.
Grazie, disse Macrone con un sorriso, poi copr di slancio lo spazio tra i due letti e con la
mano libera agguant Scrofa per il collo e gli sbatt la testa contro il rozzo muro in pietra della cella.
Prendigli la mano, Catone!.
Catone ci mise un istante a riprendersi dallimprovvisa aggressione al prigioniero, poi afferr
con entrambe le mani la mano sinistra di Scrofa e la tenne stretta mentre luomo cercava di
divincolarsi. Macrone colp Scrofa sui reni con il pomo del pugnale e questi boccheggi per il dolore.
Niente pi storie, intesi?, ringhi Macrone e aspett che laltro annuisse. Poi si rivolse
nuovamente a Catone. Tienigli la mano piatta contro il muro, dove possa vederla. Bene. Ora, Scrofa,
questa  la tua ultima possibilit. Mi darai le risposte che cerco, altrimenti ti taglio i pollici. Tanto per
cominciare....
Macrone con una mano teneva il collo di Scrofa stretto in una morsa mentre con laltra reggeva
con fermezza il manico del pugnale. Abbass la punta dellampia lama verso larticolazione del pollice
del prigioniero. Scrofa sgran gli occhi terrorizzato e gli usc dalla gola un gemito prima che riuscisse a
parlare.
Te lo giuro, sulla mia vita, non so niente! Niente! Lo giuro!.
Macrone allontan la lama dal pollice e fiss Scrofa un momento, cercando di interpretare la
sua espressione. Poi schiocc la lingua. Mi dispiace, non sono convinto. Vediamo se la perdita di un
pollice pu darti un piccolo incentivo. Catone, tienilo fermo.
Macrone abbass la lama finch la punta si conficc nella carne. La pelle si lacer, fuoriusc un
rivolo di sangue e Scrofa si mise a urlare. Macrone irrigid il braccio, pronto a segare muscolo e osso.
Aspettate, fece Catone. Credo che stia dicendo la verit.
Mente.
No!, piagnucol Scrofa.
Zitto!. Macrone lo scosse per il collo e poi si rivolse di nuovo a Catone. Cosa te lo fa
pensare?
 stato piazzato qui da Longino. Pensateci. Longino  abbastanza scaltro da coprire le sue
trame. Manda qui Postumo per agitare le acque. Solo il prefetto precedente si  dimostrato un ostacolo
ai piani di Longino, quindi lo rimuove e nomina al suo posto Scrofa.
Perch proprio lui?
Perch Longino sa che  vanesio e avido. Scommetto che gli ha detto che  stato scelto perch
prometteva bene e immagino labbia anche incoraggiato ad andarci gi duro con la popolazione locale
per dimostrare la sua tempra. Esatto?.
Scrofa annu.
Quindi, Scrofa si presenta e Postumo lo manovra come un fantoccio. Lo incita a vessare la
gente del posto, lo coinvolge nel raggiro dei carovanieri ed  lui il vero comandante della coorte. E se i
piani di Longino non dovessero funzionare, alla fine la colpa ricadrebbe su Scrofa. Longino pu
incolpare Scrofa delle eventuali ribellioni e pu eliminarlo prima che possa rientrare a Roma per
rispondere delle accuse. Longino agisce allapparenza in modo fermo e deciso, i giudei ci vedono
punire luomo considerato responsabile dei tumulti e Postumo mantiene la sua posizione. Longino
vince comunque. Catone scosse il capo. Abbiamo preso luomo sbagliato. Postumo  quello giusto. 
lui lagente di Longino.
Macrone riflett un momento, poi liber Scrofa e indietreggi, risedendosi sul letto di fronte.
Riconsegn il pugnale a Catone e indic con un cenno del capo Scrofa. E cosa ne facciamo di lui?
Lo teniamo al sicuro, nel caso serva da testimone contro Longino. Catone lanci unocchiata
a Scrofa. Capisci cosa  successo? Sei stato solo usato.
No, disse accigliandosi Scrofa. Longino  un mio sostenitore.  mio amico.
Bellamico!, sbuff Macrone e rivolse a Catone uno sguardo ironico. Ah be, si capisce
perch ha scelto questo bel tomo per il lavoro.
Infatti. Catone continu a fissare Scrofa. Senti, sai che quello che ho detto ha una sua logica.
Non devi a Longino alcuna lealt. Quelluomo ti ha tradito. Come tradirebbe Roma e limperatore se ne
avesse la possibilit. Devi aiutarci.
Aiutarvi?, fece con un sorriso Scrofa. Perch dovrei farlo? Finch non siete comparsi voi
facevo soldi a palate. Ora mi avete tolto il comando, gettato in questa cella e aggredito. Perch mai
dovrei aiutarvi?
Non ha tutti i torti, disse Macrone.
Non ha altra scelta, replic Catone. Longino non pu permettersi di lasciarlo vivo. Sa gi
troppo, anche se ancora non ci crede. O ci aiuta o  un uomo morto.  molto semplice.
Scrofa guard Catone e si morsic il labbro.  vera tutta quella storia su Longino?
Verissima.
Scrofa scosse il capo. Non ci credo.
Per un momento nessuno parl e Macrone non pot evitare di sentirsi dispiaciuto per quel
disgraziato sullaltro letto. Per Scrofa non cera pi posto nellesercito. Era pigro, corrotto,
incompetente e troppo stupido per vedere al di l dei suoi sogni di gloria. Ma poteva ancora rivelarsi
utile. Poteva ancora riscattarsi. Macrone si alz.
Su, Catone, andiamo. Non c nientaltro che possiamo ricavare qui.
Proprio prima che si richiudesse la porta, Scrofa grid. Per favore, tiratemi fuori da questa
cella. Giuro che non vi causer problemi.
Macrone consider la richiesta per un momento, poi scosse il capo. Mi dispiace, ma ho
bisogno di tutta la lealt e lobbedienza degli uomini. Se ti vedessero andare in giro per la fortezza, non
capirebbero. Devi restare qui, lontano dagli occhi e lontano dal cuore. Per un po, almeno.  meglio
cos.
Si chiuse la porta alle spalle e rimise il chiavistello, mentre Scrofa lo copriva di insulti. Macrone
si rivolse alle guardie: Se continua per molto, avete il permesso di frustarlo.
S, signore. Grazie, signore.
Andiamo, Catone.
Mentre salivano le scale per tornare al piano terra del quartier generale, Catone disse: E ora?
Longino ormai sa che Narciso gli sta addosso. Star in guardia e sono certo che sta gi cancellando
ogni traccia. Non avremo molte prove a suo carico. Solo quel poco che pu dire Scrofa, ossia che ha
ricevuto lordine di andarci gi duro. Il massimo che potr fare Narciso  accusare Longino di
incompetenza.
Sarebbe sufficiente a giustificare una rimozione dallincarico.
Forse.
E allora che facciamo?
Propongo di concentrare i nostri sforzi su Banno. Se riusciamo ad annientarlo, possiamo
riportare la pace nella regione. E se facciamo questo, possiamo mandare in fumo il progetto di Longino
di chiedere rinforzi.
Macrone annu. Che Banno sia, dunque. Ne parleremo domattina. Sono talmente stanco che
non riesco neanche a pensare con lucidit. Ed  bene che faccia anche tu una bella dormita, Catone. Ho
la sensazione che per un po non avremo altre possibilit di passare una notte decente. Meglio
approfittarne ora.
S, signore.
Macrone sorrise debolmente. Tranquillo, puoi abbandonare le formalit quando siamo soli.
Catone indic con un cenno del capo alle spalle di Macrone, questi si volt e vide lincerta
sagoma di uno dei vessilliferi allingresso del tempietto del quartier generale, dove erano custodite le
insegne della coorte. Macrone si schiar la voce e parl in modo formale: Benissimo, centurione. Mi
ritiro. Ci vediamo domattina.
S, signore. Catone fece il saluto e Macrone si allontan, incamminandosi stancamente fuori
dalledificio e verso il suo alloggio. Raggiunta la casa del prefetto, croll sul letto e chiuse gli occhi un
momento. Si addorment allistante. E tanto profondamente che non si accorse nemmeno del servitore
di Scrofa che gli toglieva le calighe, gli sollevava le gambe sul letto e lo copriva con una pesante
coperta. Mentre si chiudeva la porta alle spalle, ud Macrone cominciare a russare sonoramente.
Quando Macrone si svegli era tardi e si maled per non aver dato ordine di farsi svegliare
allalba. Non si sarebbe lasciato contagiare dal comportamento del prefetto precedente. Macrone si
faceva un vanto di fare la stessa vita dura dei suoi sottoposti e quindi usc dal suo alloggio di umore
cupo, ignorando il pasto che il servitore gli aveva preparato nella sala da pranzo. Quando entr nel suo
ufficio al quartier generale, Catone lo attendeva chino su una mappa allargata sullo scrittoio.
Perch diavolo nessuno mi ha svegliato?
Siete il prefetto. Non sta a noi disturbarvi senza ordini, a meno che non ci sia unemergenza. E
poi, avevate bisogno di riposare.
Decido io quello di cui ho bisogno, intesi?
S, signore.
Bene. Macrone lanci unocchiata alla mappa. Stai gi progettando la prossima mossa
contro Banno?
Ci stavo riflettendo, signore.
Andiamo male, allora. Sorrise dinanzi allespressione offesa di Catone. Quando cominci a
riflettere, prevedo guai in vista, Catone. Dimmi.
Catone si riconcentr sulla mappa. Indic la serie di villaggi situati tra Bashir e il fiume
Giordano. Vista lentit delle forze che crediamo abbia Banno, avr bisogno di accedere ad acqua e
cibo. Dalle nostre pattuglie ormai non ha niente da temere. Lunico pericolo  che possiamo
intrappolarlo con lintera coorte e costringerlo a una battaglia. Secondo me, scender dalle colline e si
accamper da qualche parte vicino a uno di questi villaggi.
Come fai a esserne tanto sicuro?
Non lo sono. Non fino al rientro delle pattuglie a cavallo. Ho ordinato loro di perlustrare
larea. Dovrebbero tornare oggi. Allora sapremo se hanno localizzato Banno. E se lhanno fatto,
dovrete trovare il modo di costringerlo a dare battaglia, signore.
Non sar facile, riflett Macrone. Sai come combattono questi briganti. Con degli attacchi
lampo.  questo il loro stile. Qualche brillante idea?.
Catone inclin la testa di lato e riflett. Prima che potesse rispondere si ud uno scalpiccio fuori
della stanza e un brusco colpo alla porta.
Avanti!.
Sulla porta comparve un attendente che fece il saluto. Rapporto dal centurione in servizio,
signore.
Ebbene?
Colonna di cavalieri in avvicinamento, signore.
Sar una delle pattuglie, Catone. Bene. Con un po di fortuna porter notizie di Banno.
Lattendente intervenne. Perdonate, signore, ma i cavalieri arrivano da nord. Le pattuglie sono
andate a ovest.
Da nord, eh?. Macrone avvert un vuoto allo stomaco. Si volt verso Catone.  meglio
andare a dare unocchiata.
Quando furono arrivati alla torre fortificata sopra la porta settentrionale, la piccola colonna di
cavalieri era a meno di un miglio dalla fortezza e le armature e gli elmi lustri mandavano bagliori
scintillanti. Catone si scherm gli occhi e individu uno stendardo scarlatto ondeggiare alla testa del
gruppo. Se non altro sono nostri: romani.
E allora perch diavolo vengono da l?, domand Macrone.
Non lo so.
Osservarono in silenzio i cavalieri avvicinarsi e poi infine divenne chiara lidentit del gruppo.
Mentre rallentavano e conducevano al passo gli animali verso le porte, Catone sent gelarsi il sangue
nelle vene. Alla testa della colonna, cavalcava un uomo con una lucida corazza a piastre. Indossava un
mantello rosso e un elaborato elmo argentato con un pennacchio rosso.
 il governatore, mormor Macrone. Quel maledetto Longino in carne e ossa.
S, e guardate chi gli cavalca accanto.
Macrone batt le palpebre alla vista di un ufficiale poco dietro il governatore e fece un respiro
profondo.  quel bastardo di Postumo.
...
.
...
CAPITOLO VENTUNO.
...
.
...
Cassio Longino fu abbastanza accorto da attendere di trovarsi nellalloggio del prefetto prima di
rivolgersi a Macrone. Non appena lattendente chiuse la porta, il governatore della provincia di Siria si
diresse verso lo scrittoio e si accomod sulla sedia. Lev poi gli occhi verso Macrone e Catone, in piedi
su un lato della stanza. Postumo era sgattaiolato sullaltro lato e si era sistemato sul davanzale della
finestra, e la sua ombra ricadeva sul pavimento. Prima di parlare, Longino guard un momento
Macrone.
Il centurione Postumo mi ha detto che hai illegittimamente assunto il comando di questa
coorte. E che hai gettato in cella lui e il prefetto Scrofa.  vero?
Se  questo quello che Postumo vi ha detto, allora  un maledetto bugiardo, signore, fece
Macrone con un sorriso. Certo, a questo punto mi dispiace non averlo davvero gettato di peso in cella.
Cos non avrebbe potuto sgusciare via alla prima occasione.
Un sorriso balen sul volto di Longino. Non mi pare un atteggiamento molto costruttivo. Se
dobbiamo andare in fondo alla questione, ci serve un po pi di collaborazione, centurione Macrone.
Sono stato in sella due giorni interi e visto che ho una provincia da amministrare, vorrei risolvere
questa situazione e tornare ai miei doveri.
Non ne dubito, signore.
Ho forse percepito una sfumatura di insolenza nella tua voce?
No, signore.  il mio modo di parlare. Sono stato soldato semplice troppo a lungo.
Longino lo fiss attentamente. Non cercare di prendermi in giro. Non lo tollerer... Mi pare di
capire che tu possieda un certo documento. Una carta che ti autorizzerebbe a deporre il prefetto da me
nominato e ad assumere il suo incarico.
Esatto, signore.
In questo caso, vorrei vederlo.
Benissimo, signore. Macrone indic un piccolo baule accanto allo scrittoio. Se mi
permettete....
Prego. Longino si appoggi allo schienale della sedia, mentre Macrone si avviava a grandi
passi verso il baule, lo apriva ed estraeva lastuccio in cuoio che conteneva il rotolo. Apr il coperchio e
tir fuori il documento, che appoggi sullo scrittoio davanti a Longino. Il governatore prese con
noncuranza la pergamena, la srotol e ne esamin il contenuto. Poi la rimise sul tavolo.
Bene, centurione Macrone e centurione Catone, le vostre credenziali sono impeccabili. Il
documento sembra autentico e in questo caso era nel vostro pieno diritto agire come avete fatto.
Postumo, che fino a quel momento aveva osservato la scena con aria compiaciuta, trasal e si
allontan dalla finestra.
Signore, protesto! Siete il governatore di Siria, nominato dallimperatore in persona. Questi
uomini hanno sfidato apertamente lautorit del vostro ufficio!.
Longino punt il dito sul foglio. In base a questo documento, la loro autorit scavalca la mia.
Quindi hanno agito legittimamente e ti sarei grato, centurione Postumo, se da questo momento facessi
silenzio e per parlare aspettassi di essere interpellato.
Postumo apr la bocca per protestare, ma ci ripens e la chiuse. Annu e ritorn impacciato
verso la finestra.
Cos va meglio, fece con un sorriso Longino. Dunque, centurioni Macrone e Catone, questa
 una situazione piuttosto insolita. Di solito non capita che degli ufficiali del vostro rango spuntino in
una remota provincia con lautorizzazione dellimperatore di agire a proprio piacimento. Quindi, vi
sarei grato se poteste spiegarmi cosa sta succedendo.
Macrone guard Catone e inarc un sopracciglio. Era una situazione imbarazzante. Erano stati
mandati da Roma per indagare con discrezione sul governatore di Siria e la loro missione era stata
perseguitata dalla sfortuna sin da quando erano arrivati a Gerusalemme. Se Macrone non avesse perso
la lettera originale di nomina ora non si sarebbero trovati in quella situazione. Invece erano stati
obbligati a usare il documento del segretario imperiale e quindi a rivelare che agivano per ordine diretto
dellimperatore Claudio. Catone si rese conto che non cera nulla da guadagnare a negare la verit.
Signore, disse piano a Macrone. Penso sia meglio esseri sinceri.
Cosa?. In principio, Macrone rifiut quellidea. Come diavolo poteva dire chiaro e tondo a
uno degli ufficiali di pi alto rango di Roma che limperatore lo sospettava di tradimento? Sei
impazzito?
Centurione Macrone, intervenne Longino, simulando unespressione imbarazzata. Chiedo
scusa, prefetto. Credo che la cosa migliore sia parlare apertamente. Ormai non c pi nientaltro da
nascondere. Credo che dovresti cominciare con lo spiegarmi esattamente cosa ci fate qui in Giudea.
Macrone deglut. E va bene, signore. Visto che volete sapere come stanno le cose. Narciso 
stato informato che stavate progettando di provocare una rivolta a Oriente per ottenere rinforzi per il
vostro esercito. La medesima fonte diceva che avevate intenzione di servirvi del vostro esercito
ampliato per deporre limperatore e rivendicare per voi la porpora imperiale.
Segu un lungo silenzio prima che Longino esibisse unespressione divertita. Che idea
sorprendente. Penso piuttosto che qualcuno abbia voluto fare uno scherzo al nostro amico Narciso.
In questo caso non ha capito il lato comico della vicenda, signore. Ed  per questo che ci ha
mandato qui. Per vedere se  proprio quello che stavate architettando.
E quali sono le vostre conclusioni?.
Macrone si schiar la voce. Era da molto tempo che non si sentiva tanto nervoso. Da ci che
abbiamo visto finora, la vostra condotta parrebbe confermare le accuse che vi sono state mosse.
Davvero?, replic Longino con voce inespressiva. Se questo  quello che credi,  meglio
che tu sia in grado di provare le tue conclusioni. Perch se non puoi, potresti far fare a Narciso la figura
dello scemo e in tal caso non vorrei essere nei tuoi panni. E allora, quali prove hai contro di me,
Macrone?. Prima che questi potesse rispondere, Longino alz la mano per tacitarlo e prosegu. Te lo
dico io cosa hai. Niente. Niente pi che sospetti e coincidenze. Non ci sono documenti che confermino
la tua versione dei fatti. E nessun testimone.
No?, fece Macrone con un sorriso. E allora Postumo? Sono certo che Narciso ha degli
uomini assolutamente in grado di estorcergli delle informazioni.
Sempre ammesso che sia ancora in circolazione per essere interrogato, sorrise a sua volta
Longino, e poi lanci unocchiata a Postumo. Voglio dire ovviamente che potrebbe fuggire, o
nascondersi prima di venire interrogato.
 chiarissimo quello che volevate dire, disse Macrone. Dopotutto, non vorreste certo
sbarazzarvi di un servitore tanto fedele.
Esatto. E dove ci porta questo?.
Segu un altro silenzio mentre Macrone ponderava la questione. Non cerano prove certe contro
il governatore e tutti i presenti lo sapevano. Come sapevano che era evidente avesse tramato contro
limperatore. Fu Catone a parlare per primo.
Ammettiamo per il momento che Narciso non faccia alcuna mossa.
Longino inarc le sopracciglia. S?
Il fatto stesso che siamo stati inviati per indagare sulla situazione significa che deve avere
qualche ragione per sospettarvi, e che prender ogni precauzione per sventare qualsiasi progetto
possiate avere contro limperatore.
E allora?
Allora,  altamente improbabile che vi vengano inviati dei rinforzi. A prescindere da quanto
possiate sottolineare la pericolosit della situazione per gli interessi romani, Narciso non vi mander
altre forze. E in questo caso, qualsiasi complotto sarebbe destinato al fallimento. Non siete daccordo,
signore?
Forse. Sempre che un tale complotto esista.
Presumendolo, si pu ancora trarre qualche vantaggio dalla situazione.
Longino fiss Catone e poi gli fece un cenno. Spiegati meglio.
S, signore. Catone si concentr un momento e poi riprese a parlare. Gi siete al corrente del
pericolo costituito da Banno. Se la sua rivolta si estendesse al di l di questa ristretta regione, potrebbe
sollevarsi tutta la provincia di Giudea. Quello che forse non sapete  che circola voce che la Partia
abbia offerto a Banno il suo aiuto. Con armi, e forse anche uomini. Se cos fosse, allora la posta in
gioco sarebbe ancora pi alta. Oltre a dover soffocare una rivolta in Giudea, dovremmo cercare di
convincere i parti a ritirare il loro appoggio. Un generale romano troppo indipendente ai confini
potrebbe provocare un incidente diplomatico di cui i parti potrebbero servirsi per scatenare una nuova
guerra contro Roma, signore, e questo alimenterebbe i dubbi sulla vostra lealt allimperatore. Catone
tacque un istante, preoccupato di aver dato troppo libero sfogo alla propria immaginazione. 
comunque una possibilit, signore.
 pi di una possibilit, fece aggrottando la fronte Longino. Le mie spie mi hanno riferito
movimenti di truppe partiche lungo lEufrate in direzione di Palmira. Lambasciatore afferma che
stanno facendo delle esercitazioni. Potrebbe essere solo una sfortunata coincidenza.
Forse, signore, ma sarebbe imprudente non prepararsi ad affrontare uneventuale minaccia.
Se una minaccia esiste. Come fanno a sapere dei piani di rivolta di Banno?
Sono certo che anche loro hanno spie, signore.
Hai detto che si potevano trarre dei vantaggi, gli ricord Longino.
S, signore. Se ci inviate dei rinforzi per scovare e annientare Banno, il pericolo in Giudea
sarebbe scongiurato. Questo vi lascerebbe libero di affrontare la Partia. Unefficace dimostrazione di
forza li scoraggerebbe dallinfrangere la pace. Quando tutto sar risolto, potreste riferire i vostri
successi allimperatore e al Senato. Immagino vi considererebbero una specie di eroe, fugando
sicuramente qualsiasi dubbio sulla vostra lealt, signore.
Longino consider la prospettiva che gli aveva prefigurato Catone, poi rivolse al giovane
ufficiale un sorriso gelido. Hai una mente tortuosa, centurione Catone. Non vorrei averti come
avversario politico. O peggio, braccio destro di Narciso. Allora saresti davvero un uomo temibile.
Sono un soldato, signore, replic teso Catone. Tutto qua.
Cos dici tu, ma questo documento dichiara altrimenti. Tu e Macrone siete pi di quanto
affermate. Ma fa niente. Longino tamburell le dita sullo scrittoio e poi annu. Molto bene, facciamo
come dici tu, ma c ancora una cosa che mi lascia perplesso.
Signore?
Ammettiamo che i parti abbiano informazioni riservate su Banno, ma come fanno a conoscere
i sospetti che Narciso ha su di me? Dovrebbero avere spie nel cuore del palazzo imperiale. O tra le
persone a me pi vicine.... Unespressione allarmata gli balen in volto, ma prima che potesse
proseguire si ud echeggiare per la fortezza il suono acuto di una tromba proveniente dal corpo di
guardia occidentale.
Longino guard Macrone. Cosera?
Il segnale di allarme, signore. Macrone si rivolse a Catone. Dobbiamo andare.
Aspettate!. Longino si alz da dietro lo scrittoio. Vengo anche io. E anche tu, Postumo.
Allesterno, gli uomini si precipitavano fuori dalle caserme, afferrando di corsa
lequipaggiamento e prendendo posizione lungo le mura della fortezza. Si fecero da parte per far
passare gli ufficiali, e Macrone e gli altri arrivarono alla torre di guardia tutti sudati e ansanti. Le truppe
ausiliarie erano schierate in reparti su entrambi i lati, e al sole che faceva scintillare gli elmi lustri, gli
uomini finivano di allacciarsi o sistemarsi lequipaggiamento e sollevavano gli scudi in attesa degli
ordini. Diversi reparti erano dotati di archi compositi, che venivano incordati in tutta fretta, con
unestremit puntellata contro la caliga mentre laltra veniva piegata per fissare il cappio della corda.
Gli ufficiali della torre erano allineati lungo il parapetto e fissavano la pista da dove, a una certa
distanza, proveniva al galoppo un gruppo di cavalieri. Alle spalle di questi, si avvicinavano forze pi
ingenti.
Chi diavolo sono?, chiese Logino.
I due gruppi di cavalieri erano ancora troppo lontani per essere individuati, ma come si
avvicinarono alla fortezza, Catone strizz gli occhi e identific dettagli a sufficienza per riconoscerli.
 una delle nostre pattuglie. Si allontan, attraversando di corsa la torre per urlare ai soldati
sulla porta. Aprite! Quelli davanti sono nostri!.
Anche Macrone aveva compreso la situazione e stava dando ordini agli ufficiali sulle mura.
Fate preparare gli arcieri per coprire la pattuglia! Tirate non appena quei bastardi che inseguono i
nostri sono a distanza di lancio!.
Quando Macrone e Catone furono tornati al fianco del governatore, questi chiese loro: E allora
chi sono gli uomini che inseguono la vostra pattuglia?.
Con un brivido che gli correva per la schiena, Catone rispose: Credo siano parti, signore.
...
.
...
CAPITOLO VENTIDUE.
...
.
...
Parti?, fece Longino guardandolo dritto negli occhi. Sciocchezze! Come possono essere
parti? Ne hai mai visto uno?
No, signore, ammise Catone. Ho letto e sentito una loro descrizione.
Longino sprezzante tir su con il naso e gli ufficiali si voltarono a guardare il disperato
inseguimento nel deserto. Quando i cavalieri furono pi vicini, il centurione Postumo lanci
unocchiata a Catone e disse piano: Temo proprio siano parti, signore.
Ormai si vedevano chiaramente gli elmi conici e le nappe delle selle che fluttuavano al vento.
Di tanto in tanto uno dei cavalieri prendeva la mira con larco e scoccava una freccia ai sopravvissuti in
fuga della pattuglia romana. Ma la distanza era eccessiva e landatura dei cavalli troppo sostenuta e
solo una delle frecce and a segno. Uno dei cavalli dimprovviso simpenn quasi disarcionando il suo
cavaliere, e Catone vide lasta scura di una freccia emergere dalla zampa posteriore. Lanimale cadde a
terra, e lasta rimase impigliata nellaltra zampa, fuoriuscendo dalla ferita insieme a un fiotto rosso di
sangue. Evidentemente era stata recisa unarteria importante perch il sangue continuava a sgorgare
dalla ferita, mentre il cavaliere tentava invano di spronare lanimale in direzione della fortezza. Dopo
diversi passi sempre pi vacillanti, infine il cavallo pieg le zampe e si accasci in terra. Luomo
smont in fretta e si volt verso gli inseguitori, accovacciandosi dietro lo scudo ed estraendo la spada. I
nemici arrivarono e allultimo momento deviarono attorno alluomo e al cavallo agonizzante. Segu una
breve raffica di frecce e allimpatto lausiliario ruot su se stesso e croll.
Un profondo gemito si lev dagli uomini sulle mura e Macrone mise le mani a coppa e url ai
soldati: Arcieri! Non state l impalati! Scoccate, non appena sono a distanza di tiro!.
Gli uomini che avevano gi incoccato la prima freccia si misero a gambe larghe, si piegarono
allindietro e tirarono larco, regolando langolatura alla massima distanza. Poi aspettarono finch la
pattuglia romana non fosse abbastanza vicina da venir superata dalle frecce. Il primo soldato rilasci la
corda e la freccia sal in aria, disegnando un arco nel terso cielo azzurro prima di restare come sospesa
e ricadere in terra. Dal punto in cui si trovava Catone ebbe la certezza che sarebbe caduta tra gli uomini
della pattuglia che cavalcavano verso la fortezza. Digrign i denti mentre la freccia piombava in terra.
Solo allultimo momento fu chiaro che aveva sorpassato la pattuglia e aveva colpito il terreno appena
davanti agli inseguitori provocando una piccola esplosione di sabbia e polvere.
La gittata  buona!, url Macrone. Facciamogliela vedere!.
Altri dardi volarono in cielo e cadendo stavolta andarono a segno. Catone vide uno degli
inseguitori, colpito in piena faccia, alzare le mani e cadere dalla groppa del cavallo, scomparendo sotto
gli zoccoli delle bestie successive. Un grido acuto fendette laria e i parti si dispersero allistante,
allargandosi ai lati per costituire un bersaglio pi difficile per gli arcieri romani, ma avevano perso la
preda. La porta si apr e i superstiti della pattuglia si precipitarono dentro oltrepassando larco e
trovando rifugio nella sicurezza del forte.
Chiudete la porta!, url Macrone un attimo dopo e i cardini stridettero e la porta torn
sbattendo al suo posto con un colpo che si ud con chiarezza fino alla torre sovrastante.
Immediatamente, i parti voltarono le cavalcature e corsero via nel deserto e lontano dalla
portata degli arcieri sulle mura. Catone li osserv allontanarsi per un momento e poi si rivolse agli altri
ufficiali.
Credo che la situazione si sia fatta molto pi seria.
Parti, mormor Longino. Maledetti parti. Sempre loro.
Macrone fece un cenno a Catone e disse: Andiamo. Dobbiamo parlare agli uomini della
pattuglia.
Scesero dalla torre e si unirono agli uomini che si ammassavano attorno ai sopravvissuti e ai
loro cavalli. Gli animali avevano il manto macchiato di sudore e bava e sbuffavano ansanti. Macrone
spinse da parte un uomo.
Largo! Fate largo!.
I soldati si separarono rapidi per far passare gli ufficiali, che un attimo dopo si ritrovarono
davanti al decurione al comando della pattuglia. Il militare aveva un braccio ferito e uno degli
infermieri gli teneva uniti i bordi dello squarcio mentre un altro gli legava attorno una fasciatura. Alla
vista di Macrone si fermarono, impossibilitati a mettersi sullattenti senza interrompere loperazione.
Egli fece loro cenno di continuare prima di rivolgersi al decurione.
Fa rapporto.
S, signore. Lanci unocchiata a Catone. Abbiamo sorvegliato i villaggi che ci era stato
ordinato di controllare. Su ognuno ho messo cinque uomini. Non abbiamo notato niente di insolito; poi,
quando ho radunato gli uomini ieri pomeriggio per rientrare alla fortezza, abbiamo visto una nube di
polvere a nord, provenire dalle colline e dirigersi da questa parte.
Colline?, intervenne Catone. Quali colline?
Vicino Heshbon, signore. Ho deciso di indagare. Ci volevano un bel po di uomini e animali
per smuovere tutta quella polvere. Quindi ci siamo avvicinati finch non ho potuto vedere meglio. Era
un esercito, signore. Migliaia di uomini, centinaia a cavallo e forse le salmerie nelle retrovie, ma non si
vedeva bene. A quel punto ci hanno visto i ricognitori. Un attimo dopo ci sono venuti addosso da tutti i
lati lanciando frecce. Ed  stato allora che ho capito che erano parti. Hanno abbattuto la maggior parte
dei miei, ma io e questi altri siamo riusciti a trovare un passaggio e al crepuscolo abbiamo attraversato
le loro file. Abbiamo cavalcato tutta la notte diretti alla fortezza. Ci hanno raggiunto a qualche miglio
da qui, disse con una scrollata di spalle.
Macrone lo fiss un momento e poi gli diede una pacca sul braccio sano. Coraggio, decurione.
Dopo che ti hanno curato la ferita, occupati dei tuoi uomini. Falli mangiare e riposare.
S, signore. Grazie, signore.
Macrone attir Catone lontano dagli uomini e abbass la voce: Vengono per noi, non credi?
Ne sono certo. Banno ha bisogno di una vittoria per dimostrare che pu battere i soldati
romani. Ai villaggi qui attorno basta la minima scusa per schierarsi con lui. Se ci distrugge passeranno
dalla sua parte.
Ma perch noi? Perch non cominciare con un avamposto pi piccolo?
In questa regione siamo quelli pi lontani da qualsiasi grosso contingente romano. Pu
facilmente tagliarci fuori da rifornimenti e rinforzi. Al tempo stesso, possiamo fuggire solo
attraversando il territorio sotto il suo controllo. Nelle altre direzioni c solo il deserto.
Merda! Siamo bloccati qui. Macrone strinse le labbra. Il governatore pu aiutarci. Se se ne
va ora, potrebbe tornare alla legione e inviarci una colonna.
Potrebbe. Se pu fare a meno di qualche uomo. Non dimenticate quel contingente di parti
diretto a Palmira.
Sono sicuro che pu fare a meno di qualcuno. In quantit sufficiente da contrastare Banno
prima che il suo esercito si ingrossi ulteriormente. Resteremo qui fino allarrivo di ununit di
soccorso.
Restare qui?. Catone parve incerto. Pensate sia saggio?
Che altro possiamo fare? Qui saremo al sicuro.
Voi credete?
Perch no? Ha un manipolo di briganti e ora, a quanto pare, qualche parto. Non potranno certo
superare le mura della fortezza. Non senza macchine dassedio.
Cosa vi fa pensare che non ce labbiano?.
Macrone sorrise. E da dove le avrebbero tirate fuori?
Dalla Partia, ecco da dove.
Catone, hai idea di quanto  difficile trasportare macchine dassedio nel deserto?
No. Quanto?.
Macrone fu preso alla sprovvista e si concentr nella ricerca di una risposta. In realt non lo
so, ma immagino sia terribilmente difficile trascinare qualsiasi cosa su un terreno del genere. Giusto?.
Fece un gesto vago in direzione della pista carovaniera e del deserto. Ti dico che non ha macchine
dassedio. Siamo al sicuro.
Spero che abbiate ragione.
Ho ragione, ma in ogni caso faremo dei preparativi. Macrone fece qualche calcolo mentale.
Quanto dista Heshbon? Una trentina di miglia? Dovrebbero essere qui domani verso mezzogiorno.
Catone annu. Direi di s.
Allora non c molto tempo. Dobbiamo parlare al governatore. Andiamo.
Risalirono sulla torre. Longino e Postumo osservavano allontanarsi la nube di polvere provocata
dai cavalli partici e discutevano sottovoce. Si bloccarono non appena Macrone e Catone emersero dalla
botola. Macrone descrisse per sommi capi quello che aveva visto la pattuglia. Per un attimo il
governatore fece unespressione allarmata, poi riacquist la calma e si mise ad accarezzarsi pensoso il
mento.
Devo riunirmi al mio comando prima che la fortezza venga isolata.
S, signore, convenne Macrone. Prima partite, meglio sar. Aspetteremo qui lunit di
soccorso.
Unit di soccorso?, ripet Longino. S, s, certo. Dovr mandarvi degli altri uomini. In
numero sufficiente da sconfiggere Banno. Lo far non appena rientro al comando.
Molto bene, signore, annu Macrone.
 meglio che parta subito, allora. Longino si volt verso la botola. Poi si ferm e si rigir,
fissando con sguardo duro Postumo. Tu resterai qui.
Cosa?, fece Postumo inorridito. Restare? Scusate, signore, ma il mio posto  al vostro
fianco. Il viaggio di ritorno alla legione sar pericoloso. Per proteggervi vi servir ogni uomo
disponibile.
Al contrario, troppi uomini non faranno che rallentarmi. In questo momento, servi pi al
prefetto che a me. Resterai qui e darai una mano a difendere la fortezza.
Ma signore!. Aveva un tono implorante e a Macrone venne il voltastomaco per il disgusto.
Basta!, fece brusco Longino. Resterai qui! Capito?.
Postumo lo guard e nel rispondergli le labbra presero una piega amara. Ah, capisco, signore.
Perfettamente.
Non ti dimenticher, Postumo. Non dimentico mai quelli che mi hanno servito bene.
 una grande consolazione, signore.
Addio, dunque. Longino annu con il capo, fece per tendere la mano, ma poi la lasci cadere
al fianco, si volt e scese dalla torre.
Poco dopo, Macrone, Catone e Postumo osservarono il governatore e la sua scorta uscire al
galoppo dalla fortezza e piegare immediatamente a nord, cos da tenersi il pi alla larga possibile dai
ribelli in avvicinamento, per poi dirigersi verso la protezione delle legioni al comando di Longino in
Siria. Macrone not lo sguardo di profonda amarezza sul volto di Postumo.
 questo quel che si guadagna quando ci si mette in politica, amico mio.
Postumo guard il prefetto e rise. Non capite, signore? Non ci mander alcun rinforzo.
Come?, chiese Catone. Cosa vuoi dire?
Se voi due siete il meglio che riesce a trovare Narciso, allora che gli di aiutino limperatore.
Fuori di Roma, immagino che siamo gli unici tre a conoscere le proporzioni del tradimento di Longino.
Se ci lascia qui a morire, sar fuori dai guai. Naturalmente, dopo che Bashir cadr e verremo tutti
massacrati, metter su una spedizione punitiva e pianger sui nostri cadaveri dichiarando di essere
arrivato troppo tardi a salvarci.
Macrone e Catone lo fissarono un momento, poi Macrone fece spallucce. Bene. Allora il solo
modo per mettere le mani su quel bastardo  fare in modo di uscire vivi da questa faccenda.
S?. Postumo sorrise debolmente. E come contate di farlo, signore?
Come facciamo sempre. Dando una sonora batosta al nemico e ballando sulla sua tomba.
Catone?
Signore?
Voglio qui tutti gli ufficiali del quartier generale. Abbiamo del lavoro da fare e, a quanto pare,
Banno ci sta con il fiato sul collo.
Compreso Scrofa? Devo liberarlo?.
Macrone diede una scrollata di spalle. Perch no? Potrebbe anche fare qualcosa di utile prima
di morire.
...
.
...
CAPITOLO VENTITR.
...
.
...
Prima di parlare, Macrone esamin i volti degli ufficiali, in attesa della loro totale attenzione.
Tra un paio di giorni, Banno e i suoi uomini saranno accampati davanti alla fortezza di Bashir.
Anche se non conosciamo lesatta entit delle sue forze, i nostri ricognitori ci hanno riferito che ci
superano di gran lunga in numero. E il peggio  che Banno e i suoi sono stati armati dai parti che gli
hanno inviato anche un contingente di arcieri a cavallo. Ho mandato dei messaggeri alla guarnigione a
Gerusalemme e al procuratore a Cesarea. Dubito che abbiano truppe a sufficienza per poterci inviare
dei rinforzi. Inoltre,  molto improbabile che dalla Siria arrivi ununit di soccorso.
Questosservazione suscit sguardi di sorpresa e un mormorio di rabbia echeggi per la sala.
Macrone lev una mano per attirare lattenzione.
Signori! Silenzio... Il governatore di Siria deve affrontare una notevole minaccia ai suoi
confini con la Partia. Non pu privarsi di uomini. Siamo soli. Non finger che le probabilit ci siano
favorevoli, ma abbiamo qualche vantaggio. Il nemico deve venire qui e noi possiamo preparare delle
trappole per accoglierlo. Banno  a capo di unarmata costituita in gran parte da paesani inesperti. Al
momento opportuno dimostreranno il debito coraggio ma il coraggio non pu competere con
laddestramento e lesperienza. Abbiamo anche il vantaggio di ottime difese. Le mura di Bashir sono
massicce, come si addice a una fortezza delle sue dimensioni. Senza macchine dassedio dovranno per
forza superare le mura e se avete mai assistito a un assalto del genere saprete quanto pu essere
dispendioso in vite umane. Macrone tacque un momento affinch venissero recepite le sue parole, poi
continu: Questa  la buona notizia. La cattiva notizia  che Banno non pu permettersi di fallire la
presa di Bashir. Far tutto il possibile. Non possiamo essere certi di sconfiggerlo, ma se dovessimo
venire sopraffatti dalla sua armata di banditi dobbiamo far s che il costo della sua vittoria sia talmente
alto che i suoi uomini non siano in grado di seguirlo contro unaltra unit romana. Se riusciamo a porre
fine subito a questa rivolta, prima che si diffonda, la sua sconfitta  certa, anche se non vivremo per
vederla.
Io e il centurione Catone abbiamo preparato un piano per la battaglia imminente. C molto
lavoro da fare prima dellarrivo di Banno. I miei segretari vi distribuiranno gli ordini. Rompete le
righe!.
Gli ufficiali uscirono in fila dalla sala. Postumo guard con ostilit il prefetto. Cose volete che
faccia, signore?
Ancora non ho deciso, rispose con un sorriso Macrone. Visto che sei cos ansioso di darti da
fare contro il nemico, quando ci sar battaglia ti voglio al centro della mischia. Ora aspettami fuori.
S, signore. Postumo fece il saluto e usc dalla sala.
Sul serio lo volete al vostro fianco in battaglia?, mormor Catone. Siete in cerca di guai.
Riuscir a gestirlo. Non permetter che quella canaglia ci pianti in asso.  lui che ci ha messo
contro la popolazione locale. Che subisca la sua bella dose di conseguenze.
Catone annu con aria di approvazione. Comunque, lo sorveglierei con attenzione.
Lo far, credimi, fece deciso Macrone. Pensi che abbia ragione riguardo al governatore?
S.  logico. Da quella parte non dobbiamo aspettarci alcun aiuto.
Se solo avessimo pi uomini. Stamattina, prima dellincontro ho controllato lentit delle
nostre forze. La coorte conta meno di settecento effettivi. Le prospettive non sono buone.
No, signore. Direi di no. Quali sono i miei ordini?
Mi servono un buon paio docchi l fuori. Voglio che ti metta al comando dei ricognitori.
Prendi dieci uomini e cavalli e va verso Banno. Invia rapporti regolari sulla sua avanzata. Non devi
scontrarti con nessuno dei suoi. Niente eroismi, Catone. Mi hai capito?
S, signore. Per quello ci sar tempo dopo.
Macrone scoppi a ridere. Questo  lo spirito giusto! Ora  meglio che vada avanti con i
preparativi. Devi partire il prima possibile.
S, signore, replic Catone, ma non si mosse.
Che c?
Quella gente di Heshaba. Credo sia giusto offrire loro riparo nella fortezza. Mi hanno salvato
la vita.
No. Saranno pi al sicuro nel loro villaggio, soprattutto se Banno prender la fortezza.
Non ne sono convinto. I parti non sono certo famosi per la loro gentilezza nei confronti dei
civili. Oltretutto, ho la sensazione che tra Banno e quella gente corra cattivo sangue. Se li lasciamo l
fuori, saranno alla merc dei banditi e dei parti.
Macrone lo fiss un momento prima di prendere una decisione. Molto bene. Offrigli rifugio,
ma se accettano devono entrare nella fortezza nottetempo. Non voglio che quando inizier la battaglia
si trovino tra i due fuochi.
Grazie, signore.
Catone, puoi chiederglielo, ma dubito che quella donna, Miriam, o i suoi seguaci, accetteranno
lofferta. Quella che marcia contro di noi  la loro gente.  pi probabile che si uniranno agli altri
nellassalto alla fortezza.
Catone scosse il capo. Non credo. Miriam e i suoi seguaci sono diversi. Non penso che
vogliano combattere contro di noi. O in generale contro qualcuno.
Bene. Macrone indic la porta. Va a fare la tua offerta, ma sbrigati. Non resta molto
tempo.
Quando la colonna di ricognitori con Catone usc al trotto dalla fortezza cerano gi diverse
squadre al lavoro, che scavavano con i picconi piccole fosse tuttattorno al forte. Sotto il sole cocente
era un lavoro massacrante, ma di fare delle pause non se ne parlava nemmeno. Quegli uomini
scavavano per la loro sopravvivenza. Tutto ci che poteva arginare londata nemica avrebbe contribuito
a salvarli. Perci con la sola concessione di un cappello di paglia, nel caldo torrido gli uomini
impugnavano i picconi nel disperato tentativo di prepararsi allattacco nel breve tempo che restava.
Quando Catone e i suoi arrivarono a cavallo nella piccola piazza al centro del villaggio, gli
abitanti di Heshaba stavano riposando nelle loro case. Luomo, che Scrofa aveva ordinato di
crocifiggere, pendeva ancora dalla croce. O almeno quel che ne restava. Il sole ne aveva cotto ed
essiccato il corpo, che si era visibilmente ristretto sotto la pelle avvizzita. Corvi e cornacchie avevano
strappato le parti pi tenere della carne e le orbite degli occhi fissavano vuote il paese. Catone ordin
alla colonna di smontare, porse le sue redini a uno dei ricognitori e disse agli uomini di abbeverare i
cavalli e attenderlo nella piazza. Poi si diresse nel pi vicino vicolo, si avvicin a una porta e buss. Un
attimo dopo la porta si apr scricchiolando e un volto maschile impaurito si affacci sulla strada invasa
dal sole.
Va a cercare Miriam, disse Catone in greco. Dille che il centurione Catone deve parlarle di
una questione della massima urgenza. Sar alla cisterna. Hai capito?.
Luomo annu e Catone si allontan risalendo a grandi passi la collina, superando le ultime case
del villaggio fino a raggiungere lombra di una delle palme polverose che crescevano accanto alla
cisterna. Cera meno acqua che mai, era ridotta a una semplice pozza circondata da terra crepata, e si
chiese come si potesse sopravvivere in quellarida regione. Il dio dei giudei, Yahweh, doveva essere
davvero crudele per imporre ai suoi fedeli unesistenza tanto aspra, pens Catone. Doveva esserci una
vita migliore di quella. Forse era per questo che quella gente era tanto religiosa, per la necessit di
trovare una sorta di compensazione spirituale a quellesistenza fisica cos dura e poco gratificante.
Un leggero scricchiolio della ghiaia lo avvis dellarrivo di Miriam e Catone si alz in fretta e
chin il capo deferente.
Mi hanno detto che desideravi parlarmi, fece con un sorriso Miriam. Non devi alzarti per
me, giovanotto. Siedi.
Catone obbed e Miriam gli si inginocchi di fronte mettendosi comoda.
Ci hanno detto che Banno sta venendo da questa parte con un esercito. Sono venuto ad
avvisarvi.
Lo sappiamo gi. Stamattina  venuto un cavaliere in paese. Dobbiamo fornire ai suoi uomini
tutta lassistenza di cui hanno bisogno, altrimenti verremo considerati collaborazionisti e trattati di
conseguenza.
Catone la guard. Cosa farete?
Non lo so. Scosse il capo tristemente. Se ci opponiamo, Banno ci distrugger. Se gli
obbediamo, voi romani ci tratterete da suoi complici. Qual  il giusto mezzo, Catone?
Non lo so. E non so nemmeno se ce n uno. Sono venuto a offrire a voi e alla vostra gente
rifugio al forte.
Miriam sorrise. Unofferta gentile, ne sono certa. Dimmi, quali sono le vostre probabilit di
sopravvivere allattacco di Banno?
Non vi mentir, Miriam. Sono molto pi numerosi di noi e da fuori non ci arriver alcun
rinforzo. Potremmo soccombere.
In quel caso, sarebbe meglio per la mia gente non farsi trovare nella fortezza.
Certo, se noi saremo travolti. Ma se restate qui, entrerete sicuramente in conflitto con luno o
laltro.
Miriam si guard le mani. Siamo venuti qui per sfuggire a simili contese. Volevamo solo la
pace e la possibilit di vivere come desideriamo, ma pare che non si possano evitare i contrasti che
affliggono gli uomini. Se li portano persino qui, nel deserto. Guardati intorno, centurione. Cosa c qui
che pu far gola? Cosa c qui che pu suscitare la cupidigia degli uomini? Nulla.  per questo che la
mia gente si  stabilita in questo posto dimenticato. Ci siamo allontanati da qualsiasi luogo potessero
bramare gli uomini. Abbiamo dato via tutti i beni che potessero suscitare negli altri invidia o desiderio.
Siamo solo ci che siamo, nientaltro, eppure siamo tormentati dalle attenzioni degli altri. Anche se non
abbiamo cattive intenzioni nei loro confronti, ci vogliono distruggere. Alz una mano e se la port al
petto.  stato il destino di mio figlio. Non permetter che sia il destino anche di mio nipote. Ormai
Yusef  tutto quello che mi resta. Lui e i ricordi sbiaditi di una vecchia.
Chin la testa e tacque. Catone non era in grado di offrire vere parole di conforto e rimase in
attesa. Le spalle della donna si alzarono e una lacrima le cadde tra le ginocchia lasciando una chiazza
scura nella sabbia. Catone si schiar la voce: Accetterete la nostra protezione, per quel che vale?.
Miriam si asciug gli occhi con la manica del mantello e lev lo sguardo. Con tutto il mio
cuore, no. Questa  la nostra casa. Non c altro luogo per noi. Resteremo qui e o verremo risparmiati o
saremo cancellati. Ma ti ringrazio per lofferta.
Catone annu. Devo andare. Si alz e la guard negli occhi. Buona fortuna, Miriam. Che il
vostro Dio protegga voi e la vostra gente.
La donna alz lo sguardo al cielo e chiuse gli occhi. Sia fatta la Tua volont....
Come?.
Miriam sorrise. Solo una cosa che diceva mio figlio.
Ah.
Addio, centurione. Spero di rivederti.
Catone si allontan e ritorn al villaggio per riunirsi ai suoi uomini, e una volta che fu
scomparso tra le casupole, con un sommesso gemito che le scosse il corpo, Miriam diede libero sfogo
alle lacrime.
Banno e gli alleati parti non si erano adoperati per celare i loro movimenti, ma marciavano
direttamente verso la fortezza, sotto gli occhi di Catone e dei suoi uomini. Il centurione sorrise
cupamente tra s e s. Se Banno voleva intimidirli con le dimensioni delle sue forze, ci stava riuscendo
benissimo. Secondo la stima di Catone, si trovavano a dover affrontare pi di tremila uomini, di cui
circa cinquecento a cavallo, per la stragrande maggioranza parti, micidiali con i loro archi e abili
spadaccini nel corpo a corpo. La colonna nemica era stata facilmente individuata grazie alla densa nube
di polvere che sollevava al suo passaggio. Nelle retrovie cera un piccolo convoglio di salmerie, con un
pugno di carri appena visibili nella foschia polverosa, anche se era impossibile stabilire cosa
trasportassero. La colonna avanzava a passo lento, senza affrettarsi verso lo scontro, ma fiduciosa di
poter attraversare impunemente la regione.
Non appena ne ebbe stimato il numero e calcolato lammontare di armi ed equipaggiamento,
Catone incise rapido le informazioni sulla cera di una tavoletta che aveva nella sacca e chiam uno
degli uomini.
Porta questa al prefetto. Digli che, al momento del rapporto, il nemico si trovava a una trentina
di miglia dalla fortezza. Al passo attuale non dovrebbe arrivare prima di domani sera. Capito?
S, signore.
Allora va.
Non appena luomo si fu allontanato al galoppo, sollevando alle sue spalle una sottile scia di
polvere, Catone vide alcune delle staffette della colonna nemica voltarsi e indicare il piccolo gruppo di
romani, ma nessuno si mosse per inseguirli e, per il resto della giornata, cavalcarono davanti a Banno e
ai suoi uomini lasciando per una distanza sufficiente alla fuga, nel caso di improvvise incursioni della
cavalleria partica. Con il calar della notte, i nemici si fermarono. Riuscirono a trovare combustibile solo
per un ridotto numero di fal, vista la scarsit di legname in quel paesaggio arido. Catone non permise
ai suoi uomini di accendere un fuoco. Sarebbe stato pericoloso mostrare cos apertamente la loro
presenza. Invece, attese che fosse buio e poi cambi posizione, portandosi sullaltro fianco della linea
nemica, nel caso in cui Banno decidesse di cogliere di sorpresa i ricognitori romani che avevano
controllato i suoi movimenti. Poi, dopo che gli uomini furono smontati da cavallo e vennero organizzati
i turni di guardia, mentre la temperatura calava precipitosamente, Catone si avvolse nella coperta
cercando di trovare un punto comodo del terreno per dormire.
Alle prime luci dellalba del giorno dopo, Macrone usc a cavallo dalla fortezza per ispezionare
i lavori eseguiti dai suoi uomini. Le fosse scavate il pomeriggio prima erano state completate e
costituivano un pericoloso ostacolo per una carica di cavalleria. Dietro le fosse cera la seconda linea di
difesa. Gli uomini avevano disseminato un vasto perimetro di triboli di ferro a quattro punte
provenienti dai depositi della coorte. Le punte avrebbero trafitto gli zoccoli dei cavalli, le calighe o i
piedi nudi di qualsiasi aggressore che si fosse lanciato a capofitto contro le linee romane, azzoppandolo
allistante. Una volta superata la seconda linea di difesa solo i bastioni del forte si sarebbero frapposti
tra loro e il nemico. Macrone recit una breve preghiera a Fortuna e a Marte, sperando che i nemici non
possedessero troppe scale dassalto o arieti. In caso contrario, sarebbe stata solo questione di tempo
prima che la superiorit numerica stabilisse lesito dellimminente battaglia.
Laria era ancora gelida e Macrone rabbrivid mentre terminava lispezione e si dirigeva verso
la fortezza. Avvicinandosi alla porta, not un cavaliere che arrivava da nord e si ferm. Socchiuse gli
occhi per cercare di identificarlo. Certo non era romano, con quella stoffa che gli ricopriva il corpo e la
testa. Spost la mano libera sullelsa della spada, diede uno strappo alle redini e gir la cavalcatura
verso luomo in avvicinamento. Evidentemente alla fine anche le sentinelle lavevano visto e lungo i
bastioni risuonarono i passi della centuria in servizio. Macrone si accigli per la negligenza della
sorveglianza. Le sentinelle avrebbero dovuto scorgere il cavaliere molto prima di lui. Qualcuno ne
avrebbe risposto, decise.
Dimprovviso, il cavaliere agit la mano in segno di saluto e un attimo dopo scost il velo e
url: Centurione! Sono io! Simeone!.
Macrone rilass il braccio sulla spada ed emise un sospiro di sollievo. Alz la mano per
ricambiare il saluto e incit il cavallo verso la guida, mentre questa si muoveva con attenzione
attraverso le difese.
Hai scelto un pessimo momento per venire a farci visita, disse mesto Macrone.
Ci sar mai un buon momento?, fece Simeone ridendo e poi indic gli uomini impegnati a
sistemare i triboli. Dimmi, centurione, perch avete piazzato tutti questi aggeggi attorno alla
fortezza?
Sta arrivando Banno. Lo aspettiamo prima di sera.
Simeone inspir sonoramente. Come  potuto diventare tanto forte cos in fretta?
Si  fatto dei nuovi amici. I parti gli hanno mandato degli aiuti.
Parti?. Simeone sincup. Banno  uno sciocco. Cosa immagina che faranno i parti se mai
riusciranno a scacciare i romani dalla regione?  accecato dallodio verso i Kittim. Giudea, Siria e
Nabatea cadranno tutte in mano alla Partia. Afferr Macrone per la spalla. Dobbiamo fermare
Banno! Qui!.
Pi facile a dirsi che a farsi, replic stancamente Macrone. Ha una superiorit numerica
schiacciante e il governatore di Siria ci ha abbandonato. Non sono certo che riusciremo a trattenerlo.
Si ferm colto da un pensiero. Un pensiero disperato, a dire il vero. A meno che non riusciamo a
trovare degli aiuti. Quanto ci metti ad arrivare a Petra?
Potrei partire subito, centurione. Cavalcando di buona lena, un paio di giorni. Perch?.
Macrone sorrise. Devo riscuotere un debito.
...
.
...
CAPITOLO VENTIQUATTRO.
...
.
...
Be, eccoli qua, fece Macrone grattandosi il mento e scrutando in lontananza. Il sole era
basso nel cielo e gli lacrimarono gli occhi mentre fissava lo sguardo sul nemico. A circa tre miglia un
esteso gruppo di cavalieri superava un piccolo avvallamento. Rallentarono e si misero apparentemente
a osservare la fortezza. Non potranno fare granch stasera. Si accamperanno, piazzeranno i picchetti e
faranno una bella dormita.
Mi pare pi che altro un pio desiderio, signore, replic piano Catone. Se non giudico male la
situazione, direi che Banno vorr annientarci il pi rapidamente possibile.
E perch mai?
Per quanto ne sa, potremmo aver chiesto rinforzi non appena abbiamo scoperto che si stava
dirigendo qui. Se vuole far sollevare il resto della provincia, deve dimostrare che Roma pu essere
sconfitta. Se dovesse fallire lattacco a Bashir, i suoi sostenitori si dissolverebbero in un batter
docchio.
Ma  ben probabile che non arriver nessun aiuto. Non da Longino, comunque.
S, ma Banno non lo sa, signore. Dal suo punto di vista, ha sei o sette giorni prima dellarrivo
di ununit di soccorso. Questo significa che deve muoversi in fretta per prendere la fortezza. Catone
riflett un momento, poi prosegu: Far affidamento sulla minaccia partica per impedire a Longino di
inviare forze schiaccianti in risposta alla situazione che si verr a creare qui. Banno sperer, con Bashir
nelle sue mani, di poter attirare reclute a sufficienza per contrastare le truppe che alla fine invier
Longino.
Macrone guard Catone. Come fai a saperlo?
Sto solo valutando la situazione dal punto di vista del nemico, signore. Catone annu tra s e
s. Mi sembra logico. E in questo caso credo che non dovremmo correre rischi. Banno potrebbe
benissimo tentare di attaccare la fortezza stanotte.
Che ci provi. Macrone sorrise al pensiero del terreno preparato attorno al forte. Qualsiasi
tentativo di raggiungere le mura con il favore delle tenebre avrebbe portato il nemico dritto contro gli
ostacoli preparati dalla coorte. Per un momento si abbandon soddisfatto al pensiero dei frustranti
ritardi e dei danni subiti da Banno, poi lo sguardo gli si indur. Ma comunque, potresti aver ragione.
Metter due centurie sulle mura.
Penso che sia pi prudente, signore, replic Catone. C unaltra cosa.
S?
Quella storia di far tornare in servizio Postumo e Scrofa.
Ci serve ogni uomo in grado di maneggiare una spada.
Forse, ma comunque non mi fido di nessuno dei due. Quei bastardi sono capaci di tradirci non
appena voltiamo le spalle.
Come possono tradirci? Siamo tutti nella stessa barca. O combattono per la loro vita, o si
fanno massacrare da Banno. E quindi combatteranno.
Catone tacque per un po, poi sospir. Spero solo che abbiate ragione, signore.
Macrone soffoc il proprio disappunto. Non era il caso che Catone si preoccupasse di Scrofa e
Postumo quando doveva concentrarsi su questioni pi importanti. Si schiar la voce e si rivolse
allamico: Vorresti che li incarcerassi di nuovo?
Cosa?. Catone aggrott la fronte. No, non credo signore. Come la prenderebbero gli
uomini? Il prefetto non sa decidersi, direbbero. Perci dobbiamo tenerci Scrofa e Postumo. Forse non
causeranno troppi problemi tra le riserve.
I due ufficiali erano stati posti ciascuno al comando di uno squadrone di cavalleria, tenuti
lontani dalle mura e pronti a rinforzare eventuali punti deboli nelle difese. Macrone aveva deciso cos.
Si freg le mani soddisfatto. Anche se Banno tentasse un assalto diretto alle mura, non andr
molto lontano senza macchine dassedio. Penso che ce la caveremo senza troppi problemi, Catone. E
poi non potranno neanche prenderci per fame: abbiamo provviste per due mesi per gli uomini e un
mese per i cavalli. E se mangiamo i cavalli, possiamo resistere ancora un po. Le cisterne sono piene
fino allorlo, quindi lacqua non ci mancher. Provo quasi pena per quei bastardi l fuori. Dubito che
Banno sar in grado di sostentarli a lungo. E saranno a corto di acqua. Macrone indic con un cenno
della testa la cisterna a qualche distanza dalla fortezza. Nellacqua si trovavano le carcasse di pecore e
capre che Macrone aveva ordinato di gettare nel bacino una volta riempiti i serbatoi del forte.
Dobbiamo solo trattenerli quel tanto che ai suoi paesani venga fame e la nostalgia di casa,
concluse Macrone. Poi, una volta scomparsi i suoi rinforzi, usciremo di qui e gli daremo la caccia.
Quando Banno verr crocifisso, questi giudei si renderanno conto che non ha senso sfidare Roma.
Spero abbiate ragione, replic Catone. Guard nuovamente i cavalieri in lontananza. Alle
loro spalle comparve lentamente oltre il basso crinale lavanguardia della colonna nemica che cominci
a sparpagliarsi nella piana arida davanti alla fortezza. Migliaia di uomini e tra loro cavalli e bestie da
soma. La polvere sospesa sopra lorda in movimento filtrava la luce del sole morente tingendola di un
rosso brillante che formava pozze color sangue contro il cielo pallido e Catone avvert un brivido
gelido lungo la schiena. Macrone not quellimprovviso tremore nellamico.
Devi essere stanco. Appena finito il primo turno di guardia, va a riposare.  un ordine. Mi
servi in buona forma nei prossimi giorni.
S, signore.
Catone fu contento che lamico avesse equivocato il suo comportamento e si rimprover
aspramente per aver svelato in maniera tanto evidente la propria paura. Se laveva vista Macrone,
potevano vederla anche gli altri, e Catone trasal al pensiero di come gli uomini avrebbero considerato
quella manifestazione di debolezza da parte di un ufficiale appena entrato nella Seconda Illirica. Catone
lanci unocchiata agli uomini disseminati lungo le mura su entrambi i lati del corpo di guardia. Alcuni
parlavano piano osservando il nemico avvicinarsi, ma la maggior parte si limitava a guardare il deserto
e in molti casi aveva unespressione impenetrabile. Cera chi valutava con calma le forze nemiche che
presto si sarebbero trovati ad affrontare, altri erano agitati e completamente assorbiti nella
contemplazione del pericolo imminente e facevano trapelare la propria ansia con una variet di tic: dita
che tamburellavano ritmicamente sulla rifilatura in bronzo di uno scudo, o lelsa di una spada, un piede
che batteva in terra, il ripetitivo leccarsi delle labbra e altri gesti che Catone aveva osservato prima di
precedenti azioni.
Si costrinse a riguardare il nemico in avvicinamento. Cerc di immaginare i sentimenti di quegli
uomini. Per la gran parte erano semplici contadini, spinti a combattere dalla costante durezza e
ingiustizia della vita. Questo li avrebbe imbaldanziti ancora per un po, ma mancava loro lesperienza e
la sicurezza dei soldati di professione, come gli ausiliari della Seconda Illirica. Cosa pensavano mentre
avanzavano con passo pesante per la piana polverosa e vedevano le massicce mura della fortezza di
Bashir, con le sue tozze torri agli angoli e sopra le porte? Non provavano un brivido di paura, malgrado
la loro superiorit numerica? Catone lo sperava, per il loro bene e anche per il suo. Non cera alcuna
soddisfazione, e ancor meno gloria, a uccidere dei contadini. Era un compito sporco, ingrato e inutile
che avrebbe solo portato altra infelicit alla popolazione della Giudea. Una sconfitta avrebbe
ulteriormente alimentato la rabbia e lodio verso Roma che ribollivano nei loro cuori. Questo avrebbe
ottenuto Roma se Catone, Macrone e compagni fossero riusciti a tenere a bada il nemico. Ma se Banno
avesse vinto, lesempio di Bashir avrebbe infervorato tutta la provincia. Una moltitudine di uomini
avrebbe gonfiato le sue file e dallEgitto alla Siria nessuna guarnigione romana sarebbe pi stata al
sicuro. E poi? Da ci che Catone capiva di quella gente, non ci sarebbe stata pace. Nessuna nazione
unita e indipendente della Giudea. Gli abitanti erano troppo divisi per classi e fazioni religiose per
operare insieme. In quel caso sarebbe stata solo questione di tempo prima che fosse dilaniata da guerre
civili e poi assorbita da un altro impero, Roma o Partia che fosse. Come era sempre avvenuto nel corso
della sua storia.
Catone sorrise scoprendosi dispiaciuto per quei contadini angariati che gli marciavano contro.
Banno marci con la sua armata fino a circa un miglio dalla fortezza e poi si ferm per
accamparsi prima di notte. Il cielo era chiaro e al riverbero arancione del tramonto che sbiadiva, le
stelle punteggiavano brillanti il cielo. I rumori del nemico attraversavano la sabbia arrivando al forte e
se Catone avesse drizzato le orecchie avrebbe sentito scoppi di risa e canti inframmezzati da ordini
urlati. Uno a uno vennero accesi dei fuochi e chiare pozze di luce sorsero nel deserto, illuminando
ognuna affollati cerchi di umanit, ammassati intorno mentre la notte stringeva tutti nel suo gelido
abbraccio.
Macrone aspett un po, per essere certo che il nemico si sistemasse per la notte, prima di dare
il riposo alle unit che non erano in servizio di guardia. Gli uomini scesero dalle mura e si ritirarono
tetri nelle caserme. Alcuni si sarebbero addormentati abbastanza facilmente, altri sarebbero rimasti
nello stato di agitazione osservato prima da Catone. Macrone fece un cenno a Catone e insieme si
recarono nellalloggio del prefetto per consumare un pasto con gli altri ufficiali. Scrofa e Postumo, per
quanto consentiva loro il rango, si sedettero il pi lontano possibile dal comandante della coorte e
tennero gli occhi bassi, evitando di incontrare lo sguardo degli altri. Lumore era a terra, nonostante
Macrone avesse ordinato al suo attendente di servire il miglior vino ancora presente nella riserva di
Scrofa. Ben sapendo che gli uomini lo osservavano, Macrone assunse unaria tranquilla e poco turbata
dalla presenza del nemico. Azzard persino qualche battuta scurrile con gli altri ufficiali e concluse la
serata con un brindisi allinevitabile vittoria. Gli ufficiali risposero con forzato entusiasmo e dopo la
cena tornarono alle loro stanze in fondo alle caserme.
Be, un successo davvero travolgente, mormor Macrone dopo che fu uscito lultimo
ufficiale ed era rimasto solo Catone a piluccare datteri da una ciotola. Tanto varrebbe consegnare la
fortezza a Banno e farla finita.
Quando sar il momento combatteranno come leoni, signore.
Ah s? E cosa te lo fa pensare mio stimato ed esperto amico?.
Catone lev lo sguardo. Non hanno altra possibilit.  vivere o morire.
Sai che novit, brontol Macrone. Ti dico una cosa, Catone, se fossero legionari invece di
ausiliari avrebbero uno spirito completamente diverso. Non vedrebbero lora di gettarsi su Banno e la
sua cricca.
Forse anche loro si sentirebbero cos, se non li avessero rovinati Scrofa e Postumo.  una
questione di autorit. Sono stati mal comandati per mesi prima che arrivaste voi. Avete avuto troppo
poco tempo per ridar loro la combattivit.
Forse, riflett Macrone. Magari il primo assalto dar loro un po di nerbo.
Catone sorrise. Spero di no. Lultima cosa di cui hanno bisogno  una frustata.
Macrone fece una smorfia alla battuta dellamico. C poco da ridere, Catone. Da questo
dipende la nostra vita. Poi aggiunse sbuffando: Dipende il destino di tutta questa maledetta
provincia. Quindi niente spiritosaggini, per piacere. Non prima di aver bevuto un altro otre di vino,
daccordo? E anche allora....
Va bene, signore. Niente pi battute.
Bene. Macrone rimase in silenzio per un po, perso nei suoi pensieri, poi dimprovviso disse:
Come pensi facesse Vespasiano?
A fare cosa, signore?
A preparare i suoi ufficiali alla battaglia. Ricordi quando eravamo nella ii Augusta? Alla
vigilia di ogni battaglia, il legato trovava le parole giuste, faceva un brindisi e tornavamo tutti dai nostri
uomini impazienti di dare battaglia. Come faceva?.
Catone richiam alla mente il loro ex comandante, la corporatura massiccia, i capelli diradati
che incorniciavano un volto dai tratti forti. La voce ferma e profonda con cui Vespasiano riusciva ad
ammaliare e al contempo rimproverare i suoi uomini. Era difficile stabilire cosa lo rendesse il tipo
duomo per cui sentivi di voler combattere fino alla morte. Forse era perch sapevi che lui, a sua volta,
avrebbe combattuto fino alla morte per te. A prescindere dal tipo di autorit, concluse Catone, era
chiaro che alcuni la possedevano e molti altri no. E Macrone apparteneva alla prima categoria: aveva
solo uno stile diverso da quello di Vespasiano.
Non so dare una risposta, fece con un sorriso Catone.
Benissimo. Grazie, replic con amarezza Macrone.
Non vi preoccupate, signore. Vi comporterete egregiamente. Io vi seguirei in capo al mondo.
Macrone lo guard con espressione sorpresa. Lo dici davvero?
Certo, signore. E quando questi uomini impareranno a conoscervi meglio, faranno lo stesso.
Ora che  imminente una battaglia si renderanno conto ben presto delle doti del loro nuovo prefetto.
Forse era questo che aveva Vespasiano.
Cosa?
Il vantaggio di un esempio. Lo seguivamo perch lavevamo visto in battaglia. Ci aveva dato
una dimostrazione. Direi che  questo che convince gli uomini a seguire un comandante. Ora avete la
possibilit di fare lo stesso con la Seconda Illirica.
Macrone si accarezz il mento pensoso, poi riemp nuovamente la coppa di Catone e la propria
prima di levarla in un brindisi. A quelli che comandano dalla prima linea.
Catone annu. A loro.
Catone venne svegliato lultima ora prima dellalba. Un ausiliario gli stava delicatamente
scuotendo la spalla. Signore, vi vuole il prefetto.
Catone batt le palpebre, sbadigli e si strofin gli occhi. Bene. Dov?
Nel posto di guardia principale, signore.
Benissimo, i miei omaggi al prefetto. Digli che sto arrivando.
S, signore. Il soldato fece il saluto e si allontan dalla stanza. Subito, Catone gett via le
coperte e ruot le gambe sul fianco del letto. Alla luce dellunico lume che il soldato gli aveva lasciato
sul tavolo, indoss le calighe, le allacci e si stiracchi la schiena prima di alzarsi in piedi. Poi sinfil
la cotta di maglia, prese lelmo e il cinturone con la spada e and a raggiungere Macrone. Fuori dal
quartier generale laria era fredda e la pallida luce delle stelle illuminava a stento le caserme oltre lo
spiazzo. Deboli bagliori comparivano in prossimit di porte e finestre di quelle caserme dove gli
ausiliari che non riuscivano a dormire passavano il tempo a giocare a dadi, o a intagliare il legno, o nei
mille modi in cui si impegnavano i soldati in attesa dellazione.
Appena Catone usc dalla botola del corpo di guardia, vicino al parapetto vide la grossa sagoma
di Macrone.
Mi avete mandato a chiamare.
S, pensavo fosse meglio che vedessi questo. Guarda l. Macrone indic il campo nemico e in
particolare una zona, a circa trecento passi, dove ardevano diverse torce, che gettavano chiazze
tremolanti di luce. Davanti alle torce cera una barriera di vimini che celava una qualche attivit, ma i
colpi di martello e le grida degli uomini arrivavano con chiarezza fino ai due centurioni nel corpo di
guardia.
Avete qualche idea su cosa stia succedendo?, domand Catone.
Potrebbe trattarsi dellassemblaggio di scale dassedio o di un ariete. Non che questo mi
preoccupi particolarmente. Devono attraversare la terra di nessuno prima di avvicinarsi tanto da potersi
servire di quel genere di attrezzi.
Ma potrebbero anche costruire qualcosaltro, riflett Catone.
 quello che pensavo. Magari i parti hanno fornito a Banno ununit di genieri.
Oltre alle armi e agli arcieri a cavallo? Sarebbe di una generosit spropositata da parte loro, ma
 vero che la posta in gioco  molto alta.
Esatto. Be, per ora non possiamo fare nulla. Macrone spost lo sguardo dal campo nemico
allorizzonte. Presto spunter lalba e a quel punto scopriremo cosa stanno combinando.
Non ci volle molto perch il buio cominciasse a dileguarsi e il paesaggio attorno alla fortezza ad
apparire in tutti i suoi dettagli. Ben presto i nemici spensero le torce e Catone, i cui giovani occhi erano
migliori di quelli di Macrone, individu oltre il pannello di vimini due massicci telai in legno. Quando
cap di cosa si trattava, avvert un senso di nausea. Attese un altro momento per esserne sicuro e poi si
rivolse a Macrone.
Onagri. Due.
Onagri?, fece Macrone sbalordito. E dove diavolo li ha presi degli onagri Banno?. Ma
mentre parlava, gli balen in mente un ricordo. Di settimane prima, quando la carovana aveva respinto
lofferta di protezione di Postumo. Tra i cammelli cerano due carri coperti trainati da buoi che
trasportavano legname pesante. Senza dubbio gli arpioni in ferro e gli altri meccanismi erano stati
nascosti sotto il carico. Molto astuti questi parti, ammise Macrone. Invece di inviare le macchine
dassedio attraverso il deserto, le avevano trasportate per nave attorno allArabia e poi le avevano
consegnate a Banno nascoste tra le merci. Macrone batt i pugni sul bastione. Li avevo visti qualche
tempo fa, smontati per il trasporto. Durante quel primo pattugliamento con Postumo. Ovviamente, sono
stato troppo stupido per riconoscerli come componenti di quelle macchine. Merda.
Catone scosse il capo. Be, ormai  troppo tardi.
Macrone stava per replicare quando udirono un grido provenire dal campo nemico. Si voltarono
giusto in tempo per vedere i bracci degli onagri balzare in aria e in avanti fino a colpire la traversa. Il
suono sordo dellimpatto risuon un attimo dopo. Catone vide i primi due macigni attraversare la gelida
aria del mattino. Si levarono fino alla cima di un arco che definiva la loro traiettoria, poi parvero restare
sospesi un attimo e infine scesero a velocit allarmante, diventando sempre pi grandi e piombando
verso il corpo di guardia.
Catone afferr Macrone e lo trascin via dai bastioni. Abbassatevi!.
...
.
...
CAPITOLO VENTICINQUE.
...
.
...
Si rannicchiarono e a denti stretti aspettarono limpatto. Il primo masso super il corpo di
guardia e piomb sul tetto del blocco delle caserme con un enorme schianto. Allimpatto esplosero
frammenti di tegole che crollarono nella strada attorno alledificio. Il secondo proiettile colp il terreno
a breve distanza dalla fortezza mandando contro le mura una pioggia di pietrisco e sollevando una
piccola nube di polvere. Catone e Macrone sentirono limpatto e Macrone guard lamico con un
sorriso nervoso.
Hanno un arnese niente male l fuori. Buona gittata e in grado di lanciare un peso notevole. Ci
dar del filo da torcere.
Catone si alz e guard gli onagri. Le squadre si stavano gi preparando al prossimo lancio. Ud
un leggero rumore metallico mentre il braccio venivano riabbassato. Macrone era corso allaltro lato
del corpo di guardia e guardava gi il blocco delle caserme colpito dal primo proiettile. Cera un
enorme buco nel tetto e sopra ledificio era sospesa una nube di polvere.
Ehi, tu!, grid Macrone a un soldato per strada. Luomo si guard intorno, poi alz gli occhi
e si mise sullattenti.
S, signore!.
Va a guardare dentro ledificio. Controlla che stiano tutti bene. E fa vedere i feriti agli
infermieri. Muoviti!.
Non appena ebbe dato lordine, Macrone raggiunse nuovamente Catone. Il primo degli onagri
era gi quasi pronto e nella luce che aumentava sempre pi videro due uomini che sollevavano a fatica
un masso collocandolo nella coppa del braccio. Venne urlato un ordine e un attimo dopo il palo di
legno scatt ancora una volta in alto, urtando la traversa, e un altro proiettile disegn un arco in aria in
direzione della fortezza. Come prima, pareva andare dritto verso di loro e Catone lanci unocchiata a
Macrone. Questi stava esaminando il rapido movimento della pietra, perci Catone si sforz di restare
calmo e di resistere allimpulso di gettarsi di lato. Il macigno colp la base del corpo di guardia e
Catone avvert la scossa dellimpatto in tutto il corpo. Un pezzo di muratura cadde dal bastione vicino e
dal tetto in paglia sopra la loro testa precipitarono polvere e pietrisco.
Macrone lo guard. Tutto bene?.
Catone annu.
 meglio controllare i danni.
Si sporsero dal bastione e guardarono gi. Il masso era ancora tutto intero, laddove era
rimbalzato dal muro, e vicino allarco cera un piccolo cratere e una ragnatela di crepe tuttintorno.
Macrone fece una smorfia. Spero proprio che sia stato un colpo fortunato.
Entr in azione il secondo onagro e unaltra pietra vol in aria in direzione del forte. Il tiro fu
unaltra volta corto e il masso rimbalz sul terreno pietroso prima di colpire senza danni la base del
muro accanto al corpo di guardia. Allo spuntar del sole, il bombardamento prosegu al ritmo costante
dello sferragliare dellarpione, lo schiocco del braccio che colpiva la traversa e lo schianto dellimpatto.
Ma quasi met dei tiri era troppo corta, o fuori bersaglio, o superava le difese per abbattersi sugli edifici
retrostanti. Ogni colpo sul corpo di guardia rimuoveva pezzi di muratura e le crepe sottili a poco a poco
si allargavano. Un tiro ben piazzato atterr alla base della porta, facendo scuotere i cardini. Macrone
diede ordine a gran parte degli uomini di ripararsi dietro il muro, lasciando quelli che presidiavano le
torri dangolo a controllare i movimenti del nemico. Dopo un po, Macrone e Catone scesero dal corpo
di guardia e sedettero accanto alla porta.
Vi eravate mai trovato dallaltra parte della barricata prima dora?, domand Catone.
No. E non posso dire che mi piaccia, replic Macrone, sorridendo debolmente. Devo
ammettere che Banno e i suoi amici parti sono riusciti a farci una bruttissima sorpresa. E pensare che
quei maledetti onagri mi sono passati sotto il naso.
Non siate troppo duro con voi stesso, signore. Nessuno poteva prevedere quello che sarebbe
successo.
Forse, ma non sar una grande consolazione se riescono a sfondare la torre di guardia e a
invaderci.
Non potremmo provare a distruggere gli onagri?
E come proponi di farlo?
Mandiamo la cavalleria, li carichiamo prima che possano reagire e cerchiamo di dar fuoco alle
macchine, o almeno di tagliare il meccanismo di torsione.
Macrone scosse il capo. Non funzionerebbe. Per i cavalli c solo una via nel terreno che
abbiamo preparato con le buche e i triboli ed  a est. Dovremmo passare di l prima di poterci girare
verso gli onagri. Avrebbero tempo a sufficienza per piazzare uomini in quantit tra noi e le loro
preziose macchine dassedio. Perderemmo solo degli uomini.
E se ci proviamo stanotte a piedi?
Avremmo gli stessi problemi. C uno stretto passaggio attraverso gli ostacoli a ovest, e un
altro a nord. Se perdessimo la strada, resteremmo intrappolati tra il nemico e le nostre stesse difese. Al
buio  quasi impossibile orientarsi.
Per quanto Catone desiderasse pi di ogni altra cosa distruggere gli onagri, sapeva che lamico
aveva ragione. Sarebbe stata unoperazione pericolosissima, sia di giorno che di notte. Si pass una
mano tra i capelli. Se non possiamo fermare quegli onagri, allora immagino sia meglio mettere in atto
delle contromisure.
Macrone annu. Andiamo.
Si allontanarono a grandi passi dalle mura e Macrone prese a un ausiliario un giavellotto. Si
mise su un lato del corpo di guardia, regol la propria posizione e poi, con la punta del giavellotto,
cominci a tracciare una linea nel pietrisco. Continu finch non ebbe disegnato un arco attorno al retro
del posto di guardia, e poi restitu il giavellotto allausiliario.
Dovrebbe funzionare, Catone. Voglio un parapetto lungo quella linea. Costruitelo pi alto che
potete. Predisponete alcune piattaforme protette su ciascun lato. Se il nemico penetra attraverso una
breccia, lo affronteremo con frecce e giavellotti da tre lati. Capito?
S, signore.
Allora mettetevi al lavoro.
Catone radun una squadra e impart gli ordini per la distruzione dei blocchi di caserme pi
vicini al corpo di guardia. Questo avrebbe fornito unimmediata scorta di materiale per la seconda linea
di difesa, nonch sgombrato unarea dietro il parapetto dove radunare ununit di difesa che affrontasse
gli attacchi provenienti dalla breccia. Gli ausiliari si servirono di uncini di ferro e corde per abbattere i
puntoni e poi i muri degli edifici. Altri presero i picconi e cominciarono a scavare buchi per le travi.
Alle travi vennero inchiodate trasversalmente delle assi prima di usare grandi porzioni di pietre per
erigere le fondamenta del muro improvvisato. Il lavoro prosegu tutta la mattina fino al pomeriggio,
sotto un sole cocente e i lanci degli onagri contro il corpo di guardia. Alcuni massi continuavano a
oltrepassare il muro e a colpire gli edifici con un sonoro schianto che faceva sussultare i difensori e li
spingeva a cercare riparo, finch gli ufficiali non urlavano loro di riprendere il lavoro. Furono
abbastanza fortunati da evitare gravi incidenti fino a mezzogiorno, quando uno dei macigni atterr nel
bel mezzo di una squadra, riducendo uno degli uomini in un ammasso di carne sanguinolenta
praticamente irriconoscibile e ferendo gran parte dei compagni con le schegge esplose per via
dellimpatto. Immediatamente Catone url una serie di ordini per rimuovere il cadavere, far portare i
feriti in infermeria e mandare a chiamare altri uomini per la costruzione del muro interno.
Poi, nel tardo pomeriggio, dopo che lennesimo proiettile si era abbattuto sul corpo di guardia,
ci fu un rombo sinistro e una crepa si apr diagonalmente dal bastione quasi fino a terra. Gli uomini si
fermarono un attimo a guardare e poi tornarono al lavoro con rinnovata determinazione. Catone si
avvicin in silenzio a Macrone.
Non ci vorr molto, signore.
Forse, replic Macrone. Ma per il momento tiene ancora. Spero solo che resista fino al calar
della notte. Dubito che azzardino un attacco diretto finch non riescono a vedere con chiarezza quello
che fanno. Nel frattempo, dobbiamo solo impegnarci al massimo sul muro interno.
Qualche tiro dopo, langolo del corpo di guardia croll in terra fuori del forte e, una volta
estinto il rumore del crollo, si udirono le grida trionfanti dei nemici. Catone lev lo sguardo verso il
corpo di guardia e vide la grande breccia in cima al muro accanto alla sezione crollata, come se un
enorme Titano gli avesse dato un morso. I bombardamenti continuavano senza sosta. Dopo che era
ceduto langolo, Catone si mise a contare con regolarit lintervallo tra i lanci e calcol che il nemico
ne aveva aumentato la frequenza. Ogni tiro sulla struttura indebolita causava ulteriori crolli
accompagnati dai rombi della muratura pi grossa e dal crepitio delle pietre pi piccole. Come il sole
tramont allorizzonte dietro il campo nemico, il corpo di guardia crollato divenne una sagoma
frastagliata, finch non cadde lultimo arco sopra la porta e non rest che un cumulo di macerie e travi
spezzate.
Quando sul deserto circostante scese il crepuscolo, Macrone e Catone salirono su una delle torri
dangolo per esaminare la situazione. Alcuni nemici, imbaldanziti dalla distruzione del corpo di
guardia, si erano avventurati tanto vicino al forte da attirare lattenzione degli arcieri posizionati a
intervalli regolari lungo le mura, e di tanto in tanto dal forte partiva sibilando una freccia che
costringeva i nemici a disperdersi e a correre alla ricerca di un riparo. Macrone fu risollevato dalla vista
di un uomo, pi lento a reagire dei suoi compagni, che, ritrovandosi ad alzare lo sguardo, fu trafitto in
piena faccia da un dardo che gli fuoriusc dalla parte posteriore del cranio.
Bel tiro!, url Macrone e uno degli arcieri si volt rapidamente e chin la testa per ringraziare
prima di incoccare unaltra freccia e cercare il prossimo bersaglio.
Allo svanire delle ultime luci del giorno, il nemico distrusse ci che restava del corpo di guardia
e poi interruppe il bombardamento. Avrebbe ripreso il mattino dopo e tempo qualche ora la breccia
sarebbe stata valicabile da Banno e i suoi. Nellaccampamento nemico comparvero i fuochi e il suono
di canti e risate fu chiaramente udibile dai difensori che continuavano a erigere il muro interno.
Macrone e Catone ispezionarono il lavoro al lume di torcia. Il nuovo muro raggiungeva unaltezza di
quasi due metri e mezzo ed era abbastanza spesso da contenere la pressione di unondata di uomini.
Sulla parete interna cera una stretta piattaforma da combattimento da cui i difensori avrebbero potuto
colpire i nemici che tentavano di arrampicarsi sulle macerie sparse in terra.
Macrone batt la mano sulla rozza superficie. Regger.
Lo spero, replic piano Catone. Dopo che avranno distrutto ci che resta del corpo di
guardia, ci sar solo questo a fermarli.
Al bagliore ondeggiante della torcia che teneva in mano, Macrone si volt a guardare lamico.
Hai ragione, certo. Finiranno il lavoro domattina.
A meno che non si faccia qualcosa con quegli onagri stanotte.
Te lho detto, replic stancamente Macrone.  troppo pericoloso.
Siamo comunque in pericolo, fece Catone. Almeno se tentiamo qualcosa potremmo
ritardarli di un giorno e guadagnare un po di tempo. Vale la pena di tentare, signore.
Macrone non era convinto. Te lho gi detto, chiunque vada l fuori con il favore delle tenebre
 destinato a perdersi tra le nostre difese.
Catone guardava la torcia di Macrone, e questi not leccitato luccichio negli occhi dellamico
che sempre si accompagnava allimprovvisa elaborazione di uno dei suoi piani balordi. Avvert un
tuffo al cuore.
Fatemi guidare unincursione, signore.
Sei gi cos stanco di vivere, Catone?
No, ma non mi va di starmene qui fermo ad aspettare che mi ammazzino. Oltretutto, c il
modo di superare senza rischi le nostre difese....
Ne sei sicuro?, disse piano Macrone guardando lamico. Il giovane centurione si era annerito
il volto e tutte le parti del corpo non coperte dalla tunica marrone scuro. Aveva il cinturone della spada
allacciato in vita e dalla spalla gli pendeva una sacca contenente una scatola con le esche e diversi
vasetti di olio. Accanto gli stava un gruppo di venti uomini, analogamente equipaggiati per la missione
notturna.
Andr tutto bene, signore. Assicuratevi solo che le lampade restino accese. Catone indic il
bastione dove la pallida luce di una lampada a olio tremolava nel buio. Nel quartier generale era stata
accesa unaltra lampada, collocata nella finestra pi alta e allineata con la lampada sulle mura e con lo
stretto passaggio attraverso le trappole e gli ostacoli disposti oltre il muro nord della fortezza.
Macrone afferr lamico per il braccio. Fa quello che devi e torna subito indietro. Non farti
trascinare. Ti conosco.
Catone sorrise. Fidatevi, signore. Non ho alcuna voglia di restarmene l fuori pi del tempo
necessario.
Macrone gli strinse leggermente il braccio. Buona fortuna!.
Fece un passo indietro e annu alla sentinella. Questa apr i paletti della postierla con pi cautela
possibile. I cardini cigolarono debolmente e Macrone trattenne il respiro al rumore che parve fortissimo
nel silenzio della notte. La sentinella si ferm un momento e poi apr la porta ancora pi lentamente,
finch non vi fu spazio sufficiente a far passare Catone e i suoi uomini.
Venite, bisbigli Catone e con unultima occhiata rassicurante rivolta alla scura sagoma di
Macrone scivol fuori dal forte. Era una notte senza luna e deboli striature di nuvole grigie coprivano
gran parte delle stelle, tanto che il paesaggio era avvolto dalle tenebre: una copertura perfetta per
Catone e compagni e ovviamente anche il loro rischio principale. In condizioni del genere ci voleva
poco a imbattersi in una sentinella o in una pattuglia nemica. Per questo motivo, Catone era deciso a
procedere con la massima cautela. Quando lultimo uomo fu uscito dal forte, la postierla venne richiusa
con delicatezza alle loro spalle. Catone aspett un momento nel caso un qualche segno o rumore
indicassero che erano stati individuati, poi fece un cenno alluomo che gli stava dietro e cominci a
muoversi lento costeggiando il muro. In lontananza, si udiva il rumore provocato dagli uomini alla
porta principale, indaffarati a riparare alcuni dei danni causati al corpo di guardia durante il giorno.
Quelle fatiche notturne sarebbero state disfatte dai nuovi bombardamenti mattutini, ma almeno
avrebbero fatto guadagnare alla guarnigione un po di tempo. Catone si diresse verso lo stretto sentiero
che partiva dalla facciata settentrionale della fortezza.
Arrivato al punto in cui la lampada brillava debolmente sulle mura, Catone si ferm e aspett
che gli altri lo raggiungessero. Stava gi tremando, in parte per il gelo penetrante e in parte per lo stato
di eccitazione nervosa che gli provocava la prospettiva di quella pericolosa incursione nel campo
nemico. Fece un respiro profondo per cercare di calmare lansia, e poi scese nel fossato che circondava
il forte per risalire dallaltra parte. Prendendo come punto di riferimento la nera massa di un lontano
affioramento roccioso, si mise a quattro zampe per saggiare il terreno. Tir indietro la mano sinistra per
via del contatto con la punta acuminata di un tribolo e, tastando davanti a s, ne trov ben presto
unaltra che gli indic il margine del passaggio. Si erano allontanati, secondo i suoi calcoli, di un
centinaio di passi dal forte quando Catone si guard alle spalle e vide la lampada nel quartier generale,
quasi perfettamente allineata con laltra sulle mura. Regol la propria posizione finch le due lampade
non furono assolutamente in fila e prosegu.
Ci volle molto tempo perch raggiungessero il limite delle difese preparate da Macrone, poi
dimprovviso Catone si sent afferrare dalluomo alle sue spalle. Si volt e vide il braccio del
compagno indicargli un punto sulla destra. A meno di cento metri si vedevano le sagome di due giudei
stagliarsi contro il debolissimo chiarore del cielo notturno. Si udirono brani di conversazione e risate,
poi le due figure si allontanarono lentamente, continuando a pattugliare il perimetro esterno del forte.
La piccola compagnia di romani prosegu finch non fu ben lontana dalle difese e a quel punto Catone
gir parallelo al muro della fortezza guidando gli uomini verso il bagliore rosso dei fal
dellaccampamento nemico.
Aveva tutti i sensi tesi a individuare qualsiasi presenza o segnale di pericolo. Il gelo gli era
penetrato in tutto il corpo e ora sentiva stringersi il petto e non poteva fare nulla per impedire il
tremore. Continuarono a muoversi circospetti, acquattati nelloscurit, avvicinandosi al nemico.
Finalmente vide a una certa distanza i telai perpendicolari degli onagri, evidenziati dalla luce di un
fuoco vicino. Ferm gli uomini e fece loro cenno di sistemarsi in cerchio attorno a lui.
Sicorace?, bisbigli.
Eccomi, signore.
Catone si gir verso la figura scura inginocchiata a breve distanza. I carri e gli animali sono da
quella parte, fece, indicando la sagoma di unaltura a circa quattrocento metri dagli onagri. Elimina
le sentinelle e appicca il fuoco. Fallo pi grosso che puoi e una volta attratta lattenzione fa pi rumore
possibile. Poi rientra al forte.
Non preoccupatevi, signore. Sappiamo cosa fare.
Buona fortuna. Andate.
Catone osserv Sicorace e i suoi allontanarsi carponi e venire inghiottiti dalla notte. Poi fece
cenno ai suoi uomini di seguirlo e si avvicin ancora di pi agli onagri. Mentre avanzavano, i suoni del
campo nemico si facevano sempre pi forti e Catone temette che il rumore potesse mascherare la
posizione degli uomini a guardia degli onagri, anche se poteva aiutarlo ad avvicinarsi di nascosto. Non
appena vide il primo uomo in piedi accanto alle macchine, Catone ferm i suoi.
Aspettate qui.
Stendendosi sulla pancia, scivol in avanti, alzando leggermente la testa per esaminare il
terreno. Si fece strada fino al fianco degli onagri e vide che, accanto alle macchine dassedio, cera una
decina di uomini, una quantit gestibile da Catone e i suoi ausiliari qualora le guardie non avessero
deciso di abbandonare la postazione al momento del diversivo di Sicorace. Torn strisciando dai suoi
uomini, poi rimase acquattato nelloscurit e aspett.
Non pass molto tempo che in lontananza si ud un grido e un attimo dopo si vide un grosso
carro avvolto da violente lingue di fuoco gialle e arancioni. Nel bagliore creatosi attorno al carro,
Catone vide cavalli e muli che tiravano la pastoia cercando disperatamente di sfuggire al calore. Gli
striduli ragli e i nitriti crebbero terribilmente dintensit. Si gir verso gli onagri. Le guardie si erano
spostate tutte da un lato per guardare lincendio. Al di l, nel campo, risuon un corno e dimprovviso
lo scuro deserto brulic di figure che correvano verso la fiammata. Una delle guardie url e corse di
qualche passo in direzione delle fiamme, poi si ferm e fece cenno adirato agli altri perch lo
seguissero. Uno scosse il capo e gli url qualcosa di rimando, puntando il dito in terra e rifiutando di
muoversi, ma altri accorsero a unirsi al primo uomo e scomparvero nella notte.
Seguitemi. Che nessuno colpisca finch non lo dico io, fece Catone.
Rannicchiandosi, corse verso lonagro pi distante dalle guardie rimaste e i suoi uomini lo
seguirono con un leggero scalpiccio. Una volta raggiunta la macchina, Catone si tolse la sacca e lapr.
Non appena ho dato fuoco a questo, accoppate le guardie. Sguainate le spade.
Le armi estratte dal fodero sibilarono allunisono. Mentre due uomini cominciarono a inzuppare
il telaio e le funi di torsione di olio, altri trovarono corde e materiale infiammabile da collocare sotto la
macchina. Catone prepar del lino carbonizzato che aveva nella scatola per le esche insieme ad alcune
schegge di corteccia essiccata. Poi colp le selci. Dopo i primi vani tentativi, una piccola pioggia di
scintille si attacc al lino, vi soffi piano finch, con un debolissimo schiocco, comparve una piccola
fiamma. Con cautela, la aliment con un po di corteccia e quando vi fu un bel crepitio la avvicin al
materiale infiammabile. Pass un intervallo esasperante prima che le fiamme si diffondessero dalla
scatola, ma alla fine esse lambirono la base dellonagro propagandosi rapidamente grazie allolio e
immersero larea circostante in un bagliore impressionante.
Le guardie rimaste si voltarono verso il fuoco ed emisero grida dallarme.
Ammazzateli!, url Catone ai suoi uomini, e questi si alzarono e si gettarono sulle guardie.
Catone stacc un pezzo di legno dal fuoco che lambiva lonagro e corse verso laltra macchina
dassedio. Stavolta non ci fu alcun bisogno di usare la scatola per le esche e Catone gett il legno in
fiamme sul materiale combustibile che i suoi uomini avevano sistemato sotto le funi di torsione. Il
fuoco divamp in fretta e Catone attese che fosse ben avviato prima di estrarre la spada e guardarsi
intorno.
Le guardie erano state rapidamente eliminate dai suoi uomini, ma alla luce del fuoco, Catone
vide altri nemici emergere dalloscurit e accorrere verso gli onagri in fiamme. Era di importanza
fondamentale che li trattenesse il tempo necessario per permettere al fuoco di divorare quanto pi
possibile le macchine.
A me!, grid. Seconda Illirica, a me!.
Gli uomini accorsero e Catone li dispose in cordone davanti agli onagri e li fece tenere pronti, a
spade sguainate e leggermente piegati in attesa dei nemici che correvano verso il bagliore tremolante
delle fiamme. Con il fuoco alle spalle, i romani erano grosse sagome nere che gettavano ombre lunghe
e, a quella vista, i primi giudei vacillarono. Poi, con un rabbioso urlo di disprezzo, si fece largo un parto
che si lanci a capofitto contro la linea romana. Lausiliario che gli si trovava davanti si puntell per
limpatto, poi allultimo momento gli scalci in faccia della sabbia. Distinto, il nemico esit e alz il
braccio per proteggersi gli occhi. E listinto lo uccise, perch il romano balz in avanti e gli conficc la
spada in pancia, per poi estrarre la lama con un ruggito feroce. Il parto si accasci in ginocchio,
guardando scioccato il proprio sangue e lintestino uscire dalla terribile ferita.
Alle sue spalle, i nemici si fermarono di botto, restii ad affrontare i romani, e Catone ne
approfitt al volo. Fece un respiro profondo e url: Carica!.
Corse dritto avanti, con i suoi uomini subito dietro che aggiunsero le loro grida alle sue. Poco
prima di raggiungere il nemico, Catone si sent avvampare di una rabbia folle e avvert unondata di
energia simile a fuoco scorrergli nelle vene. Roteando la spada per colpire rapidamente lavversario pi
vicino, un uomo piccolo, scuro e terrorizzato, Catone emise suo malgrado un urlo di inutile rabbia.
Luomo alz il braccio, cercando di afferrare lelsa della spada del romano. La lama gli colp la mano e
oscillando arriv a fracassargli la clavicola affondando nella spalla. Grid per la paura e il dolore e
Catone estrasse con uno strappo larma spingendo luomo da parte in cerca del prossimo nemico. Su
entrambi i lati, il suo piccolo contingente era penetrato nelle file nemiche e menava colpi e fendenti con
feroce trasporto, urlando e gridando avvolto dal rosso bagliore delle fiamme e dalle ombre in
movimento degli altri uomini.
Catone concentr lo sguardo su un uomo grosso con una lunga barba scura: teneva con
entrambe le mani una pesante spada ricurva e non appena si accorse di essere osservato rote larma
sopra la testa e si scagli contro di lui. La lama, colpita dalla luce delle fiamme, luccic di un arancione
acceso, poi piegandosi ad arco verso la testa del romano si fece di un colore indistinto. Catone si rese
conto di non poter parare il colpo, anche il solo tentativo avrebbe significato morte certa, e quindi balz
di lato, andando a sbattere contro un altro uomo e cadendo scompostamente in terra insieme a questo.
La spada ricurva si abbatt accanto a Catone, sollevando scintille da una piccola roccia. Il centurione
scalci e la suola chiodata colp il polso dellavversario. Con un grido di dolore, il giudeo allent la
presa e la pesante spada cadde in terra. Ma prima che Catone potesse sferrargli il colpo decisivo,
luomo contro cui era andato a sbattere gli si scagli contro, graffiandogli disperatamente collo e
faccia. Catone aveva la mano con la spada bloccata sul fianco e con la sinistra tir un pugno in testa al
nemico. Il colpo gli tolse il respiro, ma luomo rest sopra Catone digrignando i denti e premendogli
con forza la trachea.
No!, ringhi Catone. Cazzo, no!.
Alz il ginocchio tra le gambe dellavversario e sent la rotula colpire i genitali. Luomo emise
un rantolo e rote gli occhi e per un istante allent la presa. Sollevandosi spasmodicamente con tutto il
corpo, Catone lo scans via e non appena ebbe libera la mano destra gli conficc la spada nel fianco.
La lama riemerse dalla ferita con un risucchio e Catone si alz barcollante. A entrambi i lati i suoi
uomini avevano abbattuto diversi nemici, ma molti altri comparivano al bagliore delle fiamme. Troppi.
Sicuri della loro superiorit numerica, si lanciarono con impeto contro i romani. Catone si rese conto
che avevano fatto tutto il possibile. Restare ancora voleva dire invitare a nozze la morte.
Ritiratevi!, grid. Andate!.
Si volt e corse via attraverso gli onagri in fiamme dirigendosi verso la sicurezza delloscurit. I
suoi uomini lo seguirono, ansanti per lo sforzo e leccitazione. Arrivarono anche i nemici, rincorrendoli
in massa. Alcuni si resero conto dellimportanza di salvare gli onagri e corsero alle macchine, incuranti
del calore e cercando disperatamente di togliere la legna ardente ammucchiata attorno ai telai. Nel
tentativo di spegnere il fuoco, alcuni raccoglievano della sabbia, altri si toglievano i mantelli da gettare
sulle fiamme, ma molti, molti di pi erano quelli animati da desiderio di vendetta contro quei romani
che avevano osato avventurarsi fuori dal forte per attaccare il loro campo. Superarono di corsa gli
onagri in fiamme e si lanciarono allinseguimento di Catone e compagni nel buio oltre il bagliore
arancione del fuoco.
A me!, grid Catone. Voleva gli uomini vicini, per essere certo che attraversassero le difese
insieme. Alla sua destra cera la mole scura della fortezza, con le torce accese sulle torri dangolo.
Laggi, a met delle mura, il bagliore della lampada a olio, e dietro, ad angolo, la fiamma pi fioca
della lampada alla finestra del quartier generale.
Muovetevi, mormor Catone alle vaghe ombre che gli erano accanto e dietro. In lontananza
sentiva le grida degli inseguitori. Statemi vicino.
Corsero, dirigendosi istintivamente verso il forte con le due piccole luci che si avvicinavano
luna allaltra. Poi accadde linevitabile. Proprio quando Catone stava per raggiungere il punto in cui le
fiamme si sovrapponevano si ud un grido di dolore alle sue spalle. Si volt di scatto e vide una sagoma
scura rotolare in terra, gemendo a denti stretti.
Che  successo?
 Petronio, signore.  finito su un tribolo.
Catone si abbass accanto alluomo, gli tast la gamba gi fino al polpaccio, sopra la caliga, e
sent con le dita i denti di ferro. Non cera tempo da perdere, afferr le punte e strapp il tribolo dalla
caliga. Petronio grid per la sorpresa e il dolore e si ud un urlo degli inseguitori che erano riusciti a
individuarli.
Merda!, mormor Catone. Tiratelo su. Siamo allineati con il passaggio. Andate verso le
mura mantenendo allineate quelle luci.
Catone vide passare sette uomini e aspett un momento gli altri, ma poi sent avvicinarsi le
grida dei nemici e and dietro ai compagni. Gli inseguitori erano pi vicini di quanto pensasse e
nelloscurit comparvero diverse sagome, che urlarono agli altri non appena videro Catone allontanarsi,
con la velocit che gli consentivano le difese esterne. Avendo intravisto la preda, i nemici si lanciarono
a capofitto dritti verso le difese, obliquamente al passaggio che i romani tentavano di seguire. Catone
prosegu per qualche passo e poi si volt e si acquatt, pronto a difendersi. Luomo pi vicino ruzzol
in terra con un grido acuto afferrandosi il piede, imitato da un altro, mentre un terzo cadeva in una delle
fosse. Solo uno di loro raggiunse Catone e gli si scagli contro, indirizzando una spada dalla lunga
lama sul corpo del centurione. Questi fece appena in tempo ad alzare la spada e parare il colpo, poi
luomo sferr un fendente orizzontale costringendolo a piegarsi su un ginocchio e a chinare la testa.
Mentre la lama gli passava sibilando sopra il capo, Catone a sua volta vibr un fendente allaltezza del
ginocchio e sent larma squarciare larticolazione con un suono stridente e recidere tendini e spaccare
ossa facendo cadere allindietro lavversario urlante. Lo abbandon e si mosse con cautela di lato
finch le luci non furono allineate. Poi ripart.
Alle sue spalle, i giudei avevano compreso il pericolo e si erano fermati a breve distanza dalle
difese esterne. Catone sorrise tra s e s. Il piano aveva funzionato come aveva sperato. Ora non gli
restava che raggiungere il muro e costeggiarlo fino alla postierla. Qualcosa gli atterr accanto con un
colpo sordo sulla sabbia. Poi di nuovo, poco dietro la caliga, tanto che sent una pioggia di pietrisco
colpirgli il polpaccio. Impotenti davanti alle difese, i nemici lanciavano loro addosso delle pietre.
Catone abbass la testa e affrett il passo, temendo di sentire da un momento allaltro una punta
trafiggergli la suola delle calighe e lasciarlo cos claudicante e inerme. Raggiunse ben presto i suoi
uomini finendo praticamente loro addosso.
Che cazzo fate? Muovetevi.
Non possiamo, signore, disse uno di quelli che stava aiutando Petronio. Glabaro  stato
colpito da una pietra.  svenuto.
Fissando i tre, uno dei quali steso in terra, per un attimo Catone fu preso dal panico. Petronio
era crollato in ginocchio e il terzo uomo lo teneva sotto le braccia cercando di tirarlo su. Guardandosi
alle spalle, vide che i giudei si muovevano lungo il limite delle difese. Da un momento allaltro
avrebbero raggiunto il passaggio ed era ben possibile che uno di loro fosse abbastanza osservatore da
comprendere il significato delle lampade allineate. Un attimo dopo, i suoi timori furono confermati
dalla presenza di un uomo che si muoveva con cautela nello stretto sentiero tra le trappole. Catone
deglut nervosamente e si accorse che aveva la bocca arida quanto la sabbia del paesaggio circostante.
Prese lunica decisione possibile, si chin dal lato libero di Petronio e alz il soldato.
Andiamo.
E Glabaro, signore?
Dobbiamo lasciarlo.
No!.
Sta zitto e muoviti.
Ma  un mio amico.
Catone cerc di controllare la rabbia che minacciava di esplodere e parl con la maggior calma
possibile. Non possiamo trasportarli entrambi. Dobbiamo lasciarlo, o moriremo tutti. Ora andiamo.
Cominci a muoversi e laltro, trascinato dal peso di Petronio, dovette muoversi suo malgrado
ed ebbe appena il tempo di rivolgere allamico unultima breve occhiata. Catone continuava a guardare
le luci per essere certo che fossero allineate e non osava voltarsi per guardare alle spalle gli inseguitori.
Arrivarono al fossato e un po camminando, un po scivolando per il pendio, raggiunsero il fondo e
risalirono con il peso del compagno ferito. Poi si ritrovarono nella stretta striscia di terra piatta alla base
del muro, e si diressero verso la postierla. Catone riusciva appena a intravedere davanti a s le sagome
del resto del gruppo e si costrinse ad andare avanti. La protezione delle mura del forte era a pochi passi.
Ci fu un bagliore in alto e lo scoppiettio di stecchi bruciati e poi una palla di fuoco disegn un
arco dal muro rimbalzando nel fossato e illuminando larea intorno. Guardandosi alle spalle, alla luce
della fascina in fiamme, Catone vide i primi giudei superare le difese esterne e scendere nel fossato.
Sent urlare la voce di Macrone.
Arcieri! Colpiteli!.
Frecce impennate sferzarono laria e caddero sugli inseguitori di Catone e compagni,
abbattendone diversi e arrestando gli altri che levarono lo sguardo verso quella nuova minaccia. Altri
dardi andarono a segno uccidendo i nemici. Catone si volt affrettandosi verso la postierla. La
massiccia porta in legno era gi aperta e dopo aver gettato dentro Petronio si infilarono allinterno
crollando in terra ansanti.
Chiudi la porta, ordin Catone.
Loptio dellunit incaricata della guardia della postierla lanci unocchiata oltre il muro.
Dove sono gli altri uomini, signore?
Sicorace e gli altri dovrebbero essere gi qui.
Di loro non c stata traccia, signore.
Chiudi la porta, ripet Catone. Se non sono ancora rientrati, non lo faranno pi.
Loptio esit un momento prima di annuire, richiudere la porta e tirare il chiavistello. Catone si
sforz di alzarsi, fece qualche respiro profondo e indic Petronio. Portatelo immediatamente in
infermeria.
Mentre loptio eseguiva gli ordini, Catone sal sul bastione e si infil tra gli arcieri per cercare
Macrone. Il prefetto lo accolse con un sorriso.
Catone! Ce lhai fatta. E gli altri uomini?
Ne ho persi sei del mio gruppo e non c traccia di Sicorace.
Lo so, replic inespressivo Macrone.Ma continueremo a cercarli. Intanto, guarda l. Indic
oltre il muro gli onagri. Uno era avvolto da fiamme ruggenti e il crepitio si sentiva fin l. Laltro era
ancora acceso, ma i nemici erano riusciti a domare le fiamme e in breve tempo il fuoco si estinse.
Poco male, fece Macrone con una punta di soddisfazione. Sar fuori combattimento per un
po e laltro  distrutto. Questo aumenta di parecchio le nostre possibilit. Ottimo lavoro, Catone.
Catone cerc di provare un po di soddisfazione per la sua impresa, ma si sentiva vuoto e stanco
fino allosso. Se avevano perso Sicorace e i suoi, a prescindere dal risultato lincursione aveva avuto un
costo altissimo. Si sent in colpa per aver causato la morte di quegli uomini e per un attimo guard oltre
il muro, la fascina ardente e i corpi sparsi intorno, oltre il deserto, cercando di penetrare le tenebre che
avvolgevano il luogo in cui era stato costretto a lasciare Glabaro, come se sperasse di veder luomo
uscire barcollante dalloscurit. Ma Glabaro doveva essere morto. E anche Sicorace e gli altri. Meglio
se erano morti, pens Catone. I nemici avrebbero dimostrato scarsa piet verso qualsiasi soldato
romano catturato vivo.
Allarg leggermente le braccia e chin il capo appoggiandosi al muro. Macrone lo fiss.
Ce lhai fatta, ragazzo. Meglio che tu vada a riposarti un po.
Vorrei aspettare, signore, nel caso in cui tornasse Sicorace.
Controller io, fece gentilmente Macrone. Va a riposare, centurione.  un ordine.
Catone alz gli occhi e incontr lo sguardo dellamico. Pens di protestare, poi cap che
Macrone aveva ragione. Non aveva senso che si affaticassero entrambi.
Molto bene, signore. Grazie.
Catone lanci unultima occhiata allonagro in fiamme e sper di aver guadagnato tempo a
sufficienza da giustificare il sacrificio di Glabaro, Sicorace e gli altri. Lavrebbe scoperto ben presto, al
sorgere del sole.
...
.
...
CAPITOLO VENTISEI.
...
.
...
Non appena vennero spente le fiamme dellonagro superstite, i genieri parti cominciarono le
riparazioni e il suono delle loro fatiche si ud per tutta la notte. Alle prime luci dellalba, Macrone e
Catone salirono sulla torre dangolo per esaminare gli effetti dellincursione della notte prima. Il primo
onagro era poco pi di uno scheletro nero e bruciato. A breve distanza, laltra macchina, con gli uomini
che le si accalcavano intorno, pareva quasi intatta. Erano state fissate nuove corde di torsione, che
venivano strette con lunghe leve, manovrate da diversi uomini impegnati con tutta la loro forza a
torcere al massimo il braccio di lancio.
Non ci vorr molto perch sia di nuovo operativo, mormor Catone.
E non sai tutto, replic Macrone, indicando larea antistante la fortezza. Poco dopo il tuo
ritorno, hanno cominciato a togliere le trappole. Abbiamo cercato di tirare delle torce perch gli arcieri
identificassero i bersagli, ma i nemici avevano dei ripari e ci si sono infilati dietro non appena hanno
cominciato a volare le prime frecce. Si sono fermati solo allalba.
Catone guard in basso e vide che una grossa fascia delle difese era stata sgombrata, le fosse
riempite e i triboli rimossi. Banno e compagni ormai potevano avvicinarsi quasi fino al fossato sul lato
dove si trovavano le macerie del posto di guardia. Quando sarebbe giunto il momento dellattacco,
praticamente nulla si sarebbe frapposto tra i nemici e gli uomini della coorte. Catone lanci unocchiata
al posto di guardia. Era stato fatto qualche tentativo di erigere un parapetto con i calcinacci. Esso
proseguiva la linea delle mura e Macrone vi aveva piazzato dietro uomini sufficienti a convincere il
nemico che i romani non avrebbero ceduto tanto facilmente. Nullaltro che un bluff, pens Catone.
Non appena lonagro riparato fosse stato pronto a ricominciare il bombardamento, il parapetto sarebbe
stato abbattuto e i romani avrebbero dovuto cercare riparo verso il muro interno.
Nessuna traccia di Sicorace e degli altri?
Non ancora, rispose piano Macrone. Ho limpressione che non li rivedremo pi.
Catone scosse stancamente il capo. Tutti quegli uomini persi, e siamo riusciti a distruggere
solo una macchina.
Distruggerne una e danneggiarne unaltra.  comunque un buon risultato, Catone. Abbiamo
dimezzato la potenza del loro bombardamento e li abbiamo trattenuti un po fino alla conclusione delle
riparazioni. Tu e gli altri avete fatto tutto ci che ci si poteva ragionevolmente aspettare. Quindi non
abbatterti e non sminuire limpresa di quegli uomini che non sono tornati, fece gelido Macrone. In
quelle circostanze, dovevamo tentare qualcosa o restarcene immobili ad aspettare che ci venissero
addosso. Abbiamo fatto la cosa giusta.
Forse, ma siamo riusciti solo a posporre linevitabile, ed  una ben magra consolazione. Mi
chiedo se gli uomini che.... La voce di Catone si spense quando il suo sguardo venne attirato da un
gruppo di uomini che lavorava vicino allonagro bruciato. Erano stati impegnati a tagliare il legname
recuperabile e a costruire qualcosa sul terreno accanto ai resti della macchina dassedio. Ora diversi
gruppetti di persone stavano unendo i pezzi di legno incrociandoli tra loro. Li indic a Macrone.
Che stanno combinando quelli?.
Lufficiale pi anziano strizz gli occhi un momento, poi scosse il capo. Mah, una struttura per
lalloggiamento di un ariete, forse.
Mentre guardavano ci fu un breve trambusto nel campo nemico e poi una folla di uomini marci
verso le macchine. Quando si fecero pi vicini, Catone vide che stavano spingendo un gruppetto di
prigionieri con le tuniche scure e la pelle imbrattata. Riconoscendo uno dei prigionieri, ebbe un tuffo al
cuore.
Credo sia Sicorace....
Guardando le costruzioni assemblate in tutta fretta e distese sul terreno, Catone indovin cosa
stesse per succedere e avvert una stretta allo stomaco. I prigionieri vennero divisi e ognuno fu
trascinato verso i legni. Strapparono loro le tuniche dal corpo e poi li tennero fermi contro i legni
inchiodando polsi e caviglie con massicci chiodi di ferro. Il rumore dei colpi di martello risuon per la
distesa desertica, accompagnato dalle terribili urla di dolore dei prigionieri.
N Macrone n Catone parlarono osservando la prima delle croci improvvisate ergersi per poi
venire conficcata nel buco scavato per la base. Si ud un gran colpo e il violento impatto provoc lo
strappo del polso di uno dei prigionieri che lasci cadere al fianco il braccio maciullato emettendo un
grido acuto. I nemici non furono minimamente turbati dallepisodio e uno di essi sistem con calma
una scala dassedio dietro la croce e vi sal per afferrare il braccio lacerato e rinchiodarlo. Per fortuna,
le sofferenze del prigioniero erano tali che spir dopo le prime martellate, con gran sollievo dei
compagni che osservavano inorriditi dalle mura della fortezza. Il sollievo, tuttavia, dur poco, perch
uno a uno tutti i prigionieri vennero alzati e a qualche distanza dallonagro superstite si allung una fila
di croci.
Deglutendo, Catone sent in bocca un sapore acido. Immagino che sia quello che hanno in
serbo per chiunque di noi venga preso vivo.
S, replic piano Macrone. Banno sta cercando di demoralizzare i nostri ragazzi.
E credo ci sia riuscito. Catone lanci unocchiata lungo le mura e vide uno degli ausiliari
chino a vomitare sulla passerella.
Certo, continu Macrone con voce inespressiva, c da parte sua anche una certa ironia.
Dopo tutti i ribelli che abbiamo crocifisso negli ultimi anni, ora ci troviamo dallaltra parte della
barricata. Senti quanto se la spassano!.
I nemici accolsero con acclamazioni il sollevamento dellultima croce e poi si misero a
osservare tra risate crudeli, insulti e dileggi beffardi le loro vittime che si contorcevano per il dolore
mentre il sangue scorreva loro gi per le braccia tingendo di rosso vivo il petto.
Si sono divertiti abbastanza, ringhi Macrone, ora tocca a noi. Arcieri!. Si rivolse agli
uomini sulle mura, tra cui cerano gruppi armati di archi compositi. Arcieri! Tirate su quella gente!
Tirate, dannazione!.
La sua rabbia evidente spron gli uomini. Dopo aver incordato gli archi, i pi veloci
incoccarono le frecce, tirarono indietro la corda e puntarono in alto prima di lanciare i dardi. La prima
scomposta raffica cadde in mezzo alla folla, abbattendo un pugno di nemici prima che potessero
disperdersi o cercare riparo. I tiri seguirono con crescente intensit colpendo altri uomini. Poi una
freccia colp uno dei romani sulle croci, conficcandoglisi in gola, tanto che luomo si dimen un
momento per poi restare appeso floscio e immobile.
Stanno colpendo i nostri!, fece Catone inorridito. Fermateli!.
No. Macrone scosse il capo. Speravo proprio che lo facessero.
Catone si volt a guardarlo. Perch?.
Macrone lo ignor e url agli arcieri: Bene, ragazzi! Continuate cos! Insistete!.
Gli uomini continuarono a tirare il pi veloce possibile e non avendo tempo di seguire la
traiettoria delle frecce, in principio non si accorsero che stavano colpendo anche i compagni. Prima di
ordinare di cessare i lanci, Macrone aspett che i nemici fossero dispersi e i prigionieri ridotti al
silenzio. Solo allora, gli arcieri si resero conto appieno dellesito delle loro azioni e si misero a fissare
le linee nemiche in inebetito silenzio, finch per la fortezza non echeggiarono gli ordini di Macrone.
Prima centuria di guardia! Tutte le altre centurie a colazione!.
Quando gli uomini si furono lentamente allontanati dalle mura, Macrone batt il pugno sul
parapetto. Ufficiali! Fate muovere gli uomini! Non sono pagati a ore!.
Lanci unocchiataccia agli ufficiali che si affrettarono a eseguire lordine e ben presto lungo le
mura rimase solo una fila sparuta di ausiliari. A quel punto Macrone annu soddisfatto. Non voglio
esporre gli uomini a quello spettacolo pi del necessario. Voglio che si concentrino sulla battaglia e
non su quello che potrebbe avvenire dopo.
Se sanno cosa ha in serbo Banno per loro, combatteranno fino alla morte.
Forse, replic Macrone. Ma potrebbero anche non farlo, se do loro la possibilit di riflettere
sul destino di quei poveri disgraziati.
Catone cap la logica di quel discorso. Macrone dimostrava una fine comprensione della mente
dei soldati, e anche se gli uomini della fortezza di Bashir erano condannati, egli avrebbe fatto in modo
che si impegnassero a uccidere pi nemici possibile prima di venire a loro volta ammazzati. Il suo
amico era professionale fino alla fine e nei giorni successivi cera la reale possibilit che quellultimo
momento arrivasse concretamente. Catone riguard i corpi appesi alle croci.
Era proprio necessario ucciderli?.
Macrone tir su col naso. Che avrei dovuto fare? Lasciarli morire di una lenta agonia?  stato
un atto di piet, Catone.
Catone aggrott la fronte, mentre un pensiero spiacevole gli si faceva strada nella mente. E se
anche io fossi stato catturato con Sicorace e gli altri? Avreste dato ordine agli arcieri di tirarmi
addosso?.
Unespressione di perplessit attravers fugacemente il viso di Macrone. Certo, Catone. Senza
un momento di esitazione e, credimi, se fossi stato inchiodato accanto a quegli uomini, mi avresti
ringraziato.
Non ne sono certo.
A ogni modo, non ti avrei dato scelta. Macrone sorrise cupo, prima di proseguire con tono
serio: E se ci fossi stato io l fuori, mi sarei aspettato che facessi lo stesso. Il fatto  che non credo
avresti le palle per andare fino in fondo... O sbaglio?.
Catone lo guard un momento e poi scosse il capo. Non lo so. Proprio non so se riuscirei a
farlo.
Macrone strinse tristemente le labbra. Sei un bravuomo. E quasi sempre un bravo soldato e un
bravo ufficiale. Se usciremo vivi da questa situazione, un giorno avrai un comando tuo e io non ci sar.
Sar allora che dovrai prendere decisioni davvero difficili, Catone. Ci puoi contare. Il problema : sarai
pronto per farlo?. Rivolse per un momento uno sguardo duro al giovane amico e poi gli diede un
leggero pugno sulla spalla. Riflettici. Nel frattempo, voglio che ti accerti che il posto di guardia sia nel
miglior stato possibile prima che Banno rimetta in azione quellonagro.
Non credo che serva a molto, signore. Distrugger le nostre riparazioni in un batter docchio.
Il punto  tenere impegnati gli uomini e non farli riflettere troppo. E questo comprende anche
te. E inoltre dimostra a Banno e compagni che la Seconda Illirica non si arrender tanto facilmente, non
se ne star ferma in attesa che il nemico metta piede qua dentro. Che siamo migliori di quanto
immagini. Mi capisci?
Certo, rispose irritato Catone. Non sono mica scemo.
Tuttaltro. Ma anche le menti pi brillanti possono imparare qualcosa da chi ha pi
esperienza, fece Macrone con un sorriso. Ora vedi di fare un lavoro decente con quel parapetto.
S, signore, annu Catone. Far del mio meglio.
Certo che lo farai. Non mi aspetto di meno. Non startene l impalato, centurione. Muoviti!.
Tutta la mattina gli uomini furono impegnati a erigere il parapetto sopra i resti del posto di
guardia e a rafforzare il muro interno. Memore delle parole di Macrone, Catone li fece lavorare sodo
consentendo poche pause. Le difese improvvisate vennero rafforzate e il muro interno fu ulteriormente
elevato. Se gli avversari fossero riusciti a penetrare attraverso quellultimo ostacolo, la Seconda Illirica
sarebbe stata annientata. Allo stesso tempo, i nemici continuarono a sgombrare il campo dalle trappole,
protetti da una sottile linea di arcieri, pronti a tirare su qualsiasi bersaglio comparisse sulle mura. Alle
loro spalle, i genieri sudavano sotto il sole cocente per rendere nuovamente operativo lonagro
superstite. Infine, poco dopo mezzogiorno, dopo che il braccio di lancio venne ricomposto con cura e i
genieri ebbero controllato la presenza di ulteriori danni, i nemici si allontanarono dalla macchina
dassedio, soddisfatti del risultato e convinti potesse riprendere il bombardamento. Si ud un brusco
ordine, la leva di bloccaggio scatt allindietro, il braccio si alz e colp la traversa con un sonoro
schianto. Il proiettile si libr in aria e poi scese ad arco verso il corpo di guardia. Immediatamente,
Catone e la squadra di lavoro abbandonarono gli attrezzi e cercarono riparo dietro il muro.
I genieri parti erano di primordine, oppure erano molto fortunati, pens Catone quando il primo
proiettile and a fracassarsi contro il parapetto creando una profonda breccia in cima alle difese
ricostruite. Il bombardamento continu con una serie ininterrotta di schiocchi, schianti, rombi e crolli.
Dopo il primo lancio, col trascorrere del soffocante pomeriggio, Catone aveva fatto ritirare i suoi
uomini dietro al muro interno ed era salito su una torre dangolo per controllare levoluzione degli
eventi. La distruzione graduale dei resti del posto di guardia venne eseguita con cura meticolosa, a
partire dal muro e poi riducendo il resto in un cumulo di macerie e creando cos una comoda breccia
per Banno e i suoi. Quando la luce cominci a svanire e la sabbia del deserto luccic di un rosso caldo
e vivo al calar del sole, finalmente lonagro si plac e gli uomini dentro la fortezza non dovettero pi
acquattarsi e cercare riparo dai macigni vaganti. Sicuro che il bombardamento fosse cessato, Catone
mand a chiamare Macrone. Il prefetto lo raggiunse dietro il posto di guardia in macerie e mosse
qualche passo tra i calcinacci.
Riusciranno ad arrampicarsi facilmente.
Quando pensate che verranno?, chiese Catone.
Difficile a dirsi. Macrone lev lo sguardo al cielo, ormai quasi di un blu scuro vellutato
punteggiato dalle prime stelle della sera. Credo che aspetteranno lalba in modo da seguire i progressi
dellattacco, fece con unalzata di spalle Macrone. Almeno  quello che farei io al posto loro.
Poi udirono un suono di tamburi e uno stridulo squillo di tromba.
Cosera?, domand Catone. E ora che stanno combinando?
Come faccio a saperlo?, brontol Macrone. Andiamo a dare unocchiata.
Fece cenno a Catone di seguirlo e cominci ad arrampicarsi sui mucchi di pietre, lastre e travi
spezzate. Arrivati in cima al cumulo di rovine, Catone guard il campo nemico. Di fronte al corpo di
guardia, ma fuori dalla portata degli arcieri, si stava radunando un enorme numero di uomini. Il sole,
basso nel cielo, li tingeva di una sfumatura arancio che faceva luccicare le armi come bronzo fuso.
Bello!, fece Macrone indicando il dispiegarsi di colori allorizzonte. Anche se credo che il
colpo docchio sia rovinato dalla presenza dei nostri amici laggi.  chiaro che hanno in mente
qualcosaltro. A quanto pare mi ero sbagliato, disse a Catone con tono di scuse. Non hanno
intenzione di aspettare fino a domattina. Vogliono attaccare il forte immediatamente.
...
.
...
CAPITOLO VENTISETTE.
...
.
...
Mentre il nemico si ammassava in forze, Macrone impart rapidamente gli ordini per la difesa
del forte. I cornicines suonarono lallarme e gli uomini uscirono di corsa dalle caserme, con in mano
lequipaggiamento, e si misero in posizione nella piazza darmi sotto le ombre lunghe del quartier
generale. Oltre alla centuria in servizio ancora sulle mura, ce nerano altre nove di fanteria e quattro
squadroni di cavalleria che avrebbero combattuto appiedati. Non cera tempo per lusuale discorso
prima della battaglia per risvegliare lo spirito combattivo dellunit. Invece, Macrone ordin che i
cavalieri restassero come truppe di riserva. Una centuria venne inviata su ciascun lato delle mura e le
restanti sei furono mandate sul muro di fronte al nemico.
Voglio che tu stia al comando del muro interno. Io dovr osservare da lontano lo scontro e
prendere il comando generale, perci voglio il mio miglior ufficiale nella posizione pi critica, fece
Macrone a Catone.
Grazie, signore. Giuro che non vi deluder.
Se lo fai, nessuno dei due vivr tanto a lungo da rammaricarsene, disse Macrone sforzandosi
di ridere. Quindi non far passare quei bastardi.
No, rispose Catone. Li tratterremo fino allarrivo di Simeone e dei suoi amici.
Oh, arriver, disse con aria sicura Macrone. Se non mi sbaglio nel giudicare i caratteri,  il
tipo duomo che non si perde mai una battaglia, perci provvedi di lasciargli qualche parto.
Catone sorrise. Vedr cosa posso fare.
Macrone tese la mano. Buona fortuna, ragazzo. Ne avremo bisogno stanotte.
Catone strinse con decisione la mano dellamico. Buona fortuna anche a voi, signore.
Macrone annu. Fra i due segu uno strano silenzio e Macrone si chiese se sarebbero stati ancora
vivi per salutarsi il giorno dopo. Catone parve indovinare i suoi pensieri e disse piano: A suo tempo
abbiamo affrontato nemici peggiori, signore.
Ah, ma quella era la ii Legione, fece Macrone guardando gli uomini che sfilavano per
prendere posizione nella piazza. Questi ausiliari non possono assolutamente competere con dei
legionari, ma hanno laria capace, ammise riluttante. Conosceremo ben presto le loro doti. Ora, va.
Raggiungendo i propri uomini e conducendo il contingente principale sulle mura di fronte al
nemico, Catone ripens a Simeone e sper che Macrone lavesse ben giudicato. Ma anche in quel caso,
gli uomini che Simeone conosceva a Petra sarebbero stati disposti a onorare limpegno preso con i
romani? Non ne era sicuro. Conosceva troppo poco i popoli della frontiera orientale per valutarne il
carattere. Lunica cosa che lui e ogni singolo uomo della coorte potevano fare era sperare. O sarebbero
stati salvati da Simeone e i Nabatei o sarebbero morti. Le forze romane in Siria non sarebbero giunte in
loro soccorso, questo era certo. Longino sperava che Banno distruggesse Bashir e con essa gli uomini a
conoscenza della sua slealt verso limperatore. Catone sorrise tra s e s. Sarebbe stato bello
sopravvivere per vedere lespressione atterrita sul volto del governatore.
Una volta raggiunto il muro interno, Catone dispose due centurie sulla piattaforma di
combattimento dietro il parapetto. Gli arcieri vennero inviati sulle mura ai lati del posto di guardia
distrutto e sui tetti degli edifici dietro il muro interno. Ogni freccia e giavellotto che avanzava alle altre
centurie venne ammucchiato davanti alle restanti quattro, poste sotto il comando del centurione
Parmenione, per fungere da pronta riserva. La prima ondata di ribelli giudei ad attraversare la breccia
sarebbe stata accolta da una gragnola di proiettili proveniente da tre lati. Catone ne immaginava
leffetto devastante e sperava che fosse sufficiente a fiaccare lo spirito dei nemici. Magari li si fosse
potuti convincere ad abbandonare lassedio e a tornare subito ai loro villaggi, prima che Roma e la
Giudea provassero il gusto insaziabile del sangue! Se Bashir fosse caduta, lintera provincia sarebbe
stata condannata ad anni di fuoco, ferro e morte su vasta scala. Perci, per quanto fosse dura, Catone
doveva accertarsi che i suoi uomini trucidassero la prima ondata di aggressori con tutta la ferocia e la
spietata brutalit di cui erano capaci.
Quando lultimo uomo prese silenziosamente posizione, il sole cominciava a tramontare,
accendendo i volti e le armature di un bagliore rossastro. Fu un piccolo atto di clemenza che
limprovviso calare delloscurit nascondesse lavanzamento in massa dei nemici, ma i romani
potevano sentirne chiaramente le urla e le grida trionfanti. Mentre si avvicinavano al forte, battevano
ritmicamente lance e spade contro il bordo degli scudi e laria si riemp di un acuto frastuono, che
aumentava e ingigantiva la sensazione di minaccia che incombeva oltre il cumulo di macerie dove un
tempo sorgeva il posto di guardia.
Catone si iss sulla piattaforma e super gli uomini fino ad arrivare al centro del muro interno.
Piazz davanti a s lo scudo ed estrasse la spada mentre il rumore del nemico in avvicinamento saliva a
un livello assordante. Sul muro principale, i primi arcieri cominciarono a scoccare le frecce verso i
bersagli ancora nascosti alla vista di quelli che presidiavano la linea interna di difesa. Replic subito un
colpo di fionda che trov quasi immediatamente la prima vittima romana di quellattacco notturno: un
proiettile di piombo spacc la mano a un arciere. Catone vide luomo lasciar cadere larco, portarsi la
mano al petto e raddrizzarsi dietro al bastione. Subito, un altro proiettile lo colp in piena faccia
scagliandolo gi dal muro.
Osservando gli uomini intorno, Catone fu confortato nel constatare che erano per la gran parte
pronti e concentrati. Alcuni parevano nervosi quanto lui e cap che doveva dire qualcosa per
incoraggiarli.
Tranquilli, ragazzi! Sono solo agnelli al macello. Non deludeteli!.
Fu sollevato nel vedere che il commento aveva suscitato qualche sorriso e persino una risatina,
ma quella superficiale ilarit fu ben presto dissipata dallo scambio di proiettili che si faceva sempre pi
violento e da altri tre romani che precipitarono gi dalle mura. Poi Catone vide le punte delle prime
lance comparire oltre lorlo delle rovine e dei blocchi di pietra, nere come la pece contro lorizzonte
rosso. Strinse forte la spada e si volt a urlare un ordine agli uomini in piedi dietro il muro interno:
Veloci a rifornire di giavellotti la fila davanti.
Si volt appena in tempo per vedere i primi nemici arrampicarsi verso la breccia e comparire
oltre la cima sollevando una nube di polvere. Furono accolti su entrambi i lati da una raffica di frecce e
molti scomparvero, ma altri ne prendevano il posto affrontando di corsa la salita accidentata e instabile
che conduceva alla fortezza con acute grida di guerra. Unondata di sagome nere scavalc la cima per
poi precipitarsi gi nelloscura terra di nessuno davanti al muro interno.
Preparate i giavellotti!, grid Catone. Gli uomini sul muro levarono i giavellotti e tirarono
indietro le braccia. Catone aspett un momento, per consentire larrivo di altri uomini sul cumulo di
macerie e dare cos ai suoi un bersaglio pi compatto. Poi alz la spada.
Pronti!... Tirate!.
Con un unanime grugnito di sforzo gli ausiliari lanciarono in avanti le braccia, scagliando le
aste dalla punta in ferro sulla calca impetuosa che premeva nella piccola area davanti al muro interno. I
rivoltosi giudei furono falciati a decine, trafitti dai giavellotti romani. E con essi morirono le grida di
trionfo che avevano poco prima sulle labbra. Nel forte ci fu un breve momento di silenzio, mentre gli
aggressori si bloccavano scioccati di fronte agli effetti di quella prima raffica. Sul fronte romano, gli
ausiliari stavano gi afferrando i nuovi giavellotti che venivano loro porti da dietro e si preparavano al
lancio successivo.
Catone si riemp i polmoni e url: Tirate a volont!.
Una fitta pioggia di giavellotti si rivers sui nemici ammassati davanti al muro interno e il
terreno si ricopr di sempre pi corpi trafitti con le aste dritte come un boschetto di canne. Ma altri
giudei arrivavano, emergendo dalla spessa nube di polvere e unendosi al facile bersaglio compatto che
offrivano ai romani. Catone si sent male di fronte a quella carneficina. Il terreno era ormai quasi del
tutto ricoperto di morti e feriti ricoperti di sangue, e dovette lottare contro limpulso di fermare i suoi
uomini. Lorrendo massacro doveva continuare se volevano annientare la volont di combattere del
nemico.
Per quella che parve uneternit, i giudei continuarono ad arrivare, e quelli presi in trappola
cominciavano a gridare colti dal panico e in preda alla rabbia e alla frustrazione per non poter avanzare
e ingaggiare battaglia con i romani, n tornare indietro per sfuggire alla terribile pioggia di giavellotti.
La pressione degli uomini pi arretrati, ancora ignari del massacro che stava avendo luogo dentro la
fortezza, proseguiva senza sosta spingendo lavanguardia e mandandola incontro a morte certa.
Poi, infine, in qualche modo si sparse la voce oltre la breccia e venne dato lordine di fermare
lattacco. Ancora inondati di giavellotti e colpiti dalle frecce, alla luce purpurea del crepuscolo i giudei
cominciarono a ritirarsi arrampicandosi sopra le macerie e i cadaveri dei compagni, finch non rimase
pi nessuno. Catone rinfoder la spada e guard quella scena raccapricciante di corpi aggrovigliati, aste
di giavellotto inclinate in vario modo e sangue scuro sparso ovunque. Ma cera ancora vita in quella
marea di distruzione umana. Qua e l, corpi si contorcevano agonizzanti o si muovevano debolmente e
i feriti gemevano chiedendo aiuto, o una fine misericordiosa. Catone si volt e salt gi dalla
piattaforma, girando attorno alla base del muro interno fino a raggiungere la scala che conduceva al
muro principale e sal i gradini. Dallalto pot vedere laccampamento nemico. I giudei si
allontanavano in massa dalla fortezza, ulteriormente incoraggiati dalle frecce che ancora volavano dalle
mura. Alcuni, pi risoluti dei compagni, mantenevano la posizione e rispondevano con le fionde.
Catone si chin oltre la breccia e guard i corpi ammucchiati davanti al muro interno.
Dovevano essercene pi di cento, e forse altri venti o trenta fuori dal posto di guardia. Le perdite di
quel primo attacco erano state terribili e Banno avrebbe faticato a convincere i suoi uomini a
riattraversare la breccia, riflett Catone. Alz la testa e guard il campo nemico, chiedendosi cosa
stesse pensando Banno dinanzi al fallimento di quel primo tentativo di invadere la fortezza.
Signore!. Uno degli arcieri che gli erano accanto gli fece cenno tutto agitato di abbassarsi.
Se quei dannati frombolieri vedono il pennacchio dellelmo li attirerete come api sul miele.
Neanche a farlo apposta, in aria risuon il sibilo di un proiettile e Catone si chin in fretta.
Grazie per lavvertimento, annu grato allarciere.
Avvertimento?, fece quello inarcando sorpreso le sopracciglia. Non era per voi, signore, ma
non volevo che tirassero da questa parte.
Ah, rise Catone. Grazie comunque.
Larciere fece spallucce e poi incocc unaltra freccia e guard con circospezione oltre il
bastione in cerca di un bersaglio appropriato. Dimprovviso si raddrizz, scagli la freccia e si
riabbass. Un attimo dopo, un proiettile di piombo and a cozzare contro laltro lato del bastione. Con
le mura ancora inondate dalla luce del tramonto e il deserto davanti inghiottito dalle ombre, Catone si
rese conto che finch non fosse scomparso lultimo raggio di sole, la situazione andava a tutto
vantaggio dei frombolieri.
Si rivolse quindi agli arcieri: Continuate finch non saranno fuori portata. Scegliete bene il
bersaglio! Non voglio che si sprechino frecce. Ne avremo bisogno.
Si scambiarono un rapido saluto e poi Catone ridiscese nel forte per unirsi agli uomini sul muro
interno. I nemici caduti attorno alla costruzione erano talmente tanti da fornire una base di appoggio
per lascesa e Catone decise di risolvere immediatamente la questione. Cerc nella semioscurit il
centurione Parmenione e gli fece cenno di avvicinarsi.
Dobbiamo togliere quei corpi dal muro interno. Prendi due delle centurie di riserva e portate i
cadaveri fuori dal forte. Metteteli bene in vista, fate una pila di corpi che i nemici possano vedere. Fatto
questo, recuperate i giavellotti utilizzabili e riportateli qui. Intesi?
S, signore, rispose Parmenione. Dopo quello che hanno fatto a Sicorace, renderemo loro
pan per focaccia.
Catone gli diede una pacca sulle spalle.  questa lidea. Metti al lavoro gli uomini.
Mentre Parmenione urlava gli ordini, Catone torn al muro principale per tenere sotto controllo
il nemico. I giudei si erano ritirati a una certa distanza e i loro capi facevano del loro meglio per
mobilitarli per un altro tentativo. Nel campo erano gi stati accesi dei fuochi e sistemate delle torce, che
illuminavano uomini impegnati a rotolare fasci di sterpi in direzione del forte. Al tempo stesso, dei
soldati, con gli elmi conici tipici dei parti, spostavano a fatica lonagro superstite per avvicinarlo al
bersaglio. Catone guard gi e vide che Parmenione e i suoi avevano calato delle scale oltre il muro
interno ed erano gi impegnati a sollevare i cadaveri per le ascelle e a trascinarli su per il cumulo di
detriti e gi dalla parte opposta per formare un mucchio sempre pi alto davanti alla breccia. Alcuni
erano ancora vivi e, prima di trascinarli via, gli ausiliari davano il colpo di grazia con rapide pugnalate
al cuore o tagliando loro la gola.
Stavolta non cerano arroganti urla di trionfo, n il tintinnio assordante di spade e lance battute
contro il bordo dello scudo, solo lavanzata silenziosa di una scura massa di uomini che si avvicinava
furtiva. Si fermarono appena fuori dalla portata degli arcieri e aspettarono larrivo dellonagro. La luce
tremolante di una torcia filtr attraverso la folla e poi divamp un fuoco in un braciere, vicino
allonagro, rivelando la massa di nemici ammucchiata attorno allenorme macchina.
Non ci volle molto per capire cosa aspettavano. Nella coppa dellonagro venne sistemata una
fascina data rapidamente alle fiamme prima che il braccio di lancio scattasse con un rumore metallico,
seguito un secondo dopo dal colpo sordo del palo di blocco. La fascina illumin il cielo notturno,
trascinandosi dietro tremule lingue di fuoco, volando verso il forte fino a colpire la cima del bastione
con una lucente pioggia di scintille, e rimbalzando oltre il muro per poi atterrare nella strada accanto
alle stalle. Segu subito dopo la prima freccia incendiaria, e poi altre, finch non cadde sulla fortezza un
bombardamento costante di frecce di fuoco inframmezzate da grandi fasci di sterpi intrisi dolio. La
mancanza di pioggia aveva reso il legname degli edifici secco e facilmente infiammabile e ben presto
scoppiarono diversi incendi.
Dal muro interno, Catone si volt a guardare le fiamme che avvolgevano lestremit di una
delle vicine caserme. Scese e and a grandi passi dal centurione Parmenione a capo delle riserve. Gran
parte dei soldati stava nervosamente rannicchiata, in attesa del prossimo proiettile incendiario.
Dobbiamo occuparci di quegli incendi prima che si estendano. Prendi due centurie di riserva,
forma delle squadre per spegnere il fuoco e mettile al lavoro.
S, signore.
Mentre Parmenione mandava gli uomini a combattere gli incendi, arriv Macrone per
controllare la situazione. Annu in direzione delle fiamme con espressione cupa. Mi ricorda quella
battaglia contro i germani nel villaggio vicino al Reno.
Me la ricordo bene, signore. Fu la prima volta che mi trovai ad affrontare un nemico. Ero optio
allora.
Gi, riflett Macrone.  stato circa tre anni fa, ma sembra di pi. Molto di pi. Anche se
quella volta fosti tu a dare fuoco alle difese.
Ed eccoci ancora sul punto di perdere tra le fiamme il nostro riparo.
Lo vedremo. Macrone indic con un cenno il muro interno. Com andata? Ho visto linizio
dellattacco da una delle torri.
Catone ricord la recente carneficina con espressione tesa. Sono rimasti intrappolati davanti al
muro, come speravamo.
Gli abbiamo dato una bella batosta, allora.
S.
E fra i nostri? Molte vittime?
Poche.
Bene, fece Macrone soddisfatto. Sono sicuro che torneranno. Un po meno arroganti
stavolta, quindi tra un po ci sar battaglia.
Lo immagino. Hanno tentato qualche assalto dagli altri lati?.
Furono interrotti da una freccia infuocata particolarmente alta che atterr vicino con uno
spruzzo di scintille luminose. Indietreggiarono distinto e poi proseguirono la conversazione. Macrone
indic alle sue spalle.
C stata una finta al muro orientale. Niente di serio, solo il tentativo di allontanare gli uomini
dalle postazioni.
Arrivano!, grid un uomo dal muro principale.
Catone si volt di scatto, mettendo le mani a coppa attorno alla bocca. Allarmi! Salite sul
muro! Continuate a spegnere le fiamme, voi!.
Gli ausiliari sulla piattaforma da combattimento alzarono gli scudi e tennero pronti i giavellotti
fissando la massa scura del posto di guardia distrutto.
Vengo anchio, mormor Macrone a Catone.  qui che si decider la battaglia.
Sapremo sicuramente come impiegarvi, signore.
Macrone gli diede una pacca sulla spalla e poi url agli ausiliari tuttattorno. Bene!
Facciamogli rimpiangere di aver voluto attaccar briga con la Seconda Illirica!.
...
.
...
CAPITOLO VENTOTTO.
...
.
...
Le due centurie presero gli scudi di riserva, che erano stati accatastati vicino ai giavellotti, e
salirono sulla piattaforma di combattimento. Dietro al muro interno, gli incendi continuavano a
divampare malgrado gli sforzi del centurione Parmenione. Catone sapeva che le loro sagome stagliate
in controluce sarebbero state un facile bersaglio per arcieri e frombolieri nemici, ma almeno le fiamme
fornivano un po di illuminazione al cumulo di rovine davanti al muro interno. Gli arcieri sul muro
stavano gi tirando sui nemici in avvicinamento. Dalloscurit rispondevano i frombolieri e continuava
la fitta gragnola di frecce infuocate e proiettili incendiari, scagliati dallonagro, che superavano il muro
cadendo sugli edifici.
I giudei salirono ancora una volta per la china di macerie, ma stavolta si fermarono appena
prima della cima, al di l della portata dei giavellotti, e cominciarono a tirare con le fionde.
I frombolieri!, grid Catone allertando gli uomini. Tenete alti quegli scudi!.
Poi laria si riemp di sibili e i proiettili si abbatterono sulla facciata del muro e sugli scudi degli
ausiliari con una cacofonia di colpi. I giudei non tentarono alcuna avanzata, ma continuarono a
bombardare incessantemente gli uomini sul muro, mentre altri concentravano i lanci sugli arcieri sulle
mura ai lati del posto di guardia. Non ci volle molto ad avere la meglio sugli arcieri, abbattuti dai letali
colpi di fionda o costretti a cercare riparo. A questo punto, i frombolieri rivolsero la propria attenzione
al muro interno. Di tanto in tanto, un proiettile riusciva a superare gli scudi e colpiva il bersaglio con
micidiale violenza.
Macrone azzard una rapida occhiata oltre il bordo dello scudo. Contento che il nemico fosse
ancora fermo dallaltra parte delle rovine, si riabbass e fece un respiro profondo in modo da farsi
sentire al di sopra del baccano dei lanci.
Seconda Illirica! Ripararsi dietro il muro!.
Gli uomini non se lo fecero ripetere due volte e si accovacciarono dietro il parapetto, coprendosi
con gli scudi. Macrone si volt e incontr lo sguardo di Catone.
Pare che abbiano imparato la lezione. Non tenteranno altri attacchi frontali finch non ci
avranno indeboliti.
Catone lanci unultima occhiata al nemico da sotto il riparo del suo scudo. Una pietra rimbalz
sul brocco centrale con un sonoro tintinnio. Avvert limpatto attraverso il braccio e si abbass con una
smorfia.
Indebolirci? Polverizzarci, direi.
Macrone scoppi a ridere. Che ci provino. Finch tra noi e loro ci sar questo muro non c
molto che potranno fare per decimarci.
Forse, replic piano Catone. Ma ci avranno pensato.
E cio?
Cio deve esserci un motivo per cui vogliono farci stare con la testa gi.
Macrone abbass lo scudo. Stanno combinando qualcosa. Torno tra un attimo.
Strisci gi dalla piattaforma e corse fino a raggiungere la scala che conduceva al muro
principale. Sarebbe stato un brutto momento quando sarebbe emerso risultando del tutto visibile ai
frombolieri sulla breccia e, facendosi animo, si lanci su per i gradini. Si ud un urlo e gli arrivarono
vicino due proiettili, poi Macrone si gett sul bastione e rotol scomparendo alla vista. Uno degli
uomini accorse immediatamente per proteggerlo con lo scudo. Trattenendo il respiro, Macrone fece un
cenno di ringraziamento e poi prosegu lungo il muro. Riparato dalle merlature, scrut oltre il bordo.
Dietro la fila di frombolieri sulla breccia cera il mucchio di cadaveri del primo assalto e, oltre,
la silenziosa massa di rivoltosi giudei in attesa di attaccare. Osservandoli al tremolante bagliore
arancione delle torce che attorniavano lonagro, not che si facevano da parte per far passare qualcosa.
Ancora non riusciva a capire cosa fosse. Poi un uomo, con la vista pi acuta dei compagni, individu la
testa del prefetto e lanci contro i bastioni un proiettile, che colp la muratura sopra la testa di Macrone.
Ne cadde una pioggia di schegge che and a colpirgli la faccia e a squarciargli la pelle allangolo
dellocchio sinistro.
Merda!. Indietreggi, afferrandosi il volto. Merda. Bastardo.
Ritir le dita coperte di sangue e in fretta sciolse la sciarpa che aveva al collo e si asciug la
ferita. Locchio ancora ci vedeva, ma la vista era annebbiata e il dolore allorbita lancinante.
Signore?. Gli si par davanti lausiliario che lo aveva protetto con lo scudo. Mando a
chiamare il medico?
No!, esclamo Macrone con una smorfia. Ho avuto di peggio. Non c problema.
Lausiliario lo guard dubbioso e poi si allontan lentamente. Macrone cerc di fermare il
flusso di sangue prima di rimettersi a guardare per capire cosa stessero portando i nemici. Le file
davanti si divisero per far passare un gruppo di uomini che trasportava una trave di legno con la punta
di ferro. Allora di questo si trattava: un ariete. Ritorn strisciando al margine del bastione e stavolta
decise di non azzardare la discesa dalla scala, ma di calarsi un po pi in l oltre il fianco del muro e di
saltare in terra. Torn di corsa da Catone. Lamico trasal nel vedergli la ferita sul volto.
Signore,  meglio che vi facciate vedere.
Macrone scosse il capo. Non c tempo. Ora siamo nei guai, stanno portando un ariete. Sar
qui tra un momento.
Lanciarono una rapida occhiata al parapetto e videro che i frombolieri si stavano gi facendo da
parte per far passare gli uomini che trascinavano su per la china di macerie lariete e poi lo sollevavano
oltre la cima e gi verso il forte. Alle loro spalle, inondati dal bagliore giallognolo degli incendi che
divampavano nella fortezza, si ammassavano i giudei con in mano una variet di scudi, armi, nonch
diverse scale. Ai lati, i frombolieri continuavano a scagliare proiettili contro il parapetto. Dopo aver
sgombrato la zona dai calcinacci, gli uomini che trasportavano lariete si diressero verso il centro del
muro interno, dietro il quale si trovavano Catone e Macrone.
Benissimo!, url Macrone agli uomini. Quando dar lordine, alzatevi in piedi. Riservate i
giavellotti per gli uomini che trasportano lariete.
Si fece passare un giavellotto e si volt verso Catone che a sua volta levava la sua arma.
Pronto?
S, signore.
Seconda Illirica! In piedi e tirare!. Macrone si alz dietro lo scudo, imitato da Catone al suo
fianco e dal resto dei soldati romani. Di sotto, gli uomini dellariete levarono lo sguardo, ma non fecero
cenno di fermarsi. Macrone alz il braccio, bilanci il giavellotto e prese la mira con la punta di ferro
prima di lanciarlo con tutta la forza che aveva in corpo. Larma vol verso luomo in testa al gruppo
dellariete, ma quello la vide e la schiv e il giavellotto lo manc penetrando nellavambraccio
delluomo alle sue spalle. Macrone imprec e prese un altro giavellotto. Ma se lui aveva mancato il
bersaglio, non era andata cos a molti dei suoi uomini e diversi assalitori caddero, trafitti dalle micidiali
punte di ferro. Immediatamente dalla compatta massa alle loro spalle accorsero dei sostituti che presero
il loro posto alle corde legate attorno alla trave di legno dellariete. La ricomparsa dei romani sul
parapetto aveva incitato i frombolieri a riprendere il loro furibondo bombardamento, e accanto a
Catone si ud uno schianto e un grido acuto provenire da un ausiliario colpito in pieno volto. Luomo
lasci cadere il giavellotto, abbass un attimo lo scudo e venne immediatamente colpito alla spalla da
un proiettile e per il dolore pieg le ginocchia e ruot su se stesso. Catone non poteva aiutarlo,
impegnato comera nel suo secondo tiro e si volt verso gli uomini dietro il muro per avere un altro
giavellotto senza neanche vedere se il tiro precedente fosse andato a segno.
Portate quelluomo in infermeria!.
Delle mani afferrarono lausiliario ferito e lo trascinarono via dalla piattaforma. Un attimo
dopo, un altro uomo aveva preso il suo posto e stava con il giavellotto alzato pronto al tiro. Sullaltro
lato, il terreno era cosparso di morti e feriti, ma i superstiti avevano raggiunto il muro e, mentre uno
dava il ritmo, oscillavano avanti e indietro lariete con tutta la loro forza. Catone sent la piattaforma
tremargli sotto i piedi e una sezione del parapetto croll.
Colpiteli!, url disperatamente ai suoi. Colpiteli!.
Gli ausiliari reagirono al comando con una frenetica scarica di giavellotti sotto cui caddero
talmente tanti uomini che lariete non pot pi essere sostenuto e croll in terra. Altri giudei accorsero
ad afferrare le corde e ad oscillare avanti e indietro larma contro il muro. Stavolta limpatto per poco
non fece cadere Catone e Macrone e unaltra grande porzione del muro improvvisato croll. Macrone
afferr Catone per il braccio e lo tir gi dietro il parapetto.
Il muro ceder presto. Scendi e prepara degli uomini che tengano la breccia. Non dovete farli
passare. Va.
Catone salt gi dalla piattaforma e, voltandosi nellavvertire un altro colpo dellariete, vide
calcinacci crollare dal muro. Torn dalle riserve e si rese conto che una fila di feriti veniva curata dagli
infermieri lungo il lato del pi vicino blocco di caserme. Si rivolse alloptio pi vicino. Che fanno qui
i feriti? Portateli in infermeria.
Loptio scosse il capo. Non si pu, signore. Gli incendi ci hanno isolato dal centro della
fortezza. Dobbiamo curarli qui.
Catone guard alle spalle delloptio, verso la strada che divideva le caserme. Allestremit degli
edifici, le fiamme e il fumo gli impedivano la vista. Proprio allora un paio di uomini della squadra del
centurione Parmenione emersero dal fumo e si piegarono tossendo. Avevano in mano stuoie
bruciacchiate e subito dopo ripresero il loro tentativo di sedare le fiamme. Catone riguard loptio.
Trova il centurione Parmenione. Digli che deve creare un passaggio. Poco importa come, ma
deve farlo, altrimenti ci ritroveremo intrappolati tra il fuoco e il nemico. Catone indirizz loptio al
suo compito e si rivolse agli altri ausiliari in piedi dietro il muro.
Unit di riserva! A me!.
Gli uomini accorsero e si sistemarono in una colonna compatta, con gli scudi di fronte e i
giavellotti piantati in terra e inclinati in avanti, pronti a fungere da lance. Davanti a loro, sotto un
ennesimo colpo dellariete, il muro trem e rivers in terra una pioggia di pietre. Sulla piattaforma,
Macrone stava disperatamente allontanando gli uomini dal parapetto crollato perch non venissero
travolti dalla frana che avrebbe provocato lariete creando una breccia nel muro. Arriv un altro colpo,
e un altro ancora, e poi dopo una breve esitazione, il muro croll verso lesterno, tra una pioggia di
calcinacci e un turbinio di polvere. Catone strinse la mano sullasta del giavellotto e lalz verso lo
squarcio del muro interno, grande abbastanza da far passare due uomini alla volta.
Avanti!, url, e le riserve marciarono in direzione della breccia, tenendo il passo a scudi
levati e con le punte dei giavellotti inclinate verso il nemico. Dalla nube di polvere rossastra emerse il
primo giudeo e il grido di battaglia gli mor sulle labbra appena venne trafitto dai giavellotti dei due
ausiliari al fianco di Catone. Questi strapparono le armi dal ventre delluomo e si avvicinarono
allapertura, proprio mentre altri uomini la stavano attraversando, urlando e agitando le spade al
bagliore delle fiamme che salivano al cielo notturno. Per un istante, ci fu solo lo spazio di una lancia tra
le due parti e poi i giudei cominciarono a premere contro i grandi scudi ovali romani, spingendoli con i
pomi delle spade, o vibrando fendenti alla cieca a qualunque difensore arrivasse a portata di lama.
Nello scontro, la prima fila di ausiliari non riusciva a maneggiare i giavellotti e li pass agli uomini di
dietro prima di estrarre le spade e menare colpi contro il nemico. La seconda e la terza fila teneva i
giavellotti sopra la testa e colpiva al volto gli uomini della prima linea nemica che cercava di penetrare
nella breccia.
Al di sopra del tintinnio e dello stridore delle armi e dei grugniti e delle grida degli uomini
intorno, Catone sent Macrone allertare gli uomini ancora sul muro.
Le scale! Stanno portando le scale! Estraete le spade!.
La percezione di Catone della lotta che infuriava ai lati della breccia dimprovviso diminu
quando sent la punta di una lama penetrargli nel polpaccio. A denti stretti, gemette di dolore e rabbia e
guard in basso. Un ragazzino, rischiando di morire calpestato, gli era strisciato sotto lo scudo. Aveva
in mano un corto pugnale ricurvo e fece per colpirlo di nuovo alla gamba. Senza pensarci due volte,
Catone lo colp sulla nuca con il margine inferiore dello scudo. Il bambino si contorse, lasci cadere il
coltello e si accasci in terra. Prima ancora che Catone potesse rendersi conto di aver appena ucciso un
bambino, comparve sopra lo scudo unorribile faccia coperta di cicatrici e gli balen davanti la punta di
una spada. Catone fece appena in tempo a girare la faccia che la spada lo colp sul paraguance e venne
deviata sulla spalla. Per un attimo rimase accecato dal colpo, ma quando la vista gli si snebbi, si
accorse che uno dei suoi uomini aveva trafitto il braccio del nemico che cadde urlante. Catone scosse la
testa cercando di riprendersi dallo stordimento e si lanci nuovamente in avanti spingendo lo scudo
contro la pressione compatta dei corpi che cercavano di farsi strada nella fortezza. Gli uomini di
entrambi gli schieramenti cozzavano gli uni contro gli altri spinti dalla pressione delle file posteriori,
non cera pi spazio per scambi di colpi e la lotta era divenuta solo questione di forza. Catone appoggi
la spalla al retro dello scudo, puntell i piedi e spinse contro il nemico.
Sulla piattaforma, Macrone osserv la breccia e fu sollevato nel vedere che per il momento i
giudei venivano respinti. Il pennacchio ondeggiante di un centurione al centro della mischia dimostrava
che Catone era ancora vivo e guidava i suoi uomini. Poi distolse lo sguardo dalla breccia e guard
nuovamente linterno della fortezza. Tuttattorno al muro interno divampavano le fiamme e anche se il
centurione Parmenione e i suoi erano impegnati a estinguerle, nuove frecce incendiarie e vasi dargilla
con materiale infiammabile continuavano a superare il muro in ampi archi incandescenti prima di
atterrare e alimentare gli incendi. Gli uomini attorno a Macrone correvano il rischio di restare
intrappolati tra le fiamme e le forze che assaltavano la breccia. Cera una sola cosa da fare, decise
cupamente il prefetto. Dovevano tenere il muro interno a ogni costo e scacciare il nemico in modo da
potersi poi dedicare a spegnere gli incendi prima che i giudei riprendessero coraggio e ritentassero un
altro assalto.
Ai lati della breccia, i nemici stavano cercando di appoggiare le scale al parapetto. Ogni volta
che gli staggi di una scala sbattevano contro le mura, gli ausiliari tentavano freneticamente di spingerli
via, prima che gli aggressori potessero salire i pioli e arrampicarsi lungo la parete. Proprio davanti a
Macrone, comparvero due rozze aste di legno ed egli fece un balzo verso il muro, a scudo levato e
spada spianata. Un attimo dopo, comparve un turbante dalla cui stoffa emergeva la punta metallica di
un elmo conico. Degli occhi scuri guardarono minacciosamente Macrone e luomo sibil a denti stretti
salendo un altro piolo e fermandosi per roteare con la mano libera la pesante spada. Macrone par il
colpo con la lama e poi sbatt il pesante pomo dottone sulla faccia del nemico. Questi perse i sensi e
cadde sugli altri uomini alla base della scala, lasciando larma ai piedi di Macrone. Subito, il prefetto
spinse via la scala dal muro, poi guard alla sua sinistra e vide un nemico in cima a unaltra scala che si
batteva con un legionario. Si gir, si avvicin alla scala e colp luomo al petto con la punta della spada.
Limpatto gli fece vibrare il braccio e il nemico, esalando laria dai polmoni trafitti, mor con un
grugnito sordo. Macrone estrasse con forza larma e il corpo precipit gi per i pioli.
Non cera altra immediata minaccia e Macrone si riguard intorno vedendo che gli ausiliari
trattenevano ancora gli avversari. I nemici non erano riusciti a guadagnare un solo punto dappoggio
lungo il muro e Catone li aveva bloccati sulla breccia. Ora era il momento di fiaccare la loro forza di
volont. Macrone urt lalluce contro una pietra sconnessa della piattaforma e guard gi adirato, poi
sorrise. Rinfoder la spada insanguinata e sollev la pietra. Prendendo rapidamente la mira la gett
sulla folla che premeva contro Catone e i suoi. La pietra colp un uomo sulla testa e quello rote gli
occhi e si accasci privo di conoscenza, mentre il sangue gli scorreva da uno squarcio sul cranio.
Macrone stacc unaltra pietra, stavolta dal muro, e la gett sulla calca. Guard oltre la breccia, al
pugno di ausiliari in attesa di essere attaccati, mentre poco pi in l i gruppi con le scale cercavano di
assaltare il muro.
Uomini!, url Macrone oltre la breccia e tutti si girarono allistante, condizionati dal tono
militaresco e perentorio. Prendete pietre, giavellotti, tutto quello che vi capita a tiro e colpiteli. Cos!.
Macrone guard in basso, vide la spada del nemico di poco prima, la afferr e la gett sulla
mischia, sorridendo soddisfatto quando la lama colp un assalitore sulla spalla. Gli ausiliari
cominciarono a staccare pezzi sconnessi di muratura e a scagliarli sulla testa dei nemici ammassati e
inermi. Era impossibile mancare il bersaglio, e i giudei non potevano fare altro che osservare i romani
centrarli uno a uno, colti da frenesia omicida. Alcuni tentarono di lanciare pietre a loro volta, ma erano
intralciati dalla folla di uomini che gli si accalcava intorno. Infine, quelli che si trovavano nella parte
meno compatta della massa fuori della breccia cominciarono a ripiegare. Di botto, la pressione delle
file posteriori si allent e Catone e i suoi iniziarono piano piano ad avanzare, spingendo la spalla contro
linterno dello scudo. Con lallentare della pressione, aumentarono il passo, respingendo gli aggressori
oltre la breccia. Appena sulla parte opposta del muro interno comparvero il pennacchio dellelmo di
Catone e poi altri romani, un gemito di disperazione si lev dai ranghi nemici. Molti cominciarono ad
arretrare, anche se i pi risoluti urlavano di continuare a combattere. Ma una volta diffuso il contagio
della paura e dellincertezza, non ci fu modo di fermarlo e i nemici abbandonarono il muro interno
risalendo goffamente la china di macerie e uscendo dalla fortezza.
Mentre si ritiravano, Catone colse lopportunit per trarne il massimo vantaggio e incit le
truppe: Scappano! Inseguiteli! Uccideteli!.
Gli uomini alle sue spalle si riversarono fuori dalla breccia e si sparpagliarono per il terreno
ricoperto di cadaveri davanti al muro inseguendo i nemici. I giudei, pochi momenti prima allattacco,
ora si davano alla fuga. Catone, inizialmente scioccato dallimprovviso ribaltamento della situazione,
riacquist poi il controllo di s e corse con i suoi uomini allinseguimento dei nemici su per il pendio di
rovine. Raggiunse la cima e si ferm alla vista degli aggressori che, al bagliore delle fiamme nel forte e
delle torce delle linee nemiche, scappavano via come ratti. Non poteva correre il rischio di farsi
trascinare dalleuforia dei suoi uomini per quel fugace momento di vittoria, o sarebbero stati annientati.
Rinfoder in fretta la spada e con le mani a coppa sulla bocca url pi forte che poteva: Seconda
Illirica! Seconda Illirica, a me! Rientrate nel forte! Subito!.
Luomo che gli era pi vicino lo sent e si volt per replicare, riluttante a rinunciare
allopportunit di massacrare altri nemici. Altri avanzarono di qualche passo prima di placare la sete di
sangue e ritirarsi verso la fortezza, ma alcuni di loro, invasi dalla furia della battaglia, proseguirono e si
persero tra le ombre scure delle file dei giudei. Catone aspett che lultimo dei suoi uomini risalisse le
rovine, poi li segu, chinandosi per schivare un proiettile che gli sibil sulla testa. Davanti alla breccia
lo aspettava Macrone con un sorriso.
Te lo dico, Catone, si mette male per te. Unaltra carica come questa e ti mando nellarena.
Spaventeresti a morte qualsiasi gladiatore.
Catone arross, pentendosi subito di essere stato tanto avventato.
Oh, di. Macrone gli diede una pacca sulla spalla. Tu e i ragazzi siete stati bravissimi. Non
torneranno tanto presto.
Forse non tanto presto, ammise Catone, ma torneranno.
Certo. Macrone indic alle sue spalle le fiamme che si levavano dagli edifici a poca distanza
dal muro interno. Ma nel frattempo, abbiamo altri problemi di cui occuparci....
...
.
...
CAPITOLO VENTINOVE.
...
.
...
Riattraversarono la breccia e andarono in cerca del centurione Parmenione. Il veterano stava
lavorando insieme ai suoi uomini per abbattere le stalle della coorte nel tentativo di creare una barriera
al fuoco e lasciare un passaggio verso il resto del forte per i difensori della breccia. A breve distanza,
un incendio stava distruggendo il granaio e le fiamme rombanti erano punteggiate da esplosioni di
scintille provenienti dal legname degli edifici. Avvicinandosi a Parmenione, i due ufficiali furono
colpiti da unondata di calore e Macrone dovette socchiudere gli occhi che cominciavano a bruciargli.
Parmenione ordin agli uomini di continuare il lavoro e fece rapporto al prefetto. Aveva il volto striato
di sudore e fuliggine.
Macrone indic le stalle. Dove sono i cavalli?
Scrofa li ha portati in fondo alla fortezza, signore. Li sta impastoiando lungo il muro
orientale.
Bene, convenne Macrone. Ottimo lavoro. Meglio portare l anche gli ostaggi, nel caso il
fuoco si estenda alle loro celle. Che mi dici degli incendi?
Non riusciremo a fermarli, signore. Questa barriera si limiter a dividerli, mantenendo un
passaggio aperto per voi e i ragazzi sul muro interno, nel caso veniate spinti indietro.
Se perdiamo il muro, perdiamo il forte, replic amaramente Macrone.
Forse no, disse Catone. Non subito, almeno. Se perdiamo il muro, potremmo usare il fuoco
come prossima linea di difesa. Non si estinguer per alcune ore.
E dopo?, fece Macrone, inclinando di lato la testa. Be? Che succede dopo?.
Era una buona domanda, pens Catone, e la risposta era semplice. Dopo, marceranno sulle
ceneri e ci massacreranno. O tentiamo di scappare. Lasciamo qualche uomo per far sembrare che le
mura siano ancora difese, mentre gli altri escono dalla porta orientale e cercano di allontanarsi il pi
possibile dal forte prima dellalba, dirigendosi a nord, verso la Decapoli.
Parmenione scosse il capo. Se ci trovano in campo aperto ci fanno a pezzi. I parti ci
tempesterebbero di frecce e dovremmo fermarci per ripararci con gli scudi. Ci tratterrebbero fino
allarrivo delle altre forze di Banno e annienterebbero i superstiti. Unaltra battaglia di Carre.
Daccordo, replic Catone. Allora proveremo qualcosaltro. Qualcosa che non si
aspetterebbero mai. Gli occhi gli luccicarono di eccitazione.
Ci risiamo, mormor Macrone, rivolgendosi a Parmenione. Preparati... Va bene, Catone,
sentiamo.
Se restiamo sul muro, o finiremo arsi, o le fiamme ci costringeranno a uscire in cerca di riparo
e ci troveremo ad affrontarli fuori dalle mura. Se ci ritiriamo attraverso il passaggio creato dalla
barriera e lo chiudiamo con altri detriti in fiamme, ci limiteremo a rinviare di qualche ora il massacro.
S, e allora?
E allora, lasciamo qualche uomo sulle mura, portiamo fuori la coorte dalla porta orientale,
giriamo attorno al loro campo e li attacchiamo. Catone guard prima uno poi laltro. Be?.
Parmenione scosse il capo. Questa  lidea pi balorda che abbia mai sentito in vita mia. Senza
offesa.
Non preoccuparti, ma qual  lalternativa? Siamo tutti daccordo che non possiamo starcene
qui a vedere che succede. Banno non si aspetter che prendiamo noi liniziativa.
E per una buona ragione!, sbuff Parmenione. Ci sovrasta in proporzione di quattro o cinque
a uno.
Ed  per questo che non penserebbe mai che siamo noi.
Parmenione aggrott la fronte. Che volete dire?
Penso di capire cosa ha in mente il nostro amico, intervenne Macrone. Se li attacchiamo da
nord, facendo il maggior baccano possibile, Banno potrebbe pensare che si tratta di ununit di
soccorso dalla Siria. Giusto, Catone?.
Catone annu. Esatto.
Parmenione rise con amarezza. E quando il mattino dopo si accorgeranno di quanto siamo
pochi, ci prenderanno per matti.
Catone lo ignor e concentr lattenzione sullamico. Potremmo farcela, signore. Se li
attacchiamo al buio, i nemici non avranno idea del nostro numero. Presumeranno il peggio e verranno
colti dal panico. Gli ci vorr un po prima di scoprire la verit, e a quel punto potremmo averli dispersi,
bruciato lonagro superstite e saccheggiato il campo. Banno ci metter giorni a riprendersi.
Macrone non era ancora pienamente convinto. E se il piano fallisce? Se non scappano, ma
mantengono la posizione, avremo una bella batosta.
Non peggiore di quella che avremo se restiamo qui ad aspettare che attacchino il forte.
Giusta osservazione, ammise Macrone. Va bene, proviamoci. Dopotutto, non abbiamo
niente da perdere.
Tranne la nostra sanit mentale, mormor Parmenione. E la vita.
Macrone guard gli ufficiali, tutti quelli che potevano essere utilizzati per loperazione.
Parmenione e gli altri presidiavano il muro e le torri occidentali, spostandosi sul perimetro il pi
possibile per dare limpressione che ci fossero molti pi uomini della realt a difendere la breccia.
Macrone stava dando le istruzioni nel cortile del quartier generale. Durante la notte, Scrofa, Postumo e
gli uomini dello squadrone di riserva erano stati impegnati a erigere una barriera al fuoco lungo una via
che divideva in due la fortezza, abbattendo edifici su entrambi i lati e portando via il materiale
infiammabile. Il fuoco aveva infuriato per met del forte e ora che aveva esaurito il combustibile
pareva finalmente essersi ridotto dintensit. Purtroppo, per, non prima di aver divorato lalloggio del
prefetto. Tutti gli affreschi e larredamento di cui si era circondato Scrofa erano andati distrutti.
Il trucco sta nello schierare gli uomini senza mettere in allarme i picchetti piazzati da Banno
attorno alla fortezza.  per questo che abbiamo dovuto aspettare che si placasse lincendio, non
possiamo correre il rischio che ci vedano uscire dalla porta. Prima dellunit principale uscir una
squadra di ricognitori che eliminer le sentinelle sul lato nord, in modo che non possano avvisare
Banno. Dovremo muoverci con cautela finch non avremo ripulito la fascia di difese, ma poi voglio che
la cavalleria annienti le sentinelle vicine al campo nemico. I centurioni Scrofa e Postumo saranno al
comando degli squadroni di cavalleria. Una volta eliminate le sentinelle, procederanno circa mezzo
miglio a nord del campo nemico e si allineeranno sui fianchi. Seguiremo il centurione Catone e io con
la fanteria. Quando la linea sar completa, ci avvicineremo il pi possibile in silenzio e quando dar il
segnale suoneremo tutti i corni che abbiamo. E assicuratevi che gli uomini rispondano con tutta la voce
che hanno in corpo. Voglio che Banno pensi di venire attaccato da tutti i soldati romani da qui
allArmenia. Dite agli uomini di darci dentro. Devono caricare finch non sentono il segnale di ritirata.
A quel punto devono tutti rientrare dalla breccia, coperti dalla cavalleria. Macrone apr le mani.
Questo  tutto. Domande?.
Il centurione Postumo alz il braccio.
S, gemette Macrone.
Chi si  sognato questo incubo?.
Macrone lo guard torvo per un momento prima di rivolgersi nuovamente al resto degli ufficiali
della coorte. Questo  tutto, allora. So che  una missione ardua, ma ci troviamo in una situazione
difficilissima, signori, e non c molto altro che possiamo fare. Se funziona, avremo guadagnato
qualche altro giorno, e forse spaventato molti degli uomini che Banno  riuscito a reclutare nei villaggi
locali. Bene, dunque, prendete lequipaggiamento e raggiungete le vostre unit. Rompete le righe!.
Gli ufficiali si allontanarono dal cortile e Catone si avvicin a Macrone e mormor: Credo che
dovremo tener docchio Postumo, signore.
Vero, ma  nella nostra stessa barca. O combatte o muore. In questo senso almeno possiamo
fidarci.
Catone lo guard con aria stanca. Se lo dite voi.
Macrone si accigli. Da quant che non ti riposi, Catone?
Due giorni, almeno. Come voi.
Io riesco a resistere, ma tu sembri distrutto.
Lo sono, ammise Catone. Ma non posso farci niente fino a dopo lattacco al campo.
No. Potrai dormire dopo, forse.
S. Dopo, fece Catone sforzandosi di sorridere. In un modo o in un altro.
La colonna romana usc furtiva dalla porta orientale nella terza ora prima dellalba. Gli uomini
si erano anneriti la faccia e gli arti con cenere e legno bruciato. Poich dovevano mettersi rapidamente
in posizione e attaccare gli uomini dellesercito di Banno armati pi alla leggera, avevano avuto
lordine di lasciare al forte la corazza. Ogni uomo portava scudo, giavellotto e spada corta e indossava
sul braccio una fascia bianca per lidentificazione. Mentre i quattro squadroni di cavalleria procedevano
al trotto avanti, poi a sinistra, e aggiravano le difese del forte, la fanteria avanzava il pi rapidamente
possibile, non al passo per non farsi tradire dal rumore ritmico delle calighe. Macrone e Catone
marciavano in testa alla colonna. Catone tremava nella fredda aria notturna e sperava che la marcia
attorno al forte lo riscaldasse tanto da poter smettere di stringere i denti per impedire che battessero. Gli
ausiliari erano stati minacciati di terribili punizioni se avessero osato parlare e la colonna procedette nel
silenzio, rotto solo dallo scalpiccio delle calighe, fino al punto in cui la pista pietrosa cedeva il passo
alla sabbia che attut quasi del tutto il rumore.
Quasi subito si imbatterono in due corpi stesi in terra. Macrone diede lalt alla colonna e si
ferm per girarne uno con il piede.
Pare che i ricognitori abbiano fatto un buon lavoro, fece sottovoce. Spero solo che li
eliminino tutti senza problemi. Altrimenti....
Ce la faranno, lo rassicur Catone. Tutti gli uomini della coorte conoscono la posta in
gioco.
Siamo nelle mani degli di, concluse Macrone levando un braccio e facendo cenno alla
colonna di procedere. Spero solo che Fortuna non pensi di aver esaurito tutta la dose concessami.
Certo che no, replic piano Catone. Si era abituato alle tendenze superstiziose di Macrone e
aveva rinunciato a qualsiasi tentativo di inculcare nellamico una visione pi razionale del mondo.
Catone dubitava persino dellesistenza stessa degli di, ma la fede in essi sicuramente aveva lo scopo di
aiutare molti a colmare il divario tra la conoscenza e lesperienza, e Catone si era rassegnato ad
assecondare le superstizioni degli altri, e anche ad attenervisi.
Non credi che la mia fortuna sia finita?, sussurr Macrone. Mi pare strano, vista tutta la
merda che mi  arrivata addosso da quando siamo in Giudea.
No, signore, replic con pazienza Catone. In gran parte siete stato voi a creare la vostra
fortuna. La dea non ha fatto altro che integrarla di tanto in tanto. Non dovremmo parlare.
No. Macrone affrett il passo in modo da precedere di poco Catone e poi aguzz occhi e
orecchie per individuare qualsiasi movimento. Alla loro sinistra, al bagliore delle braci, erano
chiaramente visibili le mura del forte e le sagome degli uomini di Parmenione che presidiavano torri e
pattugliavano passaggi. Descrivendo un ampio arco attorno alla fortezza, arrivarono in vista
dellaccampamento nemico: una manciata di fal che scintillava in lontananza. A circa mezzo miglio a
nord del campo cera un leggero avvallamento scelto come punto di raduno delle forze. Quando
Macrone giudic avessero aggirato il campo a distanza sufficiente per non essere individuati, cambi
direzione e cominci a guidare lungo la tangente la colonna verso il nemico. Ora veniva il momento pi
pericoloso: se fossero stati visti prima di potersi schierare per lattacco, Banno avrebbe potuto
rivolgergli contro tutto il peso del suo esercito e sopraffarli in un battibaleno.
Mentre si avvicinavano allavvallamento, non ci furono n grida di allarmi, n squilli di tromba
a indicare che erano stati avvistati. Poi, finalmente, il terreno cominci a digradare e davanti a loro
comparvero due masse pi scure separate da una fascia di campo aperto: i due piccoli contingenti di
cavalleria partiti prima della colonna principale. Catone li indic a Macrone, che annu e guid la
colonna in un punto a met strada tra i due gruppi. Mentre la colonna si schierava, un cavaliere
procedette al trotto lungo la linea fermandosi quando vide i pennacchi degli elmi di Macrone e Catone.
Siete il prefetto?.
Macrone riconobbe subito in quella voce sommessa quella di Scrofa.
S. Avvicinati, gli fece cenno Macrone. Qualcosa da riferire?
Ci siamo occupati delle sentinelle isolate. Poco fa sono arrivati dal campo anche i rimpiazzi.
Ci siamo occupati anche di loro. Li abbiamo colti di sorpresa e nessuno  riuscito a dare lallarme.
Bene. Ma staranno aspettando gli uomini che hanno appena smontato, quindi dobbiamo
attaccare subito.
Catone fu colto da un pensiero improvviso. Aspettate. Forse c un modo per moltiplicare la
sorpresa dellattacco.
Cosa?. La sagoma scura di Macrone si gir. Che vuoi dire?.
Catone guard Scrofa. I corpi dei rimpiazzi. Dove sono?
Laggi. Scrofa indic il terreno che risaliva in direzione del campo nemico.
Catone, tagli corto Macrone. Che pensi di fare?
Si aspettano il rientro di un gruppo di sentinelle. E se io e qualche altro prendiamo il loro
posto? Eliminiamo la guardia al limite del campo, e poi vi faccio segno di avvicinarvi. Signore,
potremmo essere dentro il campo prima ancora che si accorgano della nostra presenza.
Macrone consider brevemente il piano. Daccordo, Catone. Vale la pena di provare. Che
segnale farai?.
Catone pens in fretta. Avvicinandosi al campo aveva intravisto dei bracieri che ardevano
attorno al perimetro. Ondegger una torcia da una parte allaltra. Dovrebbe funzionare.
Una torcia. Benissimo, ma non correre rischi inutili. Se ti vedono, urla e arriveremo.
S, signore. Ora  meglio che vada.
Catone fece il saluto al prefetto e si rivolse agli uomini pi vicini nella fila che si allungava su
entrambi i lati. Questa sezione! Seguitemi.
Guid gli uomini su per la scarpata nella direzione che gli aveva indicato Scrofa, e poco prima
della cima trovarono i corpi delle sentinelle nemiche. Dieci uomini, sparsi sul terreno, in gran parte
morti nella scaramuccia, mentre alcuni avevano la gola tagliata: i feriti, che non potevano essere
lasciati vivi per paura potessero dare lallarme.
Mettetevi le loro vesti, ordin Catone. Si avvicin al cadavere pi vicino e trasal quando le
dita gli si chiusero su un pezzo di stoffa umido e appiccicoso. Imponendosi di proseguire, priv il corpo
del pesante mantello di lana e se lo sistem sulle spalle. Complet il travestimento con lelmo imbottito
di cuoio e poi ispezion il resto del suo gruppo. Indossavano i tipici mantelli locali, turbanti ed elmi.
Catone era certo che al buio sarebbero sembrati dellarmata nemica. E comunque nessuno li avrebbe
presi per romani. Si volt verso laccampamento.
Andiamo.
Partirono sulla sabbia pietrosa, dirigendosi verso langolo pi vicino del campo, dove in origine
erano stati sistemati i due onagri. Non cera stato alcun tentativo di organizzare in modo ordinato il
campo. Solo alcune grandi tende erano raggruppate al centro per Banno e i suoi luogotenenti. Alcuni si
erano costruiti ripari improvvisati di pelli tese su pezzi di legno flessibili portati con s. Gli altri
dormivano allaperto, il pi vicino possibile ai fal. Presso lonagro superstite cerano cinque uomini
attorno a un braciere, chiaramente intenti a riscaldarsi piuttosto che a fare buona guardia. Catone si
diresse verso di loro, chinando la testa, come se con quel buio e a quella distanza potessero capire dalla
faccia che non era giudeo. Quando furono illuminati dal bagliore del braciere, uno si volt a salutarli. Il
tono era piuttosto cordiale e affabile, perci Catone alz una mano e fece loro un cenno, spostando lo
scudo in modo che si vedesse solo il bordo da dietro il mantello. Mentre si avvicinavano, luomo
continuava a parlare e poi tacque, chiaramente in attesa di una risposta. Catone affrett il passo e annu.
Luomo aggrott la fronte, e solo quando Catone e gli altri raggiunsero il braciere, sgran gli occhi
spaventato e fece per afferrare la spada che gli pendeva al fianco. Catone balz in avanti, estrasse con
uno stridio la spada dal fodero e la ruot abbattendola sulla testa delluomo con uno scricchiolio
sinistro, uccidendolo sul colpo. Gli altri attorno al braciere alzarono sbalorditi lo sguardo prima di
capire cosa stesse accadendo. Ma a quel punto era troppo tardi. Gli uomini di Catone furono loro
addosso, per un breve momento i violenti fendenti delle corte spade si susseguirono freneticamente e
poco dopo tutte le sentinelle giacquero in terra morte. Catone indic un carro parcheggiato dietro i resti
bruciati della prima catapulta. Nascondete i corpi.
Mentre gli altri trascinavano via in fretta i cadaveri e prendevano il posto delle sentinelle,
Catone fabbric una torcia con del materiale combustibile che si trovava accanto al braciere. La
immerse nel fuoco, aspett un momento che si accendessero gli sterpi e i rami secchi, poi la estrasse,
fece un passo nella direzione di Macrone e degli altri in attesa del segnale nelloscurit e la tenne alta,
facendola oscillare da un lato allaltro. Infine si volt e la gett nel braciere, restando in attesa con i
suoi. Macrone ci avrebbe messo un po per guidare la coorte al margine del campo. Fino ad allora,
Catone e il suo gruppo avrebbero dovuto sostituire le sentinelle. Fiss per un momento lorizzonte
orientale, oltre la fortezza. Si intravedeva un debolissimo bagliore lungo lorizzonte che separava la
terra dal cielo. Catone si volt in cerca dei primi segnali di avvicinamento della coorte, ma era ancora
troppo buio per individuarli. Poco dopo che Catone aveva dato il segnale, si avvicin un uomo
proveniente dal campo. Fece un breve cenno con la mano mentre passava e si diresse verso loscurit
canticchiando.
Dove diavolo sta andando?, bisbigli uno degli uomini di Catone.
Catone si volt arrabbiato. Tu cosa credi? Va a cacare.
Un altro ridacchi. Allora avr la pi brutta sorpresa della sua vita.
Silenzio!, sibil Catone.
Luomo canticchi un altro po nel buio, poi si interruppe bruscamente. Un attimo dopo, si
avvicin di corsa agli uomini raccolti attorno al braciere, tirandosi gi la veste sulle gambe. Indic con
il braccio il deserto e cominci a farfugliare per lagitazione. Catone non disse niente. Luomo lo
guard in faccia e sgran gli occhi sbalordito.
Catone aveva estratto rapidamente la spada e gli infil la punta nel naso. Laltro barcoll
allindietro e Catone lo colp nuovamente, stavolta con un violento fendente alla tempia, facendolo
crollare in terra. Spiacente, mormor.
Pochi momenti dopo, emersero dalloscurit i primi romani. Catone si rivolse ai suoi e disse: 
tempo di abbandonare il travestimento.
Si tolsero gli abiti dei nemici e si girarono verso il campo giudaico. Catone osserv avvicinarsi
la coorte. Mentre avanzava a passo cadenzato per restare in formazione, riconobbe al centro la sagoma
dellelmo di Macrone. Era ormai visibile al bagliore dei fuochi pi vicini.
Seconda Illirica!, risuon nella notte la voce di Macrone. Carica!.
Dimprovviso, laria si riemp dello squillo delle trombe e un grande ruggito squarci la gola
degli ausiliari che si precipitavano sul campo. Corsero verso i bivacchi pi vicini lanciando il
giavellotto contro gli uomini sdraiati in terra. Pi avanti, il resto del campo cominciava a riprendere
vita: gli uomini si svegliavano insonnoliti, battendo le palpebre e guardando con sorpresa, e poi con
terrore, i soldati romani che si riversavano dal deserto. Catone e i suoi si riunirono ai compagni e
trafissero con il giavellotto i giudei che cercavano di allontanarsi carponi. Uno degli ausiliari si ferm
per chinarsi a strappare una catenina dargento dal collo delluomo che aveva appena ucciso e Catone
gli afferr il braccio e lo tir su, spingendolo verso il centro del campo.
Non fermarti per niente al mondo! Continua a muoverti. Uccidi e va avanti.
Pi in l, Catone sent il rumore degli zoccoli della cavalleria guidata da Scrofa, che si mosse
brevemente lungo il lato del campo per poi voltarsi e caricare gli uomini che si stavano armando per
affrontare la fanteria romana. Sul fianco opposto, lo stesso faceva Postumo con gli altri due squadroni e
Catone finalmente si liber dallansia che gli aveva stretto il petto fino a quel momento. Il piano aveva
funzionato, il nemico era stato colto di sorpresa. Ora dovevano sfruttare quel vantaggio con la maggior
ferocia possibile. Si mise a correre, lanciando il giavellotto contro qualsiasi nemico ancora si muovesse
in terra o gli attraversasse la strada, e si diresse verso il centro della linea romana, percorrendo il
campo. Ubbidendo agli ordini di Macrone, i cornicines e i bucinatores continuavano a suonare i loro
strumenti con tutto il fiato che avevano in gola e laria era piena degli acuti squilli dei segnali di carica.
Anche gli uomini contribuivano al chiasso, emettendo grida di guerra mentre massacravano i nemici
senza piet. Catone marciava gi su decine di morti e feriti che si contorcevano e urlavano, illuminati
dal bagliore dei fal.
I romani si muovevano rapidi, unondata di morte che sommergeva il campo, lasciando al suo
passaggio una carneficina. A oriente, la debole luce che Catone aveva intravisto poco prima era ora un
evidente chiarore lungo lorizzonte e per un attimo lo invase il panico. Non appena i nemici si fossero
accorti dellesiguo numero degli aggressori, avrebbero sicuramente reagito. Ma per il momento i giudei
e gli alleati parti continuavano a fuggire dinanzi ai romani che si riversavano nel campo. Catone
raggiunse Macrone mentre la linea romana si avvicinava al gruppo di tende al centro
dellaccampamento. Il prefetto era esultante e quando vide Catone lo accolse con un sorriso raggiante.
Li abbiamo battuti! Quei bastardi se la danno a gambe levate.
Per un attimo, Catone condivise lumore trionfante dellamico, ma poi not che ora il campo si
poteva vedere in quasi tutta la sua estensione. Avvert un tuffo al cuore e guard Macrone.
Si sta facendo giorno.
Cos li vediamo meglio scappare!.
 unarma a doppio taglio, signore. Ben presto capiranno di essere pi numerosi.  meglio
cominciare a ritirarci.
Ritirarci?. Macrone scosse il capo e indic gli uomini che li superavano, attraversando il
campo nemico e uccidendo chiunque capitasse loro a tiro. Li abbiamo battuti, te lo dico io. Dobbiamo
insistere finch non sono prostrati.
Certo, signore. Basta che siamo in tempo a ordinare la ritirata al momento opportuno.
Macrone annu e riprese a correre con i suoi uomini, facendo cenno a Catone di seguirlo.
Quando erano arrivati al lato opposto del campo, il chiarore dellalba si era ormai diffuso in cielo e,
anche se il sole non era ancora apparso allorizzonte, cera luce a sufficienza per illuminare larea
attorno al forte. Il campo era ricoperto di corpi, e i romani davano la caccia a quelli che si erano
inizialmente nascosti ma che ora cominciavano a cercare uno spiraglio per fuggire attraverso le linee
nemiche. Disseminati per il deserto cerano migliaia di uomini e cavalli, alcuni dei quali montati dagli
alleati parti di Banno. Ma il nemico stava rallentando, raggruppandosi e cominciando a lottare contro i
romani sparsi. Anche gli squadroni di cavalleria di Scrofa e Postumo erano sparpagliati: molti si erano
inoltrati troppo nel campo nemico e ora correvano il rischio di restare isolati.
Macrone e Catone si fermarono senza fiato al limite dellaccampamento, osservando la scena
con crescente preoccupazione.
Abbiamo fatto tutto ci che potevamo, signore, fece ansante Catone. Abbiamo avuto la
nostra vittoria. Non perdiamola ora. Ordinate la ritirata.
Macrone esitava, lacerato tra il desiderio di trarre il massimo vantaggio possibile, continuando a
uccidere i nemici e fiaccarne la forza di volont, e la consapevolezza che ora i suoi uomini erano in
pericolo.
Daccordo, concesse infine e si volt indietro, verso lunit di vessilliferi e trombettieri che lo
avevano seguito. Prese fiato e grid: Suonate la ritirata!.
Un attimo dopo, risuon il segnale e gli ausiliari cominciarono a ritirarsi, abbandonando
linseguimento del nemico. Qualche scalmanato continu noncurante a correre, ma infine anche lui
obbed, mentre i nemici cessavano di scappare vedendo i romani ritirarsi e schierarsi dietro gli
stendardi. Catone not che i capi stavano chiamando a raccolta gli uomini e presso un gruppo di
cavalieri si stavano riunendo i parti: ben presto avrebbero avuto forze a sufficienza per attaccare gli
aggressori. Catone poteva solo immaginare la carneficina che avrebbero causato se avessero avuto la
possibilit di bombardare di frecce i romani prima che raggiungessero le mura sicure del forte.
Andiamo!, url Macrone, facendo rabbiosi cenni agli uomini che si staccavano a fatica dalle
prede. Sbrigatevi!.
La corrente della battaglia stava cambiando direzione sotto i loro occhi. I giudei cominciavano a
volgersi contro i romani, inseguendo coloro che, guidati dalla furia della battaglia, si erano spinti
troppo in l. Catone vide un gruppo di giudei raggiungere un ausiliario e gettarlo in terra. Luomo
rotol sulla schiena e cerc di proteggersi con lo scudo, ma Catone lo perse di vista quando i nemici gli
si affollarono intorno e cominciarono a colpirlo con le lame delle spade che si alzavano e si
abbassavano freneticamente.
Se non ci muoviamo subito, non raggiungeremo mai il forte, fece a Macrone.
Il prefetto si guard intorno. Cera pi di mezzo miglio per la breccia dove un tempo si trovava
il posto di guardia. Se indugiavano ancora, i nemici li avrebbero travolti molto prima che ci arrivassero.
Macrone si mise davanti agli uomini. Seconda Illirica! Torniamo al forte, a passo di corsa! Scrofa!
Postumo! A me!.
Mentre i centurioni e gli optiones della fanteria trasmettevano gli ordini e indirizzavano gli
uomini verso Bashir, i due comandanti di cavalleria si avvicinarono al trotto. Avevano perso solo un
pugno di uomini nellinseguimento dei nemici e la maggior parte era gi tornata ai vessilli, anche se
alcuni stavano ancora cercando di rientrare attraverso i giudei che si stavano radunando.
Macrone parl loro in fretta, con un occhio rivolto ai nemici che tornavano al campo. Voglio
che la cavalleria copra la nostra ritirata. Riportate gli uomini sul margine dellaccampamento davanti
alla fortezza. Mettetevi in formazione e caricate chiunque possa costituire un pericolo. Dopo che
saremo arrivati alla breccia potrete ritirarvi e gli arcieri vi copriranno dalle mura.
Postumo scambi una rapida occhiata con Scrofa prima di replicare:  una follia. Ci farete
ammazzare tutti.
Rischi del mestiere, disse con freddezza Macrone. Non siamo qui per discutere, signori.
Questi sono gli ordini e voi li eseguirete. Andate!.
Scrofa volt la cavalcatura e torn al suo comando. Postumo guard truce Macrone e poi segu
il suo ex comandante.
Andiamo. Macrone diede una pacca a Catone sul braccio e cominci a seguire al trotto la
colonna di fanteria che correva verso il forte. Intorno arrivavano gli ultimi ritardatari. Si ud un
martellare di zoccoli e in una nube di polvere pass al galoppo la cavalleria, diretta alle posizioni
assegnate. Una volta superato il campo si volt e si dispose in una fila. Gli uomini di Scrofa alla
sinistra della breccia, quelli di Postumo sulla destra, lasciando uno spazio per far passare la fanteria.
Catone e Macrone raggiunsero la centuria posteriore e si unirono ai ranghi. Guardandosi alle spalle,
Catone fu scioccato nel vedere alcuni giudei che gli correvano dietro, a non pi di cinquanta passi di
distanza. Un gruppetto si ferm di botto e cominci a roteare sulla testa le fionde.
Attenzione!, url Catone. I frombolieri!.
Si volt e alz lo scudo appena in tempo per proteggersi da una pietra che si schiant contro il
bordo superiore dello scudo e gli urt la cima dellelmo. Un altro non fu altrettanto fortunato e venne
colpito sulla schiena alla base della spina dorsale. Le gambe gli si immobilizzarono e croll in avanti
con un grido di dolore e sorpresa. Uno dei compagni si ferm e corse al suo fianco.
Lascialo!, ordin Macrone, strattonandolo verso la colonna. Catone si volt e si mise a
correre per raggiungere gli altri, con le spalle tese e la testa leggermente china, come se questo potesse
renderlo un bersaglio meno facile. Sibilarono altri lanci e stavolta il fato risparmi ai romani altre
vittime. Si stavano avvicinando alla cavalleria e Macrone grid: Cavalleria! Caricate! Ora!.
Scrofa e Postumo ondeggiarono davanti a loro le spade e, con il volto cupo, i cavalieri
avanzarono. Superarono al trotto Macrone e Catone, e i giudei che li inseguivano si fermarono di botto
rendendosi conto del pericolo e cominciarono a ritirarsi. Ma, al di l, Catone intravide una linea di
cavalieri diretta verso la cavalleria romana. Si avvicinavano i parti, con gli archi pronti e le spade che
sbattevano contro i fianchi delle cavalcature. Gli uomini intrappolati tra le due linee di cavalieri corsero
verso lo spazio che si restringeva, nel disperato tentativo di evitare lo scontro. Macrone e Catone
proseguirono verso la fortezza, guardandosi alle spalle. Dimprovviso, Macrone si ferm e si volt.
Che diavolo sta facendo?.
Catone torn indietro e lo raggiunse in tempo per vedere gli squadroni di Postumo virare a
destra, attraversando in diagonale il fronte nemico. Postumo mosse in avanti il braccio e url un ordine
che Macrone e Catone non riuscirono a distinguere. La sua cavalleria aument landatura e si allontan
al galoppo dal campo, diretta a nord. In quel mentre, Scrofa rallent e i suoi uomini si fermarono a un
centinaio di passi dal nemico. Si volt ad osservare Postumo e i suoi allontanarsi.
Quel bastardo ci ha piantati in asso!, fece Macrone sbalordito.
Imbecille, mormor Catone. Dove pensa di poter scappare?
Chi se ne importa. Macrone guard di nuovo gli uomini che li inseguivano. Ora solo Scrofa e
i suoi stavano tra la fanteria diretta al forte e lorda nemica, ansiosa di prenderli e annientarli. Ormai
solo Scrofa ci pu salvare.
...
.
...
CAPITOLO TRENTA.
...
.
...
Scrofa osserv i parti in avvicinamento, poi si volt a guardare Macrone, come in cerca di
consiglio. Macrone imprec piano e mormor: Gli ordini ce lhai, bello. Eseguili, cazzo.
Ci moller anche lui, stabil Catone, afferrando lamico per il braccio. Dobbiamo andare.
Subito!.
Aspetta!. Macrone alz il braccio e indic il nemico. Scrofa rimase immobile un momento,
poi annu. Con un ultimo saluto formale a Macrone, ondeggi la spada in direzione dei parti e ordin la
carica. I suoi uomini spronarono i cavalli e, avvicinando a s gli scudi e stringendo le lance, si
precipitarono verso i parti. Macrone scosse il capo stupito, prima che Catone lo tirasse insistentemente
per il braccio. I due ufficiali si voltarono e corsero a raggiungere il resto della colonna che si affrettava
in direzione della fortezza. Alle loro spalle si ud per un istante un martellare di zoccoli e poi il fragore
e il tintinnio delle lame, il tonfo sordo di colpi che si abbattevano sugli scudi, gli acuti nitriti dei cavalli
terrorizzati, le selvagge grida di guerra dei combattenti e le urla dei feriti.
Davanti, le prime centurie di fanteria avevano raggiunto la breccia e si arrampicavano sui
cumuli di macerie ricoperte di sangue. Affacciato sulle mura, Parmenione faceva disperatamente cenno
agli uomini di muoversi. Con larrivo di altre unit, i fanti che salivano a fatica le rovine si
trasformarono in ununica massa convulsa di uomini, mentre i loro compagni si spintonavano alla base
del cumulo, guardandosi ansiosi alle spalle. Quando Macrone e Catone li raggiunsero, voltandosi
videro che Scrofa e i suoi erano impegnati in una terribile lotta impari con i parti e il prezzo per aver
salvato i compagni sarebbe sicuramente stato il loro annientamento. Catone guard a nord e vide che
Postumo e i suoi amici erano ormai diventati dei puntini scuri in mezzo alla polvere sollevata dai
cavalli. Tuttavia, un gran numero di parti si era gi mosso al loro inseguimento, ben deciso a non
lasciarseli scappare, e Catone sper che Postumo andasse incontro alla morte pi orribile che i parti
potessero concepire.
Si volt e vide che gli ausiliari erano ancora impegnati ad arrampicarsi sulla china di rovine.
Se va avanti ancora per molto, della cavalleria non si salver nessuno.
Coraggio uomini!, url frustrato Macrone. Muovetevi!.
Prefetto!.
Macrone si gir in direzione della voce e vide il centurione Parmenione che gli faceva cenno dal
muro, con in volto unespressione euforica.
Che c?
Laggi, signore. Guardate l!. Parmenione tese il braccio e punt il dito a sud.
Macrone si fece strada tra gli uomini e sal di poco il cumulo di macerie in modo da poter
vedere. Un attimo dopo, gli era accanto Catone ed entrambi scrutavano il deserto nella direzione
indicata da Parmenione. In principio, il turbinio di polvere sollevato dallesercito di Banno rese difficile
individuare la fonte delleccitazione di Parmenione. Poi, un colpo di vento spost la polvere e Catone
riusc a vedere oltre le linee nemiche. Cera un altro corpo di uomini, a centinaia, in groppa a cavalli e
cammelli, che cavalcava dritto verso i giudei. Ora li vedeva anche Macrone e lev il pugno in aria. 
Simeone! Simeone!.
Gli uomini intorno si fermarono e si voltarono a guardare, e poi ripresero il grido di Macrone.
Catone, fedele alla sua natura prudente, fiss concentrato i cavalieri in avvicinamento senza unirsi alle
acclamazioni. A quella distanza, era impossibile stabilire chi fossero, ma ora li avevano visti anche i
nemici che si allontanarono immediatamente dal forte. Il cieco inseguimento degli odiati romani si
dissolse in un istante e gli uomini ricominciarono a scappare. Ormai cera abbastanza luce per poter
vedere i capi radunare gli uomini e schierarli per affrontare quellincombente minaccia. Ma la maggior
parte scappava e basta, attraversando il campo e dirigendosi distinto verso i villaggi che aveva lasciato
per unirsi a Banno nella lotta contro i romani. Solo quando li vide fuggire, Catone si convinse che fosse
Simeone, o comunque una qualche sorta di alleato. Gli uomini intorno si abbandonarono a selvagge
acclamazioni e gli ausiliari cominciarono a correre nella direzione opposta, fuori dalla fortezza e verso
il campo nemico. Macrone e Catone scivolarono gi dalla china andando loro dietro.
Davanti, i superstiti della cavalleria di Scrofa crollarono esausti sulla sella e fissarono confusi i
parti che dimprovviso si erano voltati e scappavano al galoppo veloci come il vento, passando
incuranti attraverso e sopra gli ex alleati. Quando Macrone arriv, si guard intorno.
Dov Scrofa? Scrofa!.
L, signore, indic Catone. A breve distanza, sotto un cavallo senza cavaliere, giaceva un
corpo accasciato avvolto da un mantello rosso brillante e con lelmo recante la mezzaluna da ufficiale.
Accanto, i corpi di due parti. Macrone e Catone accorsero e si inginocchiarono vicino a Scrofa,
girandolo delicatamente sulla schiena. Scrofa apr gli occhi battendo le palpebre. Si guard intorno con
espressione stupita e poi vide i due ufficiali che gli stavano sopra.
Macrone..., disse piano. Speravo che avessero accoppato anche te.
Macrone sorrise. Ti  andata male.
Catone attir il suo sguardo e gli indic con un cenno il busto di Scrofa. Il moncone rotto di una
freccia spuntava dal petto dellex prefetto, proprio sotto il cuore. Dalla ferita fuoriusciva sangue
schiumoso. Macrone guard nuovamente in faccia Scrofa. Una carica niente male la tua. Ci hai
salvato.
Cos pare. Luomo sorrise debolmente e poi il volto gli si contorse un momento, prima che la
fitta di dolore diminuisse. Chi avrebbe mai detto che vi avrei salvato la vita? Non c giustizia.
Smettila di fare il duro, Scrofa. Non ti si addice.
Le labbra di Scrofa si piegarono in un sorriso. Ma alla fine sono stato un bravo soldato, no?
S e far in modo che lo sappiano tutti.
Fallo... Unaltra cosa.
Cosa?
Postumo.... Scrofa alz con un terribile sforzo la testa e dimprovviso strinse forte la mano di
Macrone. Giurami che gliela farai pagare a quel bastardo. Per averci piantati in asso. Per il suo
tradimento....
Non preoccuparti di Postumo. Lultima volta che lho visto era inseguito da decine di parti.
Non riuscir a scappare. E se ce la fa, e lo prenderemo vivo, far in modo che sappia quello che
pensavi di lui prima di.... Macrone sinterruppe imbarazzato. Be, glielo dirai tu stesso quando ti
sarai rimesso.
Scrofa si accasci nuovamente e sussurr: Non avr tanta fortuna....
Aspetta!, fece Catone chinandosi. Scrofa! Hai detto tradimento. Che tradimento?.
Luomo contrasse gli occhi ed ebbe uno spasmo, i muscoli gli si irrigidirono e arcu il corpo.
Poi di colpo si rilass e croll nella sabbia, con la testa che gli ciondolava di lato. Catone gli prese il
polso, sent che non cera pi battito e gli lasci cadere il braccio lungo il fianco.  morto.
Macrone lo fiss un momento e scosse il capo. Sai, non pensavo proprio che sarebbe morto da
eroe. C voluto coraggio a fare quello che ha fatto. Mi ero sbagliato sul suo conto.
No, avevi ragione invece, fino alla fine. Catone si alz in piedi. Questa  stata la sua
redenzione. Lo sapeva. Lho capito quando ti ha fatto il saluto.  stato fortunato ad avere la possibilit
di fare un po di bene prima di morire.
Fortunato?. Macrone si alz. Hai una strada idea della fortuna, Catone.
Forse. Catone si guard intorno. Gli ausiliari erano sparpagliati per il campo e inseguivano i
giudei. E stavolta non era uno stratagemma per guadagnare tempo. Il nemico era in fuga e la sete di
sangue e di trionfo dei romani era irrefrenabile. Davanti a loro cavalcavano i nuovi arrivati, abbattendo
senza piet i ribelli giudei e quei parti che erano stati disarcionati.
Macrone not un gruppetto di cavalieri che andava loro incontro. Alla testa cera Simeone e
quando si avvicinarono e rallentarono riconobbe anche Murad. Si scambiarono un sorriso. Simeone
smont dalla cavalcatura, strinse a Macrone le braccia e lo baci su entrambe le guance.
Prefetto. Grazie a Yahweh sei sano e salvo! E anche tu, centurione Catone. Simeone indic i
cavalieri che attraversavano di corsa il deserto allinseguimento dei nemici. Mi scuso per non essere
arrivato prima, ma abbiamo fatto il possibile.
Chi sono tutti questi uomini?, domand Macrone. Mi aspettavo qualche aiuto, non che ti
presentassi con un esercito.
Questi uomini lavorano per le compagnie carovaniere. Scortano le carovane, sono per lo pi
mercenari, ma ottimi elementi.
 chiaro che prendono molto a cuore il loro lavoro. Come sei riuscito a trovarne cos tanti?
I miei amici avevano promesso di ripagarti per aver salvato quella carovana.
Be, hanno sicuramente ricambiato il favore, rispose Macrone. Ora dobbiamo trovare Banno
e assicurarci che venga preso vivo, se non  gi morto. Dovr servire da esempio.
Banno?. Simeone si volt e indic la strada verso Heshaba. Quando abbiamo attaccato, ho
visto un gruppo di cavalieri andare da quella parte. Forse venti o trenta. Soprattutto parti. Poteva essere
l in mezzo.
Pi che probabile, replic Macrone. Dovr andargli dietro.
Vieni con noi, propose Simeone. Conosciamo la conformazione del terreno. Da solo non
andresti lontano. Nessun romano ce la farebbe. E poi anchio ho una questione in sospeso con Banno.
Macrone riflett un momento. Daccordo, ma prima di ai tuoi uomini che possono alloggiare
nel forte, se lo desiderano. Possiamo dar loro da mangiare e da bere. Lascer al comando il centurione
Parmenione e gli dar ordine di occuparsi di loro. Pu anche liberare gli ostaggi. Non ne abbiamo pi
bisogno. Aspetta qui. Catone!.
S, signore?
Procura per entrambi una buona cavalcatura, equipaggiamento e provviste per dare la caccia a
Banno.
S, signore. Catone gli rivolse unespressione ansiosa.
Che c?
 il villaggio che mi preoccupa, signore. Quello in cui ci siamo rifugiati io e Simeone.
E allora?
Simeone ha detto che Banno andava in quella direzione e, prima di proseguire, gli serviranno
acqua per i cavalli e provviste per s. Banno  un uomo disperato. Nel suo attuale stato danimo chiss
che potrebbe fare.
Be, lo scopriremo ben presto, replic serio Macrone. Ora, non perdiamo altro tempo.
Si volt e si diresse a grandi falcate verso la fortezza.
Dal momento in cui, nel primo pomeriggio, girarono lultima curva della pista che scendeva
nello uadi verso il villaggio di Heshaba, Catone ebbe una brutta sensazione allo stomaco. Da lontano
avevano visto un pennacchio di fumo e ora il villaggio, visibile ai loro piedi, era sotto una scura nube
fluttuante. In numerose case al centro il fuoco divampava violento e alcuni degli abitanti cercavano di
spegnere gli incendi, mentre altri avevano formato una catena per portare lacqua dalla piazza e gettarla
sulle fiamme. Simeone guard atterrito e spron il cavallo al galoppo, imitato dal resto della piccola
colonna. Impastoiarono gli animali presso una macchia di olivi fuori dal villaggio e corsero verso la
piazza. Diversi paesani giacevano morti su un lato in mezzo a grandi pozze di sangue, tutti con le gole
tagliate. Simeone impart una serie di ordini ai suoi uomini e questi corsero ad aiutare a combattere gli
incendi. Catone si guard intorno allarmato.
Dov Miriam? Non la vedo.
Simeone si guard intorno preoccupato, poi indic la strada dove, allombra, una donna sedeva
accasciata contro il muro di un edificio. Credo sia lei. Andiamo.
Corsero verso la donna, che sedeva a gambe incrociate e, in lacrime, si teneva la testa tra le
mani.
Simeone le si accovacci accanto. Miriam?.
La donna si asciug gli occhi e alz lo sguardo, rivelando una ferita e una guancia contusa.
Parve per un attimo stupita e confusa, poi riacquist la lucidit. Deglut e si schiar la voce: Cosa
abbiamo fatto per meritarci questo?
Cosa  successo?, domand con dolcezza Simeone. Le prese la mano e la accarezz.
Miriam, cosa  successo?.
Lei lo guard, con labbra tremanti. Banno.  venuto con alcuni uomini. Hanno preteso del
cibo e il poco oro e argento che abbiamo. Quando la mia gente ha protestato, Banno ha preso la prima
famiglia che gli  capitata e li ha uccisi tutti, uno a uno, finch non gli abbiamo dato quello che
voleva. Guard Catone e Macrone. Ha preso lo scrigno di mio figlio... e... ha preso il mio... il mio
Yusef. Le si distorse il volto e ricominci a piangere, grossi singhiozzi di pena e disperazione che le
sconquassavano il fragile petto. Simeone le cinse teneramente le spalle con il braccio e con laltra mano
le accarezz i capelli.
Yusef?, fece Catone, aggrottando la fronte. Perch ha preso Yusef? Non ha senso. Se sta
cercando di scappare, perch rallentarsi con un prigioniero?
Non un prigioniero, mormor Miriam. Un ostaggio. Quando lhai attaccato, stamani, ti ha
riconosciuto, Simeone. Sa che lo stai inseguendo e sa che non permetterai venga fatto alcun male a
Yusef. Per questo lha preso con s.
Daccordo, disse Macrone. Posso capirlo, ma cos questa storia dello scrigno?
Banno afferma di essere il continuatore dellopera di Joshua. Aveva un vasto seguito tra i
nostri. Attribuivano grande valore al contenuto dello scrigno, rispose piano Miriam.
Un tesoro?.
Miriam si strinse nelle spalle. Una specie di tesoro. Ora  nelle mani di Banno e se ne vorr
servire per dichiararsi il legittimo successore di mio figlio.
Cosa c in quello scrigno?, chiese Macrone a Simeone.
Non lo so, rispose questi. Solo Miriam lo sa.
Macrone allora si rivolse a lei. Dunque?.
La donna scosse il capo e Macrone sospir impaziente. E allora non ditemelo... A ogni modo,
Banno ha lo scrigno, ha un ostaggio e ha un bel vantaggio su di noi. Sapete da che parte  andato?
S. Miriam lev lo sguardo e si asciug le lacrime con la manica. Ha detto di riferire a
Simeone che lo trover a Petra.
Petra?, fece confuso Catone. Perch a Petra? E perch dirci dove sta andando?
Vuole parlare con Simeone. In un posto in cui si sente al sicuro.
Ha una sua logica, ammise Simeone. Petra  neutrale anche se questi miei amici non lo
sono. In passato  stata nemica della Giudea, ma ora teme che Roma abbia messo gli occhi sulla
Nabatea. Banno confida sulla diffidenza che il suo re nutre nei confronti di Roma. Ritiene che l sar al
sicuro.
Quanto tempo fa  partito?, intervenne Macrone. Miriam?
Poco prima di mezzogiorno.
Quanto dista Petra, un paio di giorni?.
Simeone annu. Due giorni, anche di meno a passo spedito.
Possiamo raggiungerlo?.
Simeone fece spallucce. Possiamo provarci.
Allora muoviamoci, abbiamo perso fin troppo tempo qui. Macrone vide lespressione ferita di
Simeone, che consolava Miriam, e not laria di disapprovazione di Catone. Si rivolse quindi a Miriam,
cercando di assumere un tono equilibrato e rassicurante. Ascoltate, Miriam, prima ci muoviamo, pi
possibilit avremo di riportarvi vostro nipote, e quello scrigno.
Dimprovviso, la donna gli prese la mano e lo guard negli occhi con unespressione intensa.
Giurami che mi riporterai Yusef! Giuramelo!.
Cosa?. Macrone parve irritato e cerc di ritirare la mano, ma Miriam la stringeva con
sorprendente forza. Sentite, non posso giurarvelo, ma far del mio meglio.
Giuralo!, insistette lei. E ti sia testimone Yahweh.
Non conosco alcun Yahweh, replic impacciato Macrone, ma se volete che giuri per Giove
e Fortuna, lo far. Se questo vi pu aiutare.
Per i tuoi di, allora, assent lei. Giura di riportarmi Yusef.
Giuro che far del mio meglio, concesse Macrone, poi si rivolse a Catone e Simeone: Ora
muoviamoci.
Si avvi a grandi passi verso i cavalli. Simeone strinse unultima volta delicatamente a Miriam
la spalla, poi segu Macrone, richiamando i suoi uomini. Catone esit un istante. Era stanco delle
sofferenze di cui era stato testimone in quella provincia. Stanco del suo ruolo nel perpetuarle. Gli
balen in mente limmagine del ragazzino che aveva colpito con lo scudo. Un bambino della stessa et
di Yusef. Sent calare su di lui una gran tristezza, come un fardello pesantissimo. Bisognava fare
qualcosa. Provava il bisogno di trarre da quella situazione qualcosa di buono. Per sentirsi di nuovo
pulito. Miriam?.
La donna alz gli occhi.
Lo troveremo e ve lo riporteremo, le disse. Prometto di non avere pace finch non lo avremo
fatto.
...
.
...
CAPITOLO TRENTUNO.
...
.
...
E allora? Dov questa famosa citt?, chiese Macrone, mentre cavalcavano sulla pista battuta
tra le alture scoscese.
Simeone indic alla sua destra. L in mezzo.
Macrone e Catone si girarono verso la roccia a strapiombo che dominava laltro lato della valle.
I dirupi parevano senza interruzione e al di l, in lontananza, si elevavano i picchi rocciosi e gli speroni
di colline ancora pi alte.
Pietre, pietre e ancora pietre, brontol Macrone. Petra: il nome dice tutto.
Catone annu stancamente. Era allo stremo. Nei giorni dellattacco di Banno alla fortezza non
cera stato modo di riposarsi e dopo avevano cavalcato senza sosta seguendo la linea delle montagne
lungo la valle del Giordano, allinseguimento di Banno e del piccolo gruppo di seguaci sopravvissuti
alla sconfitta di Bashir. Li aveva guidati Simeone, a capo di un gruppo scelto di Nabatei, con il volto
cupo e sempre attento alla presenza della pi piccola traccia di Banno. Una volta lavevano visto, dalla
vetta sopra il villaggio di Dana. Davanti a loro si dispiegava un paesaggio di montagnette e colline che
terminava nel vasto bacino arido della bassa valle del Giordano. Laria era talmente secca e tersa che da
lontano si distinguevano anche i minimi particolari e da dove si trovavano riuscivano a vedere le
colline pedemontane sul lato opposto della valle, a cinquanta, sessanta miglia. Anche Macrone era
rimasto impressionato da quella vista spettacolare. Poi Murad aveva gridato e aveva indicato le colline
pi a sud. Una sottile colonna di puntini neri si stava arrampicando su un lontano crinale, e un debole
sbuffo di polvere ne indicava il movimento. Simeone aveva urlato un comando ed erano ripartiti,
cavalcando in fretta per raggiungerla, ma ben presto i lontani cavalieri avevano superato il crinale,
scomparendo alla vista.
Cavalcavano finch il crepuscolo non rendeva pericolosa la marcia e quindi si accampavano
alladdiaccio, alzandosi alle prime luci dellalba per proseguire la caccia. Fu cos che, due giorni dopo
essere partiti da Heshaba, arrivarono nei pressi di Petra nellinfuocato sole di mezzogiorno. Mentre
scendevano nella valle che conduceva allingresso della citt, superarono una carovana diretta a nord:
centinaia di cammelli stracarichi di merci destinate alle citt elleniche amanti del lusso della Decapoli.
Simeone, Murad e gli altri si scambiarono saluti con gli uomini a capo della carovana e si intrattennero
con loro per una breve conversazione, prima che la carovana proseguisse lascesa della pista a passo
lento e regolare.
Simeone si affianc a Macrone e Catone. Ho chiesto se cerano stati nuovi arrivi a Petra oggi,
o ieri.
E allora?, replic Macrone.
Pare che Banno sia arrivato allalba. Mentre caricavano i cammelli, hanno visto un gruppo di
cavalieri entrare nel Siq. Avevano con loro un ragazzino e un certo numero di parti. Deve essere
Banno.
Siq?, domand Catone. Cos il Siq?.
Simeone sorrise. Il Siq  larma segreta di Petra. Vedrete cosa intendo quando ci passeremo.
Proseguirono fin gi nella valle e a quel punto cominciarono a sentire un frastuono crescente di
voci, ragli di asini e brontolii profondi di cammelli. Poi la pista gir attorno a uno sperone di roccia e
davanti a loro si present unenorme area aperta affollata di uomini e animali. Portatori arrancavano
sotto grandi balle di merci: rotoli di stoffe, confezioni ben legate di spezie, articoli di vetro imballati
con cura nella paglia e collocati in ceste di vimini. Alcune carovane caricavano le merci per le citt del
Nord, mentre altre, senza carico, si preparavano a tornare ai grandi porti commerciali dellArabia per la
loro successiva consegna di beni di lusso. Catone si guard intorno elettrizzato. Alcuni degli uomini
che affollavano il grande spiazzo naturale di smistamento di Petra erano di un tipo mai visto: vestiti di
seta, dalla pelle scura con gli occhi allungati e trecce di capelli scuri. Li indic a Simeone chiedendogli
chi fossero.
Vengono dallOriente. LOriente pi estremo in cui si possa andare, cos mi hanno detto. Non
ne so molto, tranne che sono ricchissimi, grazie alloro e allargento greco e romano. La quantit di
tesori che passa per Petra  quasi inimmaginabile, Catone. Mi sorprende che voi romani non veniate
dissanguati da una tale emorragia delle vostre ricchezze.
Non sei mai stato a Roma, vero?
Non ancora, ma conto di andarci, un giorno.
Allora capirai perch Roma pu permettersi questi lussi. Non c nulla che gli uomini pi
ricchi non possano comprare. Hanno i forzieri stracolmi.
Per il momento, forse, riflett Simeone. Ma nessun impero, per quanto ricco, pu continuare
a concedersi tali lussi con questo ritmo.
Non lo so, ammise Catone. Non ci ho mai pensato.
Simeone si strinse nelle spalle. Forse dovresti.
Dopo che Simeone ebbe congedato i suoi Nabatei, proseguirono attraverso larea di
smistamento fino a raggiungere unampia strada che conduceva verso i dirupi rocciosi. La via era
lastricata e leggermente convessa con canali di scolo su entrambi i lati. Cera molto traffico lungo la
strada: altri portatori, mercanti e mercenari, come gli uomini che erano con Simeone e Murad. Ai lati
della via cerano tombe, scavate nella roccia con tale abilit che le colonne delle facciate parevano
staccate dalla parete. Poi la strada disegnava una curva attorno a una grande formazione rocciosa e
Catone e Macrone videro un piccolo, ma massiccio ingresso. Al di l, svettavano scoscesi dirupi in
pietra rossa segnata da fasce di stratificazione pi chiare e pi scure. Tra i dirupi cera una stretta
fenditura che riconduceva alle montagne.
Questo, amici miei,  il Siq, fece Simeone ai compagni romani.
Lingresso era sorvegliato da una ventina di uomini in abiti raffinati e lustre corazze a scaglie
che quando si mettevano alla luce del sole, uscendo dallombra delle rocce, luccicavano brillanti.
Davanti alla porta si trovava una folla in attesa di pagare il pedaggio per entrare, mentre un costante
flusso di gente veniva dalla direzione opposta. Simeone fece loro cenno di smontare da cavallo e li
guid verso la folla che entrava nel Siq. La fila procedette lentamente finch Simeone non si avvicin
al tavolo collocato allingresso. Un funzionario sorridente e dallaria fin troppo florida lo salut in
aramaico.
Simeone ricambi, indicando le dimensioni del gruppo e il funzionario spost alcuni grani
sullabaco per calcolare il pedaggio. Simeone estrasse il borsellino e consegn alcune monete
dargento, che il funzionario infil nella fessura di un grosso forziere su un lato del tavolo. Stava per far
loro cenno di passare quando individu Macrone e Catone e socchiuse sospettoso gli occhi. Alz la
mano per fermare Simeone e gli pose alcune domande con tono ostile. Simeone rispose nel modo pi
adeguato possibile, ma il funzionario divenne sempre pi irritabile e alla fine url un ordine alle
guardie alla porta.
Macrone si avvicin al tavolo. Che succede?
Il nostro amico qui non apprezza la vostra presenza. Stamattina in un gruppo che voleva
entrare cerano dei parti e ora ci sono due romani. Vuole sapere come mai i rappresentanti di queste
due grandi potenze sono dimprovviso tanto interessati a visitare Petra.
Ma noi non siamo rappresentanti. Stiamo solo inseguendo Banno. Diglielo.
Lho fatto. Gli ho detto che qui ho una casa e che siete miei ospiti. Non mi ha creduto. Dice
che deve trattenervi e andare a informare il palazzo.
Trattenerci? Vuoi dire arrestare?, si accigli Macrone. Non se ne parla neanche.
Una squadra di sei guardie si avvicin dalla porta e Macrone fece scivolare la mano sullelsa
della spada. La estrasse di qualche centimetro, prima che Catone gliela rispingesse dentro.
Macrone, questo non ci aiuter. Vi prego, non fatelo. Non possiamo permetterci di creare dei
problemi.
Stronzate.
Questo non ci aiuter a prendere prigioniero Banno e a riportare Yusef alla sua famiglia.
Macrone guard le guardie che si avvicinavano e poi di nuovo Catone e con un profondo
sospiro di risentimento e frustrazione disse: Daccordo.
Le guardie si fermarono davanti al tavolo e il loro capo si avvicin circospetto ai due romani.
Indic le loro spade e, con riluttanza, Catone e Macrone le estrassero e le consegnarono. Poi luomo
indic lingresso al Siq.
Dove ci portano?, chiese Catone a Simeone.
Alle celle sotto il palazzo reale. Non preoccupatevi, far tutto quello che posso per tirarvi fuori
il prima possibile.
Sarebbe gentile, replic con freddezza Macrone. Se non  di troppo peso.
Il capo delle guardie parl loro, con pi insistenza stavolta, e punt il dito verso il Siq. Catone
sincammin in mezzo al gruppo di guardie, imitato, dopo un momento di esitazione, da Macrone. Una
volta superata la porta, le pareti rocciose si restringevano tanto che in certi punti solo pochi uomini
potevano camminare affiancati. Al di sopra, i dirupi lasciavano intravedere solo una sottile scheggia di
cielo, e in alcuni punti qualche sporgenza gettava il passaggio nellombra pi totale. La strada era
lastricata e un piccolo canale scorreva di lato per impedire allagamenti. Gli altri passanti dovevano
appiattirsi da una parte per consentire il passaggio delle guardie e dei prigionieri lungo il sentiero che
serpeggiava in direzione della citt.
Ora capisco perch Pompeo non  mai riuscito ad assoggettare i Nabatei, disse piano Catone.
Se questa  lunica via daccesso a Petra, basta un piccolo contingente per tenere in scacco un intero
esercito.
Deve pur esserci un altro ingresso, replic Macrone. Un sentiero attraverso le montagne, o
comunque qualcosa di scalabile.
Forse no. Altrimenti come avrebbero fatto i Nabatei a resistere a tutti i conquistatori che hanno
attraversato la regione?, fece Catone, levando lo sguardo ammirato verso i dirupi.  gi un miracolo
se qualcuno scopre questo accesso, tanto per cominciare.
Svoltarono e si trovarono davanti una stretta fenditura di luce che divideva dallalto in basso i
dirupi. A breve distanza oltre lapertura cera unenorme struttura, un tempio, con massicce colonne
sulla facciata. Solo quando si avvicinarono, Catone si rese conto che non era un edificio a s stante, ma
che era stato scavato nella solida roccia.
Guarda un po che roba, fece Macrone ammirato quando uscirono dal Siq e poterono vedere
lintero edificio, di un rosso acceso sotto i raggi obliqui del sole. Erano emersi in uno stretto canalone,
lastricato in pietra e affollato di banchi di mercanti e trapeziti, come in una qualsiasi grande citt
dellimpero. Solo che qui non cerano templi attorno al mercato, ma solo rocce rosse. Le guardie li
guidarono attraverso il mercato, svoltando poi nuovamente e qui, infine, si rivel ai loro occhi la citt
di Petra. Grandi tombe, scavate nella roccia, fiancheggiavano la strada principale che conduceva nel
cuore della citt circondata dalle montagne. Altri banchi costeggiavano la via e pi avanti, sul basso
sperone di una collina, si ergeva una serie di magnifici palazzi e templi. Come emersero dalla strada
fiancheggiata di tombe, i dirupi si aprirono e comparve il resto della citt: case e vie che si
ammassavano sulle piccole alture che circondavano il bacino al centro di Petra. Le guardie e i
prigionieri sincamminarono per una via ampia e dritta, fiancheggiata da colonne, fino ad arrivare a una
larga rampa di gradini che saliva sulla collina a destra, su cui era eretto il grande palazzo dei re di
Nabatea. Salirono la gradinata, dirigendosi non verso le grandi porte di ottone dellingresso principale,
ma verso una porta laterale piccola e modesta. Al di l, una scalinata scendeva sotto il palazzo e poi
una galleria illuminata da torce tornava indietro verso la strada che avevano percorso.
In fondo alla galleria, si trovava una fila di celle con piccole aperture dotate di sbarre che
guardavano verso la via. Il capo li condusse oltre le prime celle, alcune delle quali occupate da un
pugno di disgraziati che vivevano nel loro sudiciume in attesa del giudizio o per espiare la pena.
Catone tocc con il gomito Macrone. Guardate l.
Macrone lanci unocchiata di lato mentre superavano le inferriate della penultima cella.
Dentro, seduti contro i muri di pietra, cerano diversi parti, con ancora indosso la corazza a scaglie con
cui avevano combattuto davanti alla fortezza di Bashir. Gli occhi dei parti seguirono i nuovi arrivati,
che vennero fatti entrare nella cella successiva. Il capo delle guardie chiuse la porta a sbarre con il
chiavistello, lasciando soli i due romani.
Macrone and alla finestra e sal sulla panca per poter vedere attraverso le sbarre. Fuori, la
gente passava senza curarsi di gettare uno sguardo verso il volto del prigioniero che fissava dagli oscuri
recessi alla base del palazzo.
Un vero successone, fece cupo.
Simeone ci tirer fuori da questa situazione. Ci far uscire il prima possibile.
Riponi grande fiducia in quelluomo.
Catone si era accasciato contro la parete e sentiva il sonno avvolgerlo come un sudario. Aveva
gli occhi pesanti e li chiuse un momento. Tuttavia, fu colpito dal commento di Macrone. Fiducia? S,
credo di s. Sembra sicuro del fatto suo ed  grazie a lui che Banno  stato sconfitto a Bashir,
ricordate?
Hai ragione, replic freddo Macrone, continuando a guardare fuori dalle sbarre. Spero solo
che riesca a tirarci fuori da questo cesso.
Un luogo pittoresco, mormor Catone e infine cedette alla stanchezza, il mento gli ricadde
sul petto e si addorment.
Una mano lo afferr per la spalla e lo scosse bruscamente. Catone si mosse. Lasciami in
pace, borbott. Vattene, Macrone.
La mano lo scosse di nuovo, stavolta con pi forza e Catone alz la testa, apr gli occhi e fece
per protestare. Ma non era Macrone. Murad gli sorrise e disse qualcosa nella sua lingua, indicandolo
con aria beffarda. Macrone gli stava accanto.
Che succede?, domand Catone.
Pare che Simeone ci abbia mandato qualche bene di prima necessit. Macrone indic il
pavimento della cella e Catone vide un fagotto di vestiti e un piccolo cesto con pane e carne. Murad
sorrise, indic il cibo e poi la sua bocca.
Buono! Mangiare. Mangiare.
Catone annu. Mi  chiaro il concetto, grazie.
Si alz irrigidito e si strofin la schiena e le natiche ancora indolenzite per i due giorni di
cavalcata. Fuori era buio e la cella era illuminata dalle tre fiamme di una lampada a olio in terra accanto
alla porta. Macrone si accovacci, spezz un po di pane e se lo infil in bocca. Mentre masticava
indic una tavoletta di cera sopra il fagotto di abiti. Ci ha anche mandato un messaggio.
Che dice?.
Macrone inizi a spiegare, ma aveva troppo pane in bocca per parlare come si deve. Cominci a
masticare in fretta per un momento, poi ci rinunci e lanci a Catone la tavoletta. Guarda tu stesso,
riusc a dire.
Catone la prese e cominci a leggere. Simeone era andato dal ciambellano reale per spiegare la
situazione e chiedere il rilascio dei romani. Purtroppo cera un problema: era stato battuto sul tempo da
Banno che aveva gi informato il ciambellano che si trattava di spie romane venute a esaminare le
difese di Petra. Simeone aveva protestato la loro innocenza e di conseguenza il ciambellano aveva
deciso di vedere tutte le parti coinvolte il mattino dopo. Simeone aveva mandato un cambio di abiti e
dellolio profumato e aveva pagato le guardie del palazzo perch portassero loro un po dacqua per
lavarsi in modo da essere presentabili. Concludeva dicendo che stava cercando di scoprire dove si
trovasse Banno, che lo scrigno era ancora nelle sue mani e che Yusef era sano e salvo.
Catone abbass la tavoletta e si guard. Aveva la pelle ancora striata delle chiazze di cenere con
cui si era annerito per lattacco al campo nemico. Il sudore che aveva trasudato nel corso dei due giorni
di viaggio sotto il sole infuocato gli aveva appiccicato la polvere alla pelle, ricoprendone ogni poro e
piega. Guardando Macrone, vide che lamico aveva un aspetto ugualmente sudicio. Murad indic un
mastello in un angolo della cella e mim il lavaggio della faccia.
Catone annu e si chin a sciogliere le calighe. Che ora ?
Non ne ho idea, ammise Macrone. Mi sono addormentato poco dopo di te e mi sono
svegliato solo quando hanno fatto entrare Murad.
Una volta tolte le calighe, Catone si afferr lorlo della tunica. Murad mormor qualcosa,
indietreggi in fretta e buss alla porta. Un attimo dopo, il chiavistello si apr e comparve una guardia.
Murad si volt, fece un cenno di saluto e se ne and. La guardia richiuse il chiavistello alle sue spalle.
Macrone ridacchi. Pare che qui si facciano un sacco di problemi a mostrare un po di pelle
nuda. Lavevo notato anche per strada. Non so proprio come riescano a sopportare cos tanti vestiti con
questo caldo.
Catone continu a spogliarsi. Quando fu nudo si avvicin al mastello e si accorse che sul fondo
cera una spazzola. Dopo essersi strofinato la pelle ed essersi asciugato, esamin gli abiti che aveva
portato Murad. Cera per ciascuno una leggera tunica di lino, una veste larga di un materiale finissimo
che non aveva mai visto prima e due paia di sandali leggeri.
Belli, mormor e cominci a vestirsi.
Macrone si lav a sua volta sul mastello e poi guard con sospetto gli abiti. Preferirei
indossare la mia tunica militare.
 sudicia, strappata e puzza come sudore di cavallo.
E allora?
E allora  ben difficile che faccia una buona impressione sul ciambellano. E poi, Catone alz
le braccia e le pieghe di quel tessuto fine gli ricaddero sul corpo magro, questi abiti sono comodissimi.
Davvero comodissimi. Vedrete.
Huh!, sbuff Macrone. Sembri una puttana dalto bordo.
Sul serio?, fece con un sorriso malizioso Catone. Allora aspettate che mi metta anche lolio
profumato.
Quando il sole era da poco comparso sopra le colline attorno alla citt, vennero a prenderli le
guardie. Macrone, malgrado gli abiti puliti, non aveva laria molto elegante e la veste gli pendeva
scomposta dalle ampie spalle con le pieghe che gli traboccavano dal cinturone lento in vita. Inoltre, si
era rifiutato categoricamente di mettere anche una sola goccia dellolio profumato della boccetta
decorata che Murad aveva appoggiato con cura accanto agli abiti.
Non voglio puzzare come una puttana da due soldi!, aveva detto stizzito.
Catone aveva cercato di farlo ragione. Paese che vai....
 proprio questo il punto! Siamo in un paese di merda, se fossimo a Roma non dovremmo
partecipare a questa mascherata!.
Macrone, da qui dipendono molte cose. Non per ultima la questione di uscire da questa cella.
Da qua dentro non possiamo fare niente. Dobbiamo fare una buona impressione sulle autorit locali.
Perci, per piacere, almeno sistematevi quei vestiti. E se non volete ungervi dolio, davanti al
ciambellano cercate di mettervi sottovento.
Ah! Ah!, brontol Macrone, ma cominci a tirare le pieghe di quellinsolita veste. Quando
pass ai sandali, rimase sorpreso nello scoprire quanto fossero comodi in confronto alle robuste calighe
dellesercito cui ormai si era abituato. Ovviamente, non lo avrebbe mai ammesso davanti a Catone.
Bene, sono pronto. Andiamo.
Risalirono la galleria delle celle e quando superarono i parti, ancora in cella, Macrone fece loro
locchiolino. Godetevi lospitalit, ragazzi.
Che glielo dite a fare?, chiese Catone. Tanto non vi capiscono.
Io sto qua fuori con degli abiti puliti, mentre loro stanno chiusi in una fetida cella. Che altro
c da capire?, disse con un sorriso Macrone.
Il ciambellano li avrebbe ricevuti nella corte che teneva accanto a quella del re. Era un grande
salone, fiancheggiato da colonne che svettavano fino al soffitto coperto di motivi geometrici evidenziati
in oro. In fondo alla sala cera una bassa pedana con un seggio decorato e un tavolino e la luce fluiva
attraverso le finestre con le persiane che si aprivano sulle pareti in alto. In un angolo, un uccello in
gabbia ripeteva un motivo bello ma triste. Una guardia fece loro cenno di mettersi in piedi davanti alla
pedana e poi se ne and, chiudendosi le porte alle spalle.
E ora, chiss che succede, disse piano Catone.
Rimasero in silenzio per un po, aspettandosi limminente arrivo del ciambellano e del suo
seguito, ma non venne nessuno e il canto ripetitivo delluccello continu a risuonare nella sala finch
Macrone non sent limpulso di torcergli il collo e infilzarlo su uno spiedo ad arrostire. Fortunatamente
per luccello canterino, allimprovviso si aprirono le porte e nella stanza venne fatto entrare Simeone.
Alla vista dei due romani sorrise.
Ma guardatevi! Avete unaria molto pi civilizzata. Rivolse a Macrone unocchiata di
apprezzamento. Be, meno barbara, diciamo.
Che succede?, chiese Macrone. Aspettiamo qui da uneternit. Dov questo dannato
ciambellano?
Si sta consultando con i suoi consiglieri. Larrivo di Banno, e poi di voi due, ha creato qualche
problema ai Nabatei.
In che senso?.
Simeone si guard intorno, prima di abbassare la voce e proseguire: Uno dei parti entrati in
citt con Banno dichiara di essere un principe di sangue reale. Se i Nabatei continuano a tenerlo
prigioniero, corrono il rischio di recare offesa alla Partia. Hanno saputo che i parti stanno ammassando
le forze al confine siriano di Roma. Se scoppia una guerra tra Roma e la Partia e vince questultima, i
Nabatei non possono permettersi che con essa corra cattivo sangue. Daltro canto, Banno e i suoi amici
parti sono colpevoli di aver tentato di scatenare una ribellione in Giudea. Se i Nabatei rilasciano questo
principe e il suo amico Banno, corrono il rischio di offendere Roma. Simeone fece una pausa per dar
loro modo di recepire il discorso. Capite qual  il problema. Al momento stanno cercando di verificare
la dichiarazione dei parti.
Ma potrebbero volerci settimane.
A quanto pare no. Di recente, la Partia ha mandato un ambasciatore al re nabateo. Si trovano
nel suo palazzo sul Mar Rosso. Il ciambellano ha inviato un messaggio al re riguardo alla situazione
chiedendogli di ritornare a Petra con lambasciatore.
Quanto ci vorr?, chiese Macrone.
Diversi giorni.
Macrone strinse le labbra per contenere la frustrazione. Non me ne star chiuso in quella
dannata cella tutto questo tempo. Puoi dirglielo al tuo maledetto ciambellano.
Al rumore di passi che si avvicinavano, Simeone lanci unocchiata alla porta. Credo che
potrai dirglielo personalmente.
Le porte si aprirono e nel salone entr una piccola folla, al seguito di un uomo alto e magro,
riccamente vestito. I segretari e i consiglieri del ciambellano presero posto sopra e attorno alla pedana.
Il ciambellano ignor Simeone e i due romani finch non si fu accomodato sul seggio. Poi li guard e
sfoggi un ipocrita sorriso da politico.
Mi scuso per il modo inospitale in cui siete stati accolti nella nostra citt.
Parlava un greco colto e impeccabile. Pareva pi greco di molti greci, pens Catone, mentre il
ciambellano continuava a parlare.
Simeone mi ha fatto richiesta di affidarvi alla sua custodia per la durata della vostra
permanenza a Petra. Lo concedo alle seguenti condizioni: primo, che prestiate giuramento di non
tentare di lasciare la citt; secondo, che limitiate i vostri movimenti al centro di Petra e non tentiate di
perlustrare le nostre difese; terzo, che evitiate ogni contatto con Banno e i suoi alleati parti. Se li
incontrerete per strada, dovrete ignorarli. Qualsiasi inosservanza di queste condizioni avr come
conseguenza la vostra immediata reincarcerazione.
Reinca-cosa?, mormor Macrone a Catone.
Ci risbattono in cella.
Ah.
Il ciambellano li guard. Siete disposti ad accettare queste condizioni?.
Macrone annu. S, signore.
Benissimo. Giurate di rispettare queste condizioni?
Lo giuro.
E il tuo amico?
Lo giuro anchio, replic Catone.
Bene! La questione  risolta. Banno e il principe parto hanno fatto il medesimo giuramento,
perci non ci saranno problemi tra voi mentre sarete sotto la nostra giurisdizione. Non cera da
equivocare sul tono imperioso della sua affermazione e gli ufficiali diedero il loro assenso.
Dunque, prosegu il ciambellano. Cosa richiede Roma al regno nabateo nelle attuali
circostanze?.
Macrone aggrott la fronte, cercando di comprendere il succo del discorso del ciambellano. Per
fortuna, Catone aveva una solida padronanza del greco e fu in grado di rispondere. Vogliamo la
restituzione del bambino tenuto in ostaggio da Banno. Vogliamo la restituzione di uno scrigno
appartenente alla famiglia del ragazzo, e vogliamo Banno.
E riguardo al principe parto?.
Catone guard Macrone per prendere una decisione. Macrone apr la bocca, la richiuse e poi
alz un dito. Solo un momento, per favore, signore. Si rivolse a Catone e gli bisbigli: Che pensi?
Dovremmo lasciar libero quel bastardo?
Non vedo che altro possiamo fare, replic Catone, con una rapida occhiata al ciambellano,
chiaramente poco divertito dallinterruzione informale di Macrone. Avete sentito che ha detto
Simeone. La Nabatea non osa correre il rischio di recare offesa alla Partia. Per di pi, dubito che
limperatore desideri offrire alla Partia motivi di malcontento. Direi che rinunciamo a qualsiasi pretesa
su di lui e concentriamo i nostri sforzi su Banno.
Macrone ci pens su. Nelle circostanze attuali era la cosa pi logica, anche se era riluttante a
rinunciare alla sua rivendicazione morale di vendetta contro i parti, che avevano condiviso la
responsabilit della morte di tanti uomini della Seconda Illirica. Ricacci indietro la rabbia e si rivolse
al ciambellano: Non rivendichiamo alcuna pretesa sul parto.
Una visibile ondata di sollievo attravers i funzionari nabatei. Il ciambellano chiam con un
cenno una delle guardie e parl nella sua lingua. La guardia sinchin e si volt verso una porta
laterale. La apr e fece cenno a qualcuno in attesa allinterno. Un istante dopo, entr nella sala Banno.
Si guard intorno e, alla vista di Simeone e dei due romani, per un attimo il suo volto non trad alcuna
emozione. Poi, socchiuse leggermente gli occhi, rivelando il suo odio profondo. Il ciambellano lo
chiam e gli fece cenno di mettersi in piedi al lato della pedana, a una certa distanza dai nemici.
Banno, cominci, questi rappresentanti di Roma chiedono la tua consegna.
No!, grid Banno. Non potete tradirmi. Sono venuto qui a chiedere asilo.  cos che la
Nabatea tratta i suoi ospiti?
Non mi pare di averti invitato, replic il ciambellano con un altro dei suoi sorrisi. Quindi
non sei un nostro ospite.
Comunque, vi chiedo asilo per proteggermi contro il nemico comune.
Nemico?
Parlo di Roma.
Noi non siamo in guerra con Roma. I romani non sono nostri nemici.
Lo diventeranno. Roma non  semplicemente un altro regno.  uninfezione. Non smette mai
di desiderare le terre degli altri. Se vuole come provincia del suo impero il mio paese, povero com,
come immaginate consideri le ricchezze della Nabatea?.
Il ciambellano non rispose. Rivolse a Catone e a Macrone una rapida occhiata prima di
rivolgere nuovamente la sua attenzione a Banno. Che prove hai che Roma abbia delle mire sulla
Nabatea?
Prove?, fece Banno con un sorriso. Ma ci sono le prove della storia! Non c terra che non
abbia conquistato in cui non abbia guardato oltre le frontiere con la prospettiva della conquista
successiva. La sua fame di espansione  insaziabile. Solo quando i popoli che non sono ancora sotto il
giogo romano si renderanno conto del pericolo ci libereremo dalla sua tirannia. Se mi consegnate a
loro, tradirete tutti coloro che sfidano Roma e tutti coloro che, in futuro, dovranno sfidarla.
Ti riferisci ovviamente al regno di Nabatea.
Esatto.
I funzionari del ciambellano si guardarono a disagio, ma il loro signore si limit a fissare il
giudeo mentre rifletteva sulla conversazione. Alla fine, si rivolse a Macrone e Catone e chiese
accigliato: Chi parla di voi?.
Macrone si volt verso Catone e disse sottovoce: Non riesco a fare una conversazione del
genere in greco. Dovrai parlare tu per noi, ma fa attenzione. Sii franco e non tentare mosse troppo
astute. Tutto quello che vogliamo  Banno, il bambino e lo scrigno di quella donna. Guard
nuovamente il ciambellano. Il mio compagno, il centurione Catone, parler per noi.
Ne siete sicuro, Macrone?, sibil Catone.
Sicurissimo. Ora datti da fare.
Il ciambellano punt lo sguardo su Catone.  vero? Roma ha intenzione di annettere il nostro
regno?.
Catone sent il cuore battergli allimpazzata in petto. Per un attimo fu troppo terrorizzato per
rispondere. Come poteva? Era un ufficiale subalterno, per quanto con una missione affidatagli dal
segretario dellimperatore, Narciso. Ma non poteva negare le accuse di Banno, perch semplicemente
non era al corrente della politica espansionistica dellimpero.
Signore, cominci esitante, io sono un soldato. Non ho idea delle intenzioni dei miei
padroni a Roma riguardo questa regione. So solo che la Giudea  una provincia romana, sotto il
dominio della legge romana e che questuomo, Banno,  un brigante e un fuorilegge che ha cercato di
provocare una rivolta contro di noi.  quindi un comune criminale, e tutto ci che io e il mio prefetto
desideriamo  la possibilit di consegnarlo alla giustizia.
Giustizia!, esclam Banno con una risata amara. Quale giustizia ricever dalle mani di
Roma? Mi inchioderete su una croce alla prima occasione, proprio come avete fatto con Joshua, e tutti
gli altri che hanno opposto resistenza.
A questa accusa Catone non replic, perch era vero. Tent invece una tattica diversa. Come
ho detto, non sono a conoscenza dei progetti dellimperatore sul suo impero, ma una cosa la so: se un
regno offre asilo o qualsiasi altro tipo di soccorso a un nemico di Roma, quale  Banno, sono certo che
limperatore non sar ben disposto verso quel regno. Soprattutto dal momento che uno come Banno
rappresenterebbe una costante minaccia alla stabilit della provincia romana di Giudea se gli fosse
consentito di vivere... proprio al confine di quella provincia.
Il ciambellano comprese il succo delle ultime parole di Catone e annu, congiungendo le mani e
riflettendo sulla situazione. Banno lo guard, cercando in tutti i modi di celare la propria disperazione.
Prima che decidiate di consegnarmi a questa feccia romana, devo dirvi che non sono un
semplice brigante. Non sono un fuorilegge. Ho fatto un trattato con la Partia ed  per questo che un suo
principe  sotto il mio comando.
Stronzate!, esclam Macrone, e quella parola echeggi per la sala. Catone trasal quando
lamico punt il dito verso Banno proseguendo infuriato: Come hai potuto fare un trattato con la
Partia? Sei solo un criminale.
Non sono un criminale, replic Banno, assumendo dun tratto un tono di voce tranquillo,
quasi sereno. Sono il legittimo re unto del mio popolo. Io sono il mashiah.
Blasfemo!, esclam Simeone. Come osi?.
Avanz di diversi passi verso Banno, prima che il ciambellano facesse un cenno alle guardie e
che queste estraessero le spade, frapponendosi in fretta tra i due uomini. Simeone fu costretto a
fermarsi e, ansante, guard con astio Banno. Cerc di calmarsi e alz le mani per indicare che aveva
placato la rabbia. Perdonatemi, signore, ma questuomo, che striscia pi in basso del ventre di un
serpente, con una simile affermazione oltraggia la mia religione.
Sul serio?, fece Banno con un sorriso. Non  stato anche il nostro amico Joshua a dichiararsi
il mashiah? O lha fatto qualcun altro al posto suo?.
Simeone divenne paonazzo e Catone lo vide stringere talmente i pugni che le nocche gli si
fecero bianche, dure e fredde come roccia.
Ora rivendico io quel titolo, prosegu Banno. E in quanto capo del mio popolo ho tutti i
diritti di stipulare trattati con i parti, che, dal canto loro, mi riconoscono quale sovrano alleato. Stando
cos le cose, non credo che la Partia guarderebbe di buon occhio che venissi consegnato a questi
insignificanti ufficiali di un piccolo avamposto alla frontiera del loro impero.
Ufficiale insignificante, io?, cominci Macrone. Razza di bastardo! Te la far vedere!.
Basta!, grid il ciambellano. Silenzio!.
La sua voce echeggi per la sala, e solo luccello canterino prosegu nella sua incessante e
immutata sequenza di note. Il ciambellano lanci unocchiata allanimale in gabbia e mormor
qualcosa a uno dei consiglieri. Luomo raggiunse con discrezione langolo del salone, prese la gabbia e
la port via in fretta. Macrone emise un piccolo sospiro di sollievo.
Il ciambellano si raddrizz sul suo seggio. Non posso prendere una decisione oggi. Va al di l
delle mie responsabilit. Deferisco perci la questione a Sua Maest, che ne udir i particolari al suo
rientro a Petra. Entrambe le parti sono legate da un giuramento e quindi autorizzo il rilascio dei due
ufficiali romani affidandoli a Simeone. Anche i prigionieri parti verranno rilasciati, una volta prestato
giuramento. La corte si riunir di nuovo per deliberare sulla questione al rientro di Sua Maest.
Ludienza  conclusa. Signori, potete andare.
...
.
...
CAPITOLO TRENTADUE.
...
.
...
Simeone li port a casa sua sul fianco della collina prospiciente il palazzo. Per gli standard di
molti Nabatei, che vivevano dei traffici carovanieri, era unabitazione modesta. La semplice porta
immetteva in un atrio con un piccolo cortile, su cui si affacciavano delle stanze. Una stretta scala
conduceva al piano di sopra, doverano le camere da letto. Simeone aveva uno schiavo, un vecchio di
nome Bazim, che si occupava della casa e cucinava per il suo padrone quando questi tornava a Petra
dai suoi viaggi.
Non  lussuosa, disse Simeone facendoli entrare, ma per me  sufficiente ed  la cosa pi
simile a una casa che abbia mai avuto. Venite, Bazim vi ha preparato una stanza. Immagino siate
entrambi stanchi per il viaggio, e la notte passata in cella non vi avr certo aiutato.
Grazie, fece Catone. Non mi dispiacerebbe riposare un po.
Riposatevi, dunque. Parleremo stasera a cena. Nel frattempo, se vi serve qualcosa non avete
che da chiedere a Bazim. Ora devo andare.
Ah.
Ho degli affari da sbrigare. Devo vedere Murad e alcune compagnie carovaniere. Mi ci vorr
quasi tutto il giorno.
Ci vediamo dopo, allora, disse Macrone.
Simeone sorrise e usc di casa. Dopo che la porta si fu chiusa alle sue spalle, Macrone fece un
enorme sbadiglio e inarc la schiena. Sono stanco morto. Bazim!.
Lo schiavo usc strascicando i piedi dalla sua stanzetta in fondo al cortile. Padrone?
Parli greco?
Certo, padrone.
Buon per te. Ora mostrami la stanza che hai preparato.
S, padrone. Da questa parte. Superando il cortile e attraversando un piccolo passaggio
emersero in un giardino cinto da un muro. Delle piante di colore brillante si arrampicavano su un
graticcio che ricopriva met del giardino, creando una fresca area in ombra. In un angolo cera una
grande stanza con un semplice letto su entrambi i lati. Un rumore di acqua corrente arriv allorecchio
di Macrone, che si guard intorno sorpreso.
C una fontana laggi. Macrone attravers il giardino fermandosi davanti a una piccola
vasca in cui un sottile getto dacqua ricadeva dalla bocca di un leone in ottone al muro. Mise le mani
sotto lacqua e si godette il liquido fresco sulla pelle. Da quando lui e Catone erano sbarcati a Cesarea
lacqua era stata un bene talmente prezioso che vedere una fontana in quella casa aveva del miracoloso.
Li raggiunse Bazim. Il mio padrone ha pensato che forse vi sarebbe piaciuto riposare in un
luogo dove si sente il rumore dellacqua corrente.
Macrone sorrise. Aveva ragione. Bont sua.
Si sporse in avanti e si bagn la testa sotto il getto, raddrizzandosi poi e scuotendosi lanciando
luccicanti goccioline sul lastricato del cortile assolato. Per un attimo, ritorn allinfanzia, ai lunghi
giorni destate in cui nuotava con gli amici in un fiumiciattolo che si gettava nel Tevere. Poi il
momento pass e si sent di nuovo addosso tutta la fatica. Sincammin stancamente verso la stanza
che aveva preparato Bazim.
Ehi, Catone! Dove sei finito?.
Dentro la stanza, lamico dormiva gi, respirando pesantemente, con indosso ancora le vesti
prestate, il capo su un capezzale e la bocca spalancata. Macrone sorrise. Catone laveva preceduto,
ansioso di addormentarsi prima che lo tenesse sveglio con il suo russare. Scalciando via i sandali, vide
che lamico aveva ancora indosso i suoi. Esit un momento, poi si avvicin con passo felpato e glieli
tolse delicatamente, poggiandoli sul pavimento. Si sdrai nel suo letto, sorridendo per la comodit
fornita dallo spesso materasso. Sullo sfondo, gorgogliava piacevolmente lacqua e la luce del sole
filtrava a chiazze attraverso il fogliame sul graticcio. Macrone chiuse gli occhi. Non sarebbe stato male
qualche giorno cos, e si ritrov a sperare che il re di Nabatea non rientrasse tanto presto nella capitale.
Ripensando al motivo della loro presenza a Petra, il suo umore sincup. Da qualche parte l
fuori, nelle vie e nelle case della citt, si nascondevano Banno e i suoi amici parti. Qualunque fosse
stata la decisione del re, ci sarebbe stata una resa dei conti, giur Macrone. Non potevano permettere
che Banno sopravvivesse e alimentasse ulteriori ribellioni nellinquieta e da troppo tempo sofferente
provincia di Giudea.
I giorni trascorrevano lentamente e Catone e Macrone ben presto diventarono insofferenti alle
restrizioni imposte ai loro movimenti in citt. Soprattutto Catone, affascinato dallincredibile originalit
delle grandi tombe e dei templi scavati con grande maestria nella roccia. Di giorno esploravano il
mercato, meravigliandosi della quantit di merci di lusso che rivaleggiavano quasi con i pi prestigiosi
negozi di Roma. Cera una biblioteca, dove Catone scopr una collezione di mappe, molte delle quali
mostravano in dettaglio terre che i romani non avevano mai sentito neanche nominare. Dal canto suo,
Macrone si contentava di gustare il cibo e il vino e di recuperare il sonno nel fresco giardino in casa di
Simeone. Poco dopo il loro arrivo, Simeone li inform di aver scoperto dove si trovavano Banno e i
parti. Aveva offerto loro ospitalit allaltro capo della citt un ricco mercante che non amava Roma,
preoccupato, come molti Nabatei, da qualsiasi tentativo di espansione dellimpero.
Poi, un pomeriggio, mentre Catone passeggiava nel recinto del grande tempio prospiciente il
vasto foro di Petra, da un colonnato sulla destra emerse Banno. Automaticamente, entrambi si
fermarono e cominciarono a scusarsi prima che i loro occhi si incontrassero e le parole morissero loro
in bocca. Segu un silenzio teso e poi Banno fece per andarsene.
Aspetta!, disse Catone. Voglio parlare. Dobbiamo parlare.
Banno fece ancora qualche passo, prima di fermarsi e voltarsi. Hai dimenticato i termini del
giuramento che abbiamo prestato davanti al ciambellano?
No, ma era perch non ci azzuffassimo. Io voglio solo parlare.
Parlare?, disse Banno con un sorriso. Di che? Del tempo? Del prezzo del grano? Del ritiro di
Roma dalla Giudea?.
Catone ignor quelle parole sarcastiche e indic una piccola taverna sul lato opposto del foro.
L dentro, per evitare che ci veda insieme qualche uomo del ciambellano.
Si diressero verso la taverna in silenzio e sedettero a un tavolino su degli sgabelli uno di fronte
allaltro.
Offro io, disse Banno e ordin una brocca di vino, prima di rivolgersi a Catone: Parla,
dunque.
La tua rivolta  finita. Il tuo esercito  stato distrutto e i superstiti sono tornati ai loro villaggi.
Stavolta ho fallito, ammise Banno, ma ci sar unaltra ribellione. Finch la presenza di
Roma contaminer la nostra terra ci saranno sempre rivolte.
Catone ebbe un tuffo al cuore. Ma non riuscirete a battere Roma. I tuoi uomini non possono
competere con le legioni, dovresti saperlo.
Ed  per questo che ho fatto un trattato con la Partia, fece con un sorriso Banno. Immagino
che tutti i romani sappiano cosa  successo allesercito di Crasso a Carre. O forse nelle vostre cronache
lepisodio non viene menzionato?
Viene menzionato.
Allora dovresti sapere che la Partia pu competere benissimo con Roma sui campi di battaglia
orientali.
Forse. Ma se vincono i parti, immagini che, a prescindere dalle promesse, permetteranno alla
Giudea di esistere come Stato indipendente?.
Banno si strinse nelle spalle. Se cercheranno di imporre il loro dominio, allora ci ribelleremo
di nuovo, come abbiamo fatto con Roma.
Per essere di nuovo sconfitti. Catone scosse il capo. Non capisci? La Giudea  destinata a
essere un vassallo di questo o quellimpero. Come molti altri Stati. Molti hanno trovato il loro posto nel
nostro mondo e vivono prosperi e in pace. Perch non pu farlo anche la Giudea?
Hai passato troppo tempo in compagnia di quel traditore di Simeone, sogghign Banno.
Solo perch vale per altre province, questo non giustifica che dobbiate imporci il vostro dominio. Noi
siamo diversi e rivogliamo la nostra sovranit. Fino ad allora, non ci sar pace.
Catone lo guard in silenzio per un po. Dentro di s avvert una fitta di disperazione. Banno era
un fanatico. Non si poteva ragionare con uomini del genere. Decise di cambiare argomento. Molto
bene, capisco la tua posizione. Ma ci vorr del tempo per radunare un altro esercito. Quindi che senso
ha tenere Yusef? Ormai  servito allo scopo. Non ti serve pi un ostaggio.
Yusef resta con me.
Perch?
 il figlio del fondatore del nostro movimento. Deve essere consapevole del suo retaggio. Con
il tempo potr diventare il mio luogotenente. Con lui al mio fianco, e con le reliquie di suo padre nelle
mie mani, potremo riconquistare coloro che hanno dimenticato la vera via.
Intendi Miriam e la sua gente?
Loro, e comunit come la loro, in ogni citt del mondo orientale. In questo momento, sono
confusi. Miriam e traditori come Simeone alterano il messaggio di Joshua, dicendo ai loro sostenitori
che la resistenza armata  inutile e che dobbiamo usare mezzi pacifici per sconfiggere i nostri nemici.
Che dobbiamo avere fede nel futuro. Fiss Catone. Dimmi, romano, cosa pu ottenere la fede che
non possa la forza? La libert nasce in punta di spada.  questo il mio credo. Ed era questo il credo di
Joshua, prima che sinfiacchisse in un momento di crisi. Ed  questo il credo che hanno tradito Miriam,
Simeone e i loro seguaci.  il credo che insegner a Yusef, e un giorno egli cavalcher al mio fianco
alla testa del nostro esercito, quando libereremo Gerusalemme. Solo allora avremo realizzato il sogno
di Joshua.
Con te quale mashiah, ovviamente.
Certo. Io ho ereditato il ruolo di Joshua.
Catone si rese conto di una cosa che Banno aveva detto un momento prima e aggrott la fronte.
Cosa intendevi con prima che sinfiacchisse?
Ah. Banno si sporse in avanti e sorrise. Perch non lo chiedi al tuo amico Simeone? Perch
non gli chiedi com andata a finire? Ora, se vuoi scusarmi, francamente non penso che abbia senso
continuare questa conversazione. Se mai ci rivedremo, romano, ti uccider.
Si alz e usc a grandi passi dalla taverna, riattraversando il foro. Catone lo guard finch non
spar in una via laterale. Una sensazione di cupa disperazione gli riemp il cuore come piombo. Aveva
sperato di poter ragionare con quelluomo per tentare di convincerlo almeno a liberare Yusef. Ora
dipendeva tutto dalla volont del re di Nabatea.
Quella sera, mentre cenavano nel giardino di Simeone, Catone era nervoso. Per il resto della
giornata, aveva ripensato ai commenti di Banno su Simeone ed era determinato a scoprire cosa si
celasse dietro lodio intenso tra i due uomini. Mentre Bazim sparecchiava i piatti di mansaf e portava
loro una brocca di vino caldo speziato, i tre uomini sedevano silenziosi ammirando le stelle che
brillavano lucenti nel cielo chiaro. Sopra il profilo scuro del dirupo che dominava il palazzo reale
pendeva una luna piena.
Poi si udirono un leggero colpo alla porta e i lenti passi di Bazim che si recava ad aprire. Dopo
un momento, il servitore ricomparve e consegn al padrone una lavagnetta incerata con delle cerniere.
Simeone la apr e ne esamin il messaggio.
 da parte del ciambellano. Il re  tornato a Petra allimbrunire.  in seduta con il ciambellano
e i suoi consiglieri. Ci comunicheranno la loro decisione domattina.
Bene!, fece Macrone battendo un pugno sul cuscino della sedia. Avremo nelle nostre mani
quel bastardo di Banno e potremo sistemare la questione una volta per tutte.
Simeone lo guard. Sembri molto sicuro del fatto che il re decida in vostro favore.
E perch non dovrei esserlo? Ha da temere pi da Roma che dai parti.
Forse  vero, prefetto, ma per amor del cielo non dire cose del genere davanti ad altre persone
qui a Petra. Lultima cosa che ci serve  che qualcuno incoraggi unisteria antiromana.
Rimproverato, Macrone prese un sorso di vino. Dico solo le cose come stanno.
Simeone ridacchi. Ed  per questo che sei un ottimo soldato, e non un diplomatico.
E cazzo, se ne ringrazio il cielo. Macrone lev il bicchiere. Meglio un onesto combattente
che un uomo che combatte lonest.
Simeone batt le mani.  nato un aforisma!.
Oggi ho parlato con Banno, proruppe Catone.
Gli altri smisero di sorridere e si voltarono a guardarlo. Macrone fu il primo a riprendersi.
Perch diavolo lhai fatto? Vuoi che ci risbattano in quella dannata cella?
No.
Bene, fece Macrone esasperato, e allora perch lhai fatto?
Volevo persuaderlo a consegnare Yusef.
E ha detto di no, immagino.
Ha detto questo, e altro. Catone guard Simeone. Banno mi ha detto che dovrei chiedere a te
cosa  successo a Joshua, alla fine.
Simeone inspir profondamente e fiss il liquido rosso scuro nel bicchiere. Segu un lungo
silenzio, durante il quale Macrone attrasse lattenzione di Catone e inarc le sopracciglia. Catone gli
fece cenno di avere pazienza. Infine, Simeone parl:
Vi dir cosa accadde, poi capirete perch ormai c solo un odio profondo tra Banno e me.
Sapete gi che eravamo entrambi seguaci di Joshua, ma a quei tempi eravamo anche amici. Pi che
amici, fratelli quasi. Cera un terzo amico, ma vi parler di lui tra breve. Ci eravamo uniti al
movimento perch Joshua offriva la promessa di liberare la Giudea. Visto che attirava sempre pi
seguaci, alcuni cominciarono a dire che fosse il mashiah. In principio li ignor, ma dopo un po parve
attratto dallidea e confesso di averlo incoraggiato anchio. Ora, col senno di poi, me ne vergogno. A
ogni modo, la profezia del mashiah  piuttosto specifica. Egli deve liberare Gerusalemme, salire sul
trono di David e condurre la Giudea alla vittoria sul resto del mondo.
Impresa non facile, disse piano Macrone.
Direi, fece Simeone con un debole sorriso, e prosegu. Perci, con diverse migliaia di
seguaci alle nostre spalle, partimmo per Gerusalemme. Linizio fu incoraggiante. Le strade erano
affollate di persone che ci accoglievano con acclamazioni isteriche e riversavano benedizioni su
Joshua. Riuscimmo a occupare i recinti del Grande Tempio. Joshua ordin che i prestatori di denaro e
gli esattori delle tasse fossero buttati fuori e i loro registri distrutti. Potete immaginare come questo fu
accolto dai pi poveri tra i suoi seguaci. Poi occupammo larsenale delle guardie del tempio. Allinizio
ci facemmo trascinare dalleuforia. Non ci restava che affrontare i membri del Sinedrio, convincerli a
passare dalla nostra parte e sollevarci contro la guarnigione romana.
Cosa faceva?, intervenne Macrone. La guarnigione, intendo. Avrebbe dovuto intervenire
quando prendeste il tempio.
Si chiuse nel palazzo di Erode. A quel tempo, le tensioni tra il mio popolo e i funzionari
romani erano arrivate al limite. Cerano stati dei tumulti alcuni anni prima e il procuratore non voleva
correre il rischio di infiammare nuovamente la situazione. Perci non fecero nulla.
Macrone si appoggi allo schienale con aria disgustata. Io vi avrei sistemato in quattro e
quattrotto.
Non ne dubito, ma tu non sei Pilato. A ogni modo, il Sinedrio si rifiut di passare dalla nostra
parte. Dovete capire che i sommi sacerdoti venivano dalle famiglie pi ricche e potenti, e Joshua
riteneva che i giudei dovessero essere liberati tanto dalla tirannia di Roma quanto dalla povert e dallo
sfruttamento. Aveva immaginato che il Sinedrio avrebbe messo la nazione prima del portafoglio e fu
colto alla sprovvista dal suo rifiuto di collaborare. Fu allora che perse. Dimprovviso, cominci a dire
che non potevamo vincere con la forza delle armi. Dovevamo vincere con le parole. Dovevamo
conquistare i cuori e le menti dei nostri nemici.
Cuori e menti, disse ridendo Macrone. Dov che lho gi sentita questa? Cazzo, quand
che la gente imparer... Scusa, ti prego continua.
Grazie. Simeone aggrott la fronte prima di proseguire. Quando lo udimmo esprimere
questa nuova linea, restammo inorriditi. Io e Banno ci incontrammo in segreto e decidemmo che
doveva andarsene. Al movimento serviva un capo pi risoluto o non ci sarebbe stata nessuna rivolta.
Nessun nuovo regno di Giudea. Quindi decidemmo di tradire Joshua. Consegnarlo alle autorit. Lo
avrebbero sicuramente giustiziato e avremmo avuto un martire e un nuovo capo.
Chi?, chiese Catone. Tu o Banno?
Io. Banno sarebbe stato il mio luogotenente.
Begli amici vi siete dimostrati, fece Macrone. Con amici come te e Banno, certo a Joshua
non servivano dei nemici.
Non capisci, prefetto, replic infervorato Simeone. Amavamo Joshua. Tutti noi. Ma
amavamo di pi la Giudea. Dovevamo salvare il nostro popolo. E cos la vita di un singolo uomo, per
quanto amato, in confronto al destino di unintera nazione?. Fece una pausa e bevve un sorso dal
bicchiere. Quindi preparammo un messaggio, dicendo alle autorit dove avrebbero potuto trovare
Joshua. Cera solo un uomo di cui ci potevamo fidare per consegnare il messaggio, il terzo amico di cui
vi parlavo prima. Il suo nome era Giuda. Ma comunque non osammo dirgli cosa ci fosse nel messaggio.
Giuda lo port al Sinedrio. Joshua venne arrestato, torturato e giustiziato. I suoi seguaci erano
impietriti, troppo impietriti per reagire agli eventi. Prima del calar della notte, le truppe romane erano
per le strade ad arrestare i caporioni e a disarmare e disperderne i sostenitori. Io riuscii a scappare,
insieme a Banno, attraverso le fogne. Una volta usciti da Gerusalemme, ci separammo. Lui and a nord
per proseguire la lotta, io a sud, a Petra. Per un po fui troppo addolorato, troppo rammaricato per ci
che avevamo fatto per curarmi di altro. Ma a poco a poco mi rifeci una vita e cominciai a viaggiare, a
recuperare i legami con i membri superstiti del movimento, come Miriam. Allinizio non mi resi conto
di essere cambiato. Allepoca ero giovane e inesperto e non avevo mai assistito a una battaglia.
Immaginavo persino che potessimo battere le legioni!. Scosse il capo. Il fascino delle grandi cause e
la follia della giovinezza portano solo alla morte. Alla fine capii che Joshua aveva ragione: non
potevamo sconfiggere Roma con le spade, solo con le parole, con le idee. Banno questo non lha mai
accettato.
E Giuda?, domand Catone. Che ne  stato di lui?.
Simeone pieg il capo per la vergogna. Non appena si rese conto del contenuto del messaggio,
si impicc, fece Simeone con voce tremante. Non me lo sono mai potuto perdonare... Ora conoscete
la mia storia. Si alz di scatto, chin il capo e rientr rapidamente in casa.
Macrone lo osserv allontanarsi, poi si gir verso Catone con unespressione di compatimento.
Questo posto  tutto una sanguinosa tragedia infinita. Prima finiamo il lavoro e ce ne andiamo di qui,
meglio sar. Ne ho abbastanza. Mi hanno stufato. Tutti.
Catone non rispose. Pensava a Yusef. Ora era pi deciso che mai a salvare il ragazzo da Banno
e riportarlo a Miriam. Solo quel piccolo evento avrebbe potuto spezzare il ciclo di distruzione e
disperazione.
Il messaggero arriv il mattino presto. Macrone e Catone stavano gustando una colazione a base
di fichi e latte di capra, quando Simeone emerse dallinterno con un sorriso. Il re ha acconsentito a
consegnarci Banno. Il principe parto sar restituito al suo regno. Dei soldati stanno gi dirigendosi nella
casa dove si trovano Banno e i suoi amici con lordine di arrestarli.
Catone sent un peso levarsi dal petto. Allora  finita.
S, fece Simeone con un sorriso.  finita, e ci sar un po di pace in Giudea, per il momento.
Il re ha richiesto la nostra presenza al palazzo per concludere ufficialmente la questione non appena
avremmo ricevuto il messaggio.
Macrone balz in piedi, sgrullando via dalle pieghe della tunica i resti appiccicaticci del pasto.
Fece un sorriso raggiante. Be? Cosa aspettiamo?.
Vennero introdotti nuovamente nella sala del ciambellano e stavolta ebbero delle sedie. Tra loro
sedettero anche alcuni funzionari e segretari in attesa del ciambellano e del re. Per un po, Macrone
rimase seduto con aria soddisfatta, poi cominci a irritarsi per il crescente ritardo e inizi a battere il
piede. Il rumore echeggi debolmente per la sala finch Simeone non gli ferm il ginocchio con la
mano.
Dove diavolo  il re?, brontol Macrone. Aspettiamo da un secolo.
Si apr una porta laterale ed entr di corsa un segretario che sussurr qualcosa a uno dei
consiglieri del ciambellano. Questi lanci unocchiata agli ufficiali romani prima di annuire e
attraversare la sala in direzione di Catone e Macrone.
C qualcosa che non va, fece Catone.  successo qualcosa.
Che vuoi dire?, bisbigli irritato Macrone. Che pu essere successo.
Shh!.
Il consigliere chin il capo e si rivolse a Simeone nellidioma locale. Catone osserv la reazione
di Simeone e not lespressione scioccata.
Che c?.
Simeone alz la mano per far tacere Catone e far proseguire il consigliere, poi si rivolse ai
romani.
Banno  sparito. Quando stamani i soldati sono arrivati per arrestarlo, i parti cerano ancora,
ma Banno non era nella sua stanza. Dalle stalle del proprietario della casa mancano due cavalli. I
soldati hanno immediatamente mandato a dire alle guardie allingresso del Siq di fermare chiunque
uscisse dalla citt, ma era troppo tardi. Le guardie del Siq hanno riferito che un uomo ha lasciato Petra
alle prime luci dellalba. Ha dichiarato di essere un mercante, e aveva con s un ragazzino.
...
.
...
CAPITOLO TRENTATR.
...
.
...
Macrone e Catone aspettarono che Simeone sinoltrasse nellampia apertura dello uadi ed
esaminasse il terreno in cerca di tracce. Trov ci che cercava laddove al terreno pietroso si sostituiva
la lucente sabbia rossastra e fece loro un cenno. Macrone e Catone spronarono i cavalli, prendendo una
via tra le rocce, e lo raggiunsero. Simeone era smontato da cavallo e indic loro impronte di zoccoli.
Decisamente cavalli. Si rialz e segu la fila di impronte che proseguiva nella sabbia fino a
svanire in lontananza, allaltezza del margine di una grossa duna e di una delle enormi torri di roccia
pi avanti.
Deve essere Banno, comment Catone. Chi altri cavalcherebbe in un posto desolato come
questo?.
Macrone brontol. Aveva finalmente acconsentito a indossare il copricapo locale ed era
riconoscente che ora gli proteggesse la testa dal sole. Da tre giorni si erano allontanati dal Siq, alla
disperata ricerca di Banno. Allinizio non avevano trovato alcuna indicazione della direzione che aveva
preso, ma poi, sulle colline a mezza giornata di viaggio a sud di Petra, si erano imbattuti in un
pastorello che aveva visto un uomo e un bambino che cavalcavano diretti a sud. Simeone e i due
romani avevano proseguito, di avvistamento in avvistamento, fino a trovare le braci di un piccolo fal.
Avevano abbandonato da tempo le piste carovaniere pi battute e si dirigevano verso il profondo
deserto dellArabia. Lavvistamento casuale di una nuvola di sabbia in lontananza li aveva portati in
quellenorme distesa di sabbia rossa che formava il fondo di un gigantesco labirinto di scoscese
formazioni rocciose, noto alle trib locali con il nome di Rum. Nessun cavaliere aveva motivo di
trovarsi in un luogo del genere, a meno che non fosse in fuga.
Banno, convenne Simeone e rimont a cavallo. Tir le redini e continuarono a cavalcare nella
vasta fenditura dello uadi, che si estendeva per miglia. Le tracce erano facili da seguire e Catone si
chiese come mai Banno avesse deciso di attraversare un terreno che avrebbe lasciato prove tanto
evidenti del suo passaggio. Ma doveva essere disperato, soprattutto se sapeva di essere inseguito. I
Nabatei avevano subito inviato dei messaggeri a sud con una descrizione delluomo e quindi in quella
direzione aveva poche possibilit di nascondersi. Gli restava solo lArabia, e la speranza di poterla
attraversare per poi piegare a nord, alla volta dei suoi amici in Partia. Non si curava pi di nascondere
le sue tracce, ma solo di mettere la maggior distanza possibile tra s e i suoi inseguitori.
Continuarono a cavalcare e il morbido impatto degli zoccoli sulla sabbia era lunico rumore nel
desolato paesaggio che li circondava. Alla fine dello uadi, le impronte piegavano a sinistra dirigendosi
verso unampia area aperta di sabbia, interrotta solo da un pugno di dune, che conduceva a unaltra
formazione rocciosa a tre o quattro miglia. Era tardo pomeriggio e gi lunghe ombre scure si
allungavano nel deserto. A circa met strada di questa distesa, Simeone li ferm ai piedi di una duna e
scese da cavallo.
Vado a dare unocchiata dalla cima per vedere se scorgo qualche segno della sua presenza.
Vengo anchio, decise Catone, smontando con un balzo.
Non ce n bisogno.
Sono preoccupato per Yusef. Voglio vedere di persona.
Simeone si strinse nelle spalle e cominci ad arrampicarsi sul fianco della duna.
Non ci metteremo molto, fece Catone a Macrone.
Macrone prese la borraccia e bevve un piccolo sorso. Se c traccia di acqua, fammelo
sapere.
Catone sorrise e si allontan, seguendo le impronte di Simeone su per la duna. Come il pendio
divenne pi scosceso, lavanzata si fece pi difficoltosa: la sabbia gli scivolava talmente sotto i piedi
che gli pareva di non procedere affatto, ma alla fine, esausto, croll accanto a Simeone e scrut
lorizzonte. Dallaltra parte della duna, la sabbia proseguiva per un altro miglio prima di raggiungere la
formazione rocciosa. Ora Catone riusciva a distinguere un crepaccio che correva lungo tutta la parete
delle rocce. Alla base del dirupo cera un piccolo ciuffo di arbusti e una manciata di alberi rachitici.
C dellacqua laggi.
Non solo. Simeone strizz gli occhi. Guarda bene.
Stavolta Catone vide le minuscole sagome di due cavalli, confusi tra gli arbusti, e la figura di un
uomo, o di un ragazzo, seduto allombra di uno degli alberi.
Ne vedo solo uno.
Calmati, Catone. Da quando lo seguiamo non abbiamo visto tracce di corpi. N di sangue.
Sono certo che Yusef  laggi con lui.
Catone volle credergli. Daccordo, cosa facciamo?
Dobbiamo aspettare. Se ci avviciniamo ora, non appena spunteremo da dietro questa duna,
vedr la polvere che solleviamo. Aspettiamo che si faccia buio, poi ci avvicineremo. Possiamo fermarci
a una certa distanza prima delle rocce e proseguire a piedi. Se lo cogliamo di sorpresa, potremmo
riuscire a prendere Yusef prima che possa reagire.
Bene, annu Catone. Allora seguiamo questo piano.
Il sole si era tuffato dietro i picchi del Rum gettando tutta la zona nelloscurit. I tre cavalieri si
fermarono a meno di un miglio dal crepaccio. Una piccola duna, poco pi di una piega nel terreno, li
nascondeva alla vista di Banno. Impastoiarono i cavalli per impedire che se ne andassero in giro prima
che potesse scattare la trappola, poi, con la sola tunica e la spada, si avvicinarono strisciando.
Banno era riuscito ad accendere un fuoco e le fiamme gettavano un bagliore arancione sulla
base dei dirupi. Mentre avanzavano, Catone vide Banno prendere un pezzo di pane da una bisaccia
appoggiata al fianco. Si chin verso un mucchio di stracci in terra e vi gett il pane. Gli stracci si
mossero e Catone cap che si trattava di Yusef. Legato, ma vivo. Avvicinandosi ulteriormente al fuoco,
Catone si rese conto che tra loro e Banno non cera alcun ostacolo. Se avesse guardato in direzione del
deserto, li avrebbe ben presto individuati.
Proseguirono con estrema cautela, fino a trovarsi a una cinquantina di passi dal fal tanto da
poter sentire il crepitio delle fiamme e il sibilo della legna che ardeva. Banno sedeva dando loro il
fianco. Di fronte a lui, Yusef era riuscito contorcendosi a mettersi seduto e stava mangiando il pane,
che teneva tra le mani legate.
Macrone tocc il braccio a Catone e gli fece cenno che sarebbe andato alle spalle di Banno.
Catone annu. Lui e Simeone estrassero silenziosamente le spade e rimasero immobili, distesi contro la
sabbia fine, mentre Macrone strisciava piano a destra disegnando un ampio arco alle spalle di Banno,
fino a trovarsi esattamente dietro di lui, il fuoco e il bambino pi in l. A quel punto, Macrone
cominci ad avvicinarsi con movimenti lenti e graduali, finch non fu a circa cinque metri dal
bersaglio. Con il cuore che gli martellava in petto e trattenendo il respiro, si rannicchi e si tir su,
spada in pugno, preparandosi a saltare addosso allavversario.
Oltre le spalle di Banno, Macrone vide il ragazzo trasalire e saltar su a occhi sgranati.
Che c?, esclam Banno, poi un sesto senso lo fece girare e vide Macrone che gli si lanciava
addosso. Immediatamente, Banno balz in piedi e gir attorno al fuoco, afferrando intanto il pugnale
ricurvo. Catone e Simeone accorsero, ma prima che potessero fermarlo, Banno aveva trascinato via il
ragazzo e ora lo teneva immobilizzato con il braccio attorno al collo. Con laltra mano reggeva un
pugnale la cui lama scintillava alla luce delle fiamme.
State indietro!, url Banno. State indietro! Un altro passo e giuro che lo sbudello!.
Macrone, accovacciato e con la spada levata, era solo a una distanza di lancia. Gli altri erano
leggermente pi lontani e distanziati, tanto che Banno doveva torcere in continuazione il collo per
vederli entrambi.
Non muovetevi!.
Yusef alz le mani legate e cominci a graffiare lavambraccio peloso che gli comprimeva la
gola.
Non riesce a respirare, fece calmo Catone. Lo stai ammazzando, Banno.
Banno lo guard sospettoso per un istante, poi allent la presa quel tanto che permise al
bambino di inspirare un po daria nei polmoni.
Va meglio, disse Catone. Ora, dobbiamo parlare... di nuovo.
Ci siamo detti tutto quello che cera da dire laltra volta.
Ora non puoi sfuggire, Banno. Devi arrenderti. Ma puoi fare qualcosa di buono prima che sia
finita. Risparmiare il ragazzo e restituirlo a Miriam.
No!.
Che scelta hai?, insist Catone. Non possiamo farti scappare di nuovo. Lascialo andare.
No. Simeone! Sellami il cavallo. Tu, romano... quello basso. I vostri cavalli devono essere
vicini. Portali qui!.
Vatteli a prendere da solo, stronzo, ringhi Macrone.
Banno alz la lama contro la faccia di Yusef e, con una rapida mossa, gli graffi la guancia. Il
bambino url di dolore mentre un rivoletto di sangue gli scorreva gi per la guancia e fino al braccio di
Banno.
La prossima volta, gli cavo un occhio. Ora va a prendere i cavalli, romano.
Simeone guard atterrito prima di rivolgersi a Macrone: Per amor del cielo, fa come ti dice.
Non gli permetter di scappare, disse deciso Macrone. Qualsiasi cosa minacci di fare al
bambino. La faccenda finisce qui.
Macrone, ti scongiuro, fece Simeone, con voce rotta dallangoscia. Non il bambino.  tutto
quello che resta a Miriam.
Macrone non rispose, senza distogliere lo sguardo da Banno, pronto a colpire. Fu Catone a
notare per primo delle figure che emergevano dalle tenebre del deserto. Una dozzina di uomini su
cammelli, in abiti scuri, si dispose rapidamente a ventaglio circondando le cinque figure attorno al
fuoco.
Macrone, disse piano Catone. Ringuainate la spada, lentamente.
Simeone e Catone fecero lo stesso e si voltarono verso i nuovi arrivati. Mentre i silenziosi
cavalieri esaminavano Catone e compagni, ci fu un momento di immobilit assoluta. Banno abbass il
coltello, ma mantenne il braccio attorno alla gola di Yusef.
Simeone, chi sono?, bisbigli Catone.
Bedu. Simeone alz una mano in segno di saluto e parl. Replic una voce e uno degli
uomini si avvicin. A una serie di schiocchi di lingua e colpetti di scudiscio, il cammello pieg prima le
zampe anteriori e poi quelle posteriori e luomo scese di sella. Abbass il velo e li guard con gli occhi
scuri prima di rivolgersi nuovamente a Simeone. Poi si volt e impart degli ordini ai suoi uomini e
anche questi cominciarono a smontare. Uno, rimasto fino a quel momento nellombra, teneva le redini
dei tre cavalli che erano stati lasciati nel deserto.
Cosa vogliono?, chiese Catone.
Acqua. C una sorgente in quella fenditura. Dice che appartiene alla sua trib e che abbiamo
sconfinato.
Macrone si avvicin agli altri. Benissimo, e che intenzioni ha in proposito?.
Il capo beduino ordin di raccogliere gli otri e i suoi uomini sparirono nel crepaccio. Poi si
rivolse nuovamente a Simeone.
Vuole sapere che ci facciamo qui.
Catone lanci unocchiata a Macrone. Non abbiamo niente da nascondere. Digli la verit.
Segu unaltra conversazione prima che Simeone riferisse loro i dettagli. Gli ho detto che
Banno  un nostro nemico. Gli ho chiesto se ci fa prendere Banno e il ragazzo e andarcene. Ha detto di
no.
No?. Catone avvert un brivido lungo la schiena. Perch no? Cosa vuole da noi?
Esige che gli paghiamo un prezzo per aver sconfinato nella sua terra.
Che prezzo? Non abbiamo niente di valore.
Simeone sorrise debolmente. Tranne la nostra vita.
Vogliono ucciderci?.
Macrone strinse la mano sullimpugnatura della spada. Che ci provino.
Non proprio, replic Simeone. Dice che poich siamo nemici, dobbiamo concludere qui la
nostra lotta, alla luce di questo fuoco. Uno di noi combatter con Banno. Se vince il nostro uomo,
possiamo andarcene con il ragazzo. Se vince Banno, se ne va lui con il ragazzo e voi due sarete uccisi.
Non capisco, fece Macrone aggrottando la fronte, poi guard Simeone. Ti batterai tu con
lui?
S.
No. Fallo fare a me. Sono addestrato, ho migliori chance.
Prefetto, so combattere e la questione non si pu pi rinviare. Oltretutto, ho gi detto al capo
beduino che lavrei fatto io.
Banno aveva sentito tutto e sorrise. Non chiedo di meglio.
Libera il ragazzo, disse Catone.
Perch no?. Banno tir fuori il coltello e tagli le corde a Yusef. Non appena fu libero, il
bambino barcoll qualche passo in avanti e croll nella sabbia. Simeone accorse e lo tenne per le
spalle.
Yusef, stai bene?.
Il ragazzo annu.
Ti riporter dai tuoi in pochi giorni, te lo prometto.
Banno scoppi a ridere. Solo se mi ammazzi prima, vecchio mio.
Simeone lo guard. Lo far, Banno.  il solo modo per guarirti dalla tua malattia.
Malattia?
Che altro pu essere, quando un uomo  tanto determinato a proseguire una lotta inutile che
non si cura pi di quante morti possa causare?
Lo faccio per il mio popolo!, protest Banno. Tu lhai abbandonato molto tempo fa. Cosa ne
sai della nostra lotta?
Che  condannata al fallimento. Non potete combattere contro Roma e vincere.
Posso e lo far, disse con fermezza Banno.  solo questione di tempo.
Simeone scosse tristemente il capo e avvicin a s Yusef. Il capo dei beduini si accost e parl
a Banno, indicando uno spazio libero accanto al fuoco. Gli uomini avevano impastoiato i cammelli per
la notte e ora sedevano in cerchio attorno allarena improvvisata.
 giunto il momento, disse Simeone.
Il capo li sospinse delicatamente verso lo spiazzo, conducendo di lato Macrone, Catone e Yusef.
Poi, con calma, fece inginocchiare i due romani e url un ordine ai suoi uomini. In quattro si misero in
piedi alle loro spalle, tenendoli fermi e puntando loro alla gola il freddo acciaio dei pugnali. Il capo
grid a Simeone e questo annu, estraendo la spada ricurva. A breve distanza da lui, Banno rinfoder il
pugnale e sguain la spada, piegandosi e guardando circospetto Simeone.
Per un momento, i due uomini rimasero a fissarsi, con le armi in pugno, pronti a colpire o a
schivare. Poi Banno fece qualche passo di lato, trovandosi cos il fuoco alle spalle, che ne disegnava la
sagoma. Subito, Simeone gli gir intorno per annullare il vantaggio. Banno balz in avanti, menando
un fendente con la sua sottile lama ricurva. Simeone par con destrezza il colpo e ruot di lato la spada,
che risuon sullimpugnatura dellarma levata da Banno per parare la stoccata. Era stata tutta questione
di un attimo: il rumore dellultimo cozzo aveva infranto laria prima che si dissolvesse quello del
primo. I due uomini indietreggiarono e rimasero fermi a studiarsi.
Simeone fece un passo in avanti, poi una finta e unaltra ancora, ma la lama di Banno non si
mosse.
Devi sforzarti un po di pi....
Tu parli troppo, replic tranquillo Simeone, poi si lanci verso la testa del rivale, ruotando il
polso allultimo momento in modo da impedirgli con la lama una parata e puntando alla tempia. Per
schivare il colpo, Banno non ebbe altra scelta che abbassarsi e barcollare allindietro e Simeone sferr
una serie di attacchi, che il rivale riusc a stento a evitare con una rapida serie di tintinnii delle lame.
Allultimo momento, sospinto verso il capo beduino al margine dello spiazzo, Banno si lanci in
avanti, inserendosi nellarco della spada di Simeone, e and a sbattergli contro il petto, facendolo
ruotare su se stesso. Allontanatosi, Banno men un fendente sul fianco dellavversario e la punta
affilata lacer le pieghe della tunica di Simeone provocandogli un lungo taglio sul petto.
Simeone gemette per il dolore e si port la mano libera sulla ferita, ritirandola un attimo dopo
rossa e gocciolante di sangue.
Macrone trasal e volt cauto la testa verso Catone. Andiamo male.
Tenendo lo sguardo fisso su Simeone, Banno esclam beffardo: Romani! Il vostro amico 
troppo vecchio, troppo lento.  praticamente finito.  meglio che cominciate gli addii.
Simeone parve ondeggiare un po e Catone deglut nervosamente. Poi, con apparente sforzo,
Simeone si chin nuovamente in posizione di attacco e fece cenno a Banno di avvicinarsi. Se pensi di
potermi battere.
Felice di accontentarti. Ora Banno si avvicin per attaccare con una sequenza ben rodata di
mosse che Simeone fronteggi con unaltrettanto consumata serie di schivate e parate, ma alla fine
dellattacco, mentre Banno si ritirava, Simeone ansimava pesantemente battendo le palpebre. Vedendo
il sangue che scorreva copioso dalla ferita di Simeone, gocciolando in terra e inzuppando la sabbia
rossa, Catone avvert una dolorosa sensazione di rassegnazione.
Quanto ancora potrai reggere, vecchio mio?. Banno spost la lama da una parte allaltra,
mantenendo la distanza dallavversario e continuando a sfotterlo. Tra un po morirai dissanguato e sei
sempre pi debole. Devo solo aspettare il momento opportuno, farti qualche altra ferita e poi sar finita.
Sei morto e Yusef  mio. E come ho sconfitto te, un giorno sconfigger Roma.
No!, rugg Simeone, e si trascin in avanti, indirizzando la lama, che alla luce del fuoco
mandava bagliori rossi e gialli, verso la testa del nemico. Era un attacco poco studiato, solo pura forza
bruta, che and a scontrarsi contro la spada di Banno. Questi, cupo in volto, par abilmente i colpi e si
spost leggermente di lato, incespicando allindietro, mentre Simeone, col respiro sempre pi
affannoso, faceva una pausa per riprendere fiato.
Hai avuto la tua chance, disse con freddezza Banno. E sono stanco di fare giochetti. Ora 
tempo di porre fine a questa farsa. Addio, Simeone. Le ultime parole furono ringhiate a denti stretti
mentre si lanciava contro lavversario. Segu una raffica di colpi, tutti parati con gran stridore di
acciaio, ma che Simeone dimostrava di schivare con sempre maggiore difficolt. Poi, dimprovviso,
Banno balz di lato e colp con violenza. Il filo della spada affond nel braccio di Simeone che reggeva
larma e le dita gli si fecero molli. La spada dondol un attimo e poi cadde nella sabbia con un tonfo
sordo.
Simeone non url ma strinse forte i denti ed emise un gemito che gli veniva dal profondo del
petto. Banno gli stava addosso, con la spada levata e un ghigno di trionfo sulle labbra.  finita proprio
come mi aspettavo. Ora  arrivato il momento che ti riunisca a Joshua. Fece un passo avanti e alz la
spada. Catone inclin la testa indietro e chiuse gli occhi. Macrone guardava avanti, attendendo con
gelido sprezzo la propria morte imminente.
Mentre la spada era sospesa sulla testa di Simeone, vi fu uno scatto improvviso. Con la mano
sana, Simeone afferr il pugnale dal cinturone di Banno e la lama ruot e si lev in un unico fluido
movimento. Avvenne tutto cos rapidamente che Macrone se ne accorse solo quando vide il manico del
pugnale sotto il mento di Banno e la sua punta rossa emergere dal cranio delluomo. Banno stette un
momento con unespressione sbalordita in volto e la bocca leggermente spalancata. Poi le braccia gli si
afflosciarono, la spada gli cadde dalle mani senza vita atterrando vicino al fuoco e le gambe scalciarono
in un violento spasmo.
Per un attimo ci fu un grande silenzio, poi Simeone si alz traballante e guard Banno. Come
dicevo, parli troppo.
Catone apr gli occhi, sorpreso di essere ancora vivo. Poi vide Banno disteso scompostamente ai
piedi di Simeone. Cos successo?.
Macrone gli lanci unocchiata. Te lo sei perso? A volte mi fai proprio disperare, ragazzo.
Poi si volt a guardare i guerrieri beduini dietro di lui, appoggi con delicatezza il dito sulla lama
ancora puntata alla sua gola e la spost di lato con un sorriso. Sempre che non vi dispiaccia.
I guerrieri si allontanarono e Macrone e Catone corsero da Simeone, che ora vacillava. Lo
fecero sedere in terra e Catone tagli delle fasce dalla tunica di Banno. Alla luce del fuoco, le ferite
parevano pulite e i romani gliele fasciarono. Sempre al suo posto, Yusef osservava la scena, ancora
scosso da quello che aveva appena visto e da tutto ci che aveva sofferto da quando era stato sottratto
alla sua gente. Non appena ebbe finito di fasciare Simeone, Catone prese una coperta dalla sella di
Banno e la avvolse attorno alle spalle del bambino.
Ora che il divertimento era finito, i beduini li ignorarono completamente e cominciarono a
preparare il campo per la notte. Cucinarono sul fuoco e il capo fece loro cenno di unirsi a condividere il
pasto. A Simeone venne dato il posto donore e i guerrieri discussero animatamente con lui della lotta
finch non fu troppo debole per proseguire e li preg di lasciarlo riposare. Catone prese il materasso da
campo, aiut Simeone a stendersi e poi lo copr con un mantello per tenerlo al caldo una volta che si
fosse spento il fuoco. Fece lo stesso con il ragazzo e poi sedette con Macrone a fissare oltre le fiamme i
beduini.
Per un bel po, Macrone non disse niente, poi, infine, mormor: Lho pensato. Per la prima
volta ho davvero pensato che stavo per morire. Guard lamico. Te lo devo confessare: ero
spaventato a morte.
Spaventato?, ridacchi Catone. Non ci credo.
Non scherzo, Catone. Davvero, non scherzo. Si volt a guardare Simeone. Yusef si era
trascinato con il suo materasso accanto alluomo ferito e aveva la testa poggiata sul fianco sano di
Simeone. Quel Simeone  un dannato portento. Ci vogliono nervi dacciaio per aspettare a quel modo
il momento opportuno. Il problema, ovviamente,  che ci ha salvato la vita.
Catone non pot mascherare il proprio stupore. E questo  un problema?
Ah s, significa che ora gli debbo un favore.
Quando Catone si svegli per primo il mattino dopo, i beduini se nerano andati. A testimoniare
la loro presenza restavano solo delle leggere impronte sulla sabbia e i mucchi mezzo sepolti di sterco di
cammello. Avevano frugato tra gli averi di Banno e lo scrigno rubato a Miriam giaceva aperto sulla
sabbia. Dal coperchio usciva un pezzo di tessuto bianco con macchie scure, forse di sangue, e poco pi
in l si trovava una semplice coppa invetriata. Catone ripieg con cura la stoffa e la rimise nello
scrigno, sistemando al sicuro la coppa tra gli strati di tessuto prima di richiudere la cassetta e la
serratura. Il fuoco si era spento e le ceneri non erano neanche pi calde. Il corpo di Banno giaceva l
dove era caduto, e Catone lo trascin dietro i cespugli e lo seppell prima che gli altri si svegliassero.
Macrone fu il secondo a muoversi, si sedette di botto e si guard intorno.
Spariti! Come diavolo hanno fatto?
Non  che tu abbia un sonno particolarmente leggero.
Spiritoso. Dov Banno?.
Catone indic i cespugli. Lontano dagli occhi e lontano dal cuore. Come  giusto che sia.
A Simeone dolevano le ferite e dovette essere aiutato a montare in sella, mentre si preparavano
a lasciare il Rum. Yusef volle a tutti i costi cavalcare il cavallo che lo aveva portato sin l. Prese le
redini e si volt a guardare Catone. Dove andiamo?
A casa, fece Catone con un sorriso. Ti portiamo a casa.
...
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CAPITOLO TRENTAQUATTRO.
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Entrarono a Heshaba diversi giorni dopo. Il centro dellinsediamento era circondato dagli
scheletri anneriti delle case date alle fiamme da Banno e i suoi. Qualche curioso si volt al passaggio
dei quattro cavalieri e quando venne riconosciuto Yusef, la gente corse a cercare Miriam per dirle del
miracolo.
Macrone e Catone legarono i cavalli nella piazza del villaggio e aiutarono Simeone a smontare
di sella. La ferita al fianco stava lentamente guarendo, ma il colpo al braccio aveva reciso troppi
muscoli e tendini per poter risanarsi completamente, e Simeone aveva cominciato ad accettare lidea
che con ogni probabilit non sarebbe mai pi stato in grado di maneggiare una spada. Il tempo delle
battaglie si era concluso. Sedette pesantemente allombra di un muro annerito, mentre Catone and
allabbeveratoio a bagnarsi la testa. Yusef stava mettendo comodo Simeone, quando dal fondo della
strada si ud un grido e i quattro nuovi arrivati si voltarono. Miriam aveva una mano appoggiata al
muro per sostenersi e laltra alla bocca. Non appena la vide, Yusef balz in piedi e corse a gettarsi tra le
sue braccia. Per un po si tennero stretti e poi si avviarono a braccetto verso la piazza e i tre uomini.
Miriam si morse il labbro, sforzandosi di trattenere le lacrime.
Io... io non so come ringraziarvi. Io.... Abbass gli occhi e scosse leggermente il capo. Non
trovo le parole per dirvi quanto sia felice. Quanto sia grata. Che Dio vi benedica e vi preservi sani e
salvi per il futuro.
Be, grazie, rispose impacciato Macrone. Sono certo che veglier su di noi, soprattutto dopo
quello che abbiamo passato. Ce lo siamo meritato.
C ancora una cosa, disse Catone. Si avvicin al suo cavallo, slacci dalla sella una grossa
sacca e porse con cautela lo scrigno a Miriam. Ecco qui.
Miriam prese la cassetta e ne accarezz il coperchio. Ancora una volta, grazie e siate
benedetti. Guard Catone. Immagino che abbiate dovuto affrontare Banno.
S.
Povera anima. Povera anima tormentata.
Macrone guard sorpreso Catone e fece per parlare quando lamico scosse il capo con
espressione implorante. Poi Catone si guard intorno. E ora che succeder? Ricostruirete le case
distrutte? Potremmo aiutarvi.
No, rispose Miriam. Da quando mi hanno portato via Yusef ho riflettuto su molte cose. Non
ha senso. Heshaba non pu sopravvivere nellisolamento. Non possiamo fuggire il mondo, come avevo
sperato. Se restiamo qui, non ci sar alcun futuro per le idee di mio figlio. E se non possiamo fuggire il
mondo, vuol dire che dobbiamo viverci. Fece un sorriso. Immagino potresti dire che non possiamo
evitare che il mondo fugga noi, ma a ogni modo ho deciso che dobbiamo andare nelle citt a diffondere
gli insegnamenti di mio figlio dove ci siano orecchie capaci di intenderli.
Allora vi auguro ogni bene, replic Catone. Ma vi dir con franchezza: ogni movimento che
cerca di cambiare il mondo pacificamente ha un compito molto arduo.  ben probabile che falliate.
Forse, disse Miriam. Ma dobbiamo tentare. O mio figlio sar morto invano. Si rivolse a
Simeone: E tu? Vuoi ancora giocare al grande avventuriero?.
Simeone si indic il braccio fasciato. Quei giorni sono finiti, Miriam. Ormai non potr pi
combattere.
La donna annu. Forse non potrai pi combattere, ma puoi sempre unirti a noi. Ci servirebbe
un uomo come te. Uno con le tue conoscenze.
Ci penser.
Mio figlio credeva in te, Simeone.
Simeone lanci una rapida occhiata a Macrone e Catone, ma questi mantennero unespressione
impassibile. La sua colpa segreta era morta con Banno e n Catone n Macrone avevano motivo di
riaprire vecchie ferite. Almeno non in quel giorno, in cui a Miriam era stato restituito Yusef.
Simeone le prese la mano. Possiamo parlarne pi tardi.
Benissimo. Miriam si rivolse a Macrone e Catone: Avete fatto un lungo viaggio. Posso
offrirvi qualcosa da mangiare e da bere? Un ricovero?.
Macrone scosse il capo. No. Vi ringraziamo per lofferta, ma devo tornare a Bashir. Io e
Catone manchiamo da troppo tempo. Ora che Banno non c pi, dobbiamo tornare ai nostri doveri.
Forse ci vedremo in seguito, prima che voi e la vostra gente lasciate Heshaba.
S, prefetto. Ne saremmo onorati.
Macrone fece un breve sorriso, poi si rivolse a Catone: Su, dobbiamo andare.
Strinsero le braccia a Simeone per lultima volta e Catone si mise a ridere. Un giorno o laltro
mi devi insegnare quel trucco con il coltello. La prossima volta terr gli occhi aperti.
Simeone scosse il capo. Ne ho abbastanza di armi. Di morte. Voglio lasciarmi tutto alle
spalle.
Sul serio?, fece Macrone con una punta di delusione. Peccato.
I due ufficiali slegarono i cavalli e montarono in sella. Mentre si allontanavano dal villaggio,
Miriam, Simeone e Yusef rimasero per un po in mezzo alla piazza a guardarli imboccare al trotto la
pista che conduceva fuori dallo uadi. Miriam teneva lo scrigno stretto sotto il braccio. Poi, Simeone le
cinse la spalla con il braccio sano e Yusef labbracci dallaltro lato e insieme si incamminarono verso
il riparo eretto per fungere da dimora temporanea.
Da quando erano partiti allinseguimento di Banno, il centurione Parmenione non era rimasto
con le mani in mano. Il campo nemico era stato completamente raso al suolo ed erano rimasti solo due
cumuli, a segnare le fosse comuni in cui erano sepolti i contadini che Banno aveva portato alla morte. Il
posto di guardia era stato quasi del tutto ricostruito e la sentinella sulla torre intim loro laltol e riusc
a stento a mascherare la sorpresa di vederli tornati vivi dalla loro impresa. Oltre la porta, erano stati
ricostruiti alcuni blocchi delle caserme e la casa del prefetto era stata resa abitabile, anche se non pi
lussuosa. Gli altri edifici danneggiati dallincendio erano stati demoliti e allinterno della fortezza
cerano spazi vuoti e anneriti.
Nel quartier generale, trovarono il centurione Parmenione nellufficio del comandante in atto di
impartire ordini, attorniato da segretari. Non appena si fu ripreso dalla sorpresa di rivedere il suo
superiore e Catone, Parmenione si offr di cedere lufficio con un sorriso mesto.
Non posso dire che mi dispiaccia liberarmi di tutte queste scartoffie, signore.
Pare che tu abbia fatto un ottimo lavoro, per. Puoi continuare fino a domani.
S, signore.
Mi devi informare di qualcosa, prima che vada a riposarmi un po?.
Parmenione annu. Gli ostaggi sono stati restituiti ai villaggi, come avevate ordinato, e c un
dispaccio del governatore Longino.  arrivato ieri, indirizzato al prefetto, strettamente riservato. Non
ho ritenuto di aprirlo.
Tu sei il comandante ad interim, Parmenione.
Lo so, signore, ma ho pensato fosse meglio aspettare. Finch non ricevevamo notizie.
Dov?
Solo un attimo, signore. Parmenione and allo scrittoio e apr uno stipo sotto il tavolo. Ne
estrasse un involto sigillato e lo porse a Macrone.
Lo legger nel mio alloggio.  meglio che tu venga con me, Catone.
Mentre stavano per lasciare lufficio, Catone fu colto da un pensiero improvviso e chiese a
Parmenione: Il centurione Postumo... che ne  stato di lui?
Nessuno lo sa. Dopo la battaglia, ho mandato una pattuglia a cercarlo. Abbiamo trovato i suoi
uomini, tutti morti, colpiti da frecce, ma di lui nessuna traccia. Strano.
S, fece a disagio Catone. Molto strano.
Sono certo che rispunter fuori.
Immagino, replic Catone, uscendo dallufficio in fretta per raggiungere Macrone.
Macrone apr linvolto non appena furono arrivati nel suo alloggio. Il messaggio era molto
breve e lo porse a Catone. Era un ordine da parte del segretario del governatore. La Seconda Coorte
Illirica doveva prepararsi a lasciare la fortezza di Bashir e dirigersi in Siria per unirsi allesercito che si
stava radunando per affrontare la pi recente minaccia partica.
Catone sorrise. Pare che Longino voglia tenerci sottocchio.
Ci scommetto. Sa che siamo al corrente del suo gioco, e puoi star certo che cercher in tutti i
modi di liberarsi di noi. Dobbiamo stare attenti l fuori, Catone.
Molto attenti. E nel frattempo abbiamo del lavoro da fare. La coorte combatte abbastanza
bene, ma non  ancora pronta per una campagna.
Niente riposo, quindi, brontol Macrone, versando due coppe di vino e porgendone una a
Catone. E a un certo punto dovremo scrivere un rapporto per Narciso.
Se volete, me ne occupo io.
Cosa gli raccontiamo? Della minaccia contro limpero. Ma era Longino, o Banno? A ogni
modo, labbiamo sventata. Ora non ci resta che occuparci della Partia. Cazzo, non mi dispiacerebbe per
nulla una bella pausa lunga.
Guardate il lato positivo, signore.
Il lato positivo? E quale sarebbe?
Finalmente vedrete la Siria.  quello che avete sempre desiderato, da quando vi conosco.
La Siria..., riflett Macrone soddisfatto e vuot la sua coppa. Gi.
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FINE.
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NOTA DELLAUTORE.
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 stato un grande piacere fare ricerche e scrivere Laquila dellimpero.  dallinizio della serie
che voglio portare Macrone e Catone in Oriente. Un evento che il povero centurione Macrone, da
sempre affascinato dalle attrattive dei paesi orientali, attendeva da tempo. In questa occasione, la realt
 stata molto pi cruda delle sue aspettative. Magari la prossima volta andr meglio.
Alcuni lettori avranno la sensazione che mi sia preso alcune libert riguardo alla storia del pi
famoso capopopolo giudeo giustiziato da Roma: Joshua, meglio noto come Ges. A loro raccomando la
lettura di Apocalypse di Neil Faulkner, un magnifico racconto sulle origini e sulla storia della grande
rivolta del 66 d.C. Vi sono analizzate in modo molto particolareggiato le varie correnti politiche e
religiose e le divisioni delle classi sociali. Faulkner  un esperto nel trovare efficaci paragoni con la
storia pi recente della regione. Raccomando caldamente questo libro a chiunque voglia approfondire
la conoscenza della Giudea nel primo secolo.
Gran parte del paesaggio descritto nel romanzo  rimasto immutato e ho cercato di comunicare
la desolazione e laspetto delle frontiere orientali nel modo pi concreto possibile. Fare il bagno nel
Mar Morto  stata una grossa novit per me come lo  stata per Macrone ed  difficile descrivere
lincredibile esperienza di Petra. Anche se avevo letto molto sulla citt (e visto Indiana Jones
attraversare al galoppo il Siq!), niente pu preparare il visitatore al momento in cui si esce dalle strette
pareti a precipizio per trovarsi faccia a faccia con il gigantesco edificio del Tesoro. E quello  stato
solo linizio di unindimenticabile giornata di esplorazione del sito. Lo splendore artificiale di Petra 
eguagliato dallo spettacolo naturale del Wadi Rum (noto con questo nome ai giorni nostri): una distesa
di sabbia rossa limitata da grandi pareti rocciose. Le dimensioni epiche del luogo, dove ho ambientato
lo scontro finale del romanzo, sono rese ancora pi impressionanti dal silenzio che vi regna.
La Giordania possiede alcune delle rovine pi incredibili del mondo antico. Il teatro di Amman
 praticamente intatto e i resti di alcune delle altre citt della Decapoli sono stati ampiamente scavati.
Di particolare interesse sono Jerash e Umm Qais, dove il visitatore pu sedersi in cima a un teatro in
pietra nera e spaziare con lo sguardo dalle alture del Golan fino al lago di Tiberiade e a Nazareth. Ma il
sito che mi ha colpito pi di ogni altro  stato quello pi desolato e difficile da raggiungere, vale a dire
la fortezza di Qasr Bashir. Neanche il ministero del Turismo giordano era certo della sua
localizzazione. Per fortuna, il re Abdullah mi ha messo in contatto con un suo amico, Samer Mouasher,
che  stato in grado di guidarci fino al sito. Le mura e le torri di Bashir si ergono ancora dalla roccia e
dalla sabbia, e la muratura, crollata a causa di un terremoto pi di due secoli fa,  tuttora l. Si pu
salire su alcune delle torri e dallalto il paesaggio di sabbia si estende da ogni lato fino allorizzonte.
Sono rimasto colpito dallarroganza di un impero che ha potuto costruire una fortezza formidabile in un
luogo tanto isolato. Come ben sottoline Shelley: Guardate le mie opere, o Potenti, e disperate!.
Mentre viaggiavamo alla volta di Petra, avevo impresso nella mente ogni dettaglio della
fortezza e ho capito di aver trovato la perfetta ispirazione per lambientazione della nuova avventura di Macrone e Catone.
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Marzo 2006. Simon Scarrow.
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Ringraziamenti.
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Dato che i primi cinque libri della serie dellAquila sono ambientati in Britannia,  stato abbastanza semplice attraversare quel territorio e sentire familiare il paesaggio nel quale Macrone e Catone combattevano le loro battaglie. Ambientare lultimo libro nel deserto, ai margini estremi dellimpero romano, in principio mi stava creando pi di un problema. Poi, per, ricevetti una telefonata dal signor Daghistani dellambasciata di Giordania, che mi disse che Sua Maest il re
Abdullah era un appassionato lettore della serie e avrebbe avuto piacere di invitare me e la mia famiglia in Giordania, per visitare i numerosi siti romani del paese.
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Vorrei esprimere la mia sincera gratitudine a Sua Maest per la gentile ospitalit, ed estendere la mia gratitudine a tutta la popolazione giordana che ha reso tanto piacevole la nostra visita. Ringrazio Rozana Abu Hamdi, del Royal Protocol Office, per aver organizzato uno stupendo itinerario tra i siti archeologici; il nostro autista Moraud, che si  dimostrato un paziente insegnante della lingua araba che ci siamo sforzati di imparare; e infine grazie a Samer Mouasher, che sapeva esattamente dove si trovava una certa fortezza del deserto che  stata cruciale per lambientazione del romanzo.
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FINE.